Licenziato durante il periodo di prova, il tribunale reintegra l’ex comandante della municipale | MaremmaOggi Skip to content

Licenziato durante il periodo di prova, il tribunale reintegra l’ex comandante della municipale

Dopo il Tar, anche il giudice del lavoro dà ragione ad Alessandro Capaldo: il Comune dovrà riassumerlo, pagargli gli stipendi arretrati e le spese legali
Il tribunale di Grosseto
Il tribunale di Grosseto

MANCIANO. Era arrivato a Manciano nell’estate del 2023 dopo avere vinto un concorso pubblico, con il compito di guidare la polizia municipale e riportare ordine in un comando attraversato da tensioni e difficoltà interne. Pochi mesi dopo, però, quella esperienza si era trasformata in un improvviso licenziamento arrivato a pochi giorni dalla fine del periodo di prova.

Oggi, a distanza di oltre due anni, il tribunale del lavoro di Grosseto ha ribaltato quella decisione: l’ex comandante della municipale Alessandro Capaldo dovrà essere reintegrato dal Comune di Manciano nel proprio ruolo di funzionario di vigilanza.

La sentenza del giudice del lavoro Giuseppe Grosso ha accolto integralmente il ricorso presentato dal lavoratore, assistito dall’avvocato Matteo Novelli dello studio legale Lessona di Firenze.

La sentenza del tribunale di Grosseto

Secondo il tribunale, il recesso disposto dal Comune di Manciano non era legittimo. Per questo il giudice ha ordinato il ripristino del rapporto di lavoro e il reinserimento di Capaldo nel ruolo di comandante della polizia municipale.

L’ente è stato inoltre condannato a pagare tutte le retribuzioni maturate dal 26 gennaio 2024 fino all’effettiva reintegra, oltre alla regolarizzazione della posizione previdenziale e assistenziale, con interessi e rivalutazione monetaria.

Il Comune dovrà anche sostenere le spese legali del procedimento, quantificate dal tribunale in circa 7.800 euro, oltre accessori.

Dall’assunzione al licenziamento

La vicenda era iniziata nell’estate del 2023, quando Alessandro Capaldo aveva vinto il concorso pubblico per entrare nella polizia locale del Comune di Manciano con il ruolo di funzionario di vigilanza e comandante del corpo di polizia municipale.

Dal mese di agosto 2023 fino a gennaio 2024 aveva svolto il proprio incarico, occupandosi della gestione del comando e delle attività della municipale.

Pochi giorni prima della conclusione del periodo di prova, però, era arrivata una comunicazione inviata tramite Pec dal responsabile del personale del Comune: il rapporto di lavoro veniva interrotto per mancato superamento della prova.

La richiesta dei documenti e il ricorso al Tar

Nel provvedimento di licenziamento non venivano contestati episodi specifici o comportamenti irregolari. Il Comune faceva genericamente riferimento a una “documentazione informativa acquisita” sul servizio svolto dal comandante.

Attraverso il proprio legale, Capaldo aveva quindi chiesto di poter visionare quei documenti. Richiesta che, inizialmente, il Comune aveva respinto.

Da lì era nato un primo ricorso davanti al Tar della Toscana, che aveva dato ragione all’ex comandante ordinando all’amministrazione di consegnare gli atti richiesti e condannando il Comune anche al pagamento delle spese legali.

Il giudice: «La prova era stata superata»

Dopo avere ottenuto la documentazione, Capaldo ha deciso di impugnare anche il licenziamento davanti al giudice del lavoro di Grosseto.

Il procedimento, iniziato nel luglio 2024, si è concluso con la sentenza del 16 aprile 2026 dopo una lunga istruttoria fatta di testimonianze e udienze.

Secondo il giudice, il lavoratore aveva superato il periodo di prova e non c’erano elementi sufficienti per giustificare il licenziamento.

La sentenza evidenzia inoltre come, alla base della vicenda, ci fosse una forte situazione di conflittualità interna agli uffici della polizia municipale di Manciano.

La questione della conflittualità interna

Proprio questo clima interno, secondo quanto ricostruito nel processo, avrebbe avuto un peso decisivo nella scelta dell’amministrazione.

Il tribunale ha infatti ritenuto che Capaldo non fosse stato allontanato per incapacità professionale, ma perché aveva cercato di affrontare e risolvere problematiche interne già presenti al comando.

Una decisione che, secondo il giudice, ha finito per penalizzare il lavoratore invece di affrontare le tensioni esistenti negli uffici.

Con la sentenza del tribunale di Grosseto, Alessandro Capaldo viene ora completamente reintegrato nel proprio ruolo all’interno del Comune di Manciano.

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