ORBETELLO. Alla fine, dopo giorni di polemiche, Andrea Casamenti rompe il silenzio e sceglie Roberto Berardi. Non è ancora una nomina, perché quella spetta al ministro dell’Ambiente, ma è una presa di posizione politica e amministrativa che lascia pochi margini alle interpretazioni. Per il sindaco di Orbetello, tra i tre nomi indicati per la guida del nuovo Consorzio della laguna, quello che offre maggiori garanzie nella delicata fase di avvio è il suo delegato alla laguna e alla protezione civile, ex senatore e coordinatore provinciale di Forza Italia.
Casamenti lo dice apertamente nell’intervista rilasciata martedì 20 ottobre a Alessandro Roncolini, su Live Box Streaming, durante una lunga conversazione dedicata alla nascita del Consorzio, alle polemiche sulle nomine e al futuro della laguna.
E non si limita a esprimere una preferenza. Difende il metodo previsto dalla legge, respinge le accuse di spartizione politica, critica duramente le opposizioni e sostiene che, in questa fase, la laguna abbia bisogno soprattutto di una persona che conosca il territorio, sappia muoversi nella pubblica amministrazione e abbia rapporti diretti con il Ministero.
Ma c’è un elemento che rende particolarmente interessante il suo intervento: lo statuto del nuovo Consorzio, approvato dal Ministero, stabilisce requisiti professionali precisi per l’amministratore unico. E attribuisce a questa figura responsabilità tecniche, amministrative e gestionali che vanno ben oltre il semplice raccordo politico con Roma.
È proprio dal confronto tra le parole del sindaco e le disposizioni dello statuto che emergono alcune questioni ancora aperte.
Casamenti indica Berardi: «Conosce la laguna e può partire subito»
La dichiarazione più importante arriva dopo oltre mezz’ora di intervista, quando Roncolini chiede al sindaco quale dei tre candidati ritenga più adatto a guidare il nuovo ente.
La terna proposta dal Ministero comprende Roberto Berardi, Roberta Bardi e Lucia Leoni. Il primo è l’ex senatore e attuale delegato comunale alla laguna; Bardi è un’avvocata, segretaria comunale di Forza Italia a Grosseto; Leoni è laureata in ingegneria civile e ambientale, moglie del sindaco di Grosseto.
Casamenti premette di conoscere tutti e tre e di avere stima di ciascuno. Poi spiega perché la sua valutazione ricada su Berardi.
«All’interno di questi nominativi è chiaro che io do da questo punto di vista fiducia a chi è stato 11 anni con me e ha gestito praticamente la laguna di Orbetello con delega alla laguna di Orbetello e alla protezione civile», spiega.
Il ragionamento del sindaco è legato soprattutto ai tempi. Il nuovo Consorzio deve ancora organizzare la propria struttura amministrativa, individuare una sede operativa, dotarsi del personale e predisporre gli atti necessari per assumere concretamente la gestione della laguna.
Nel frattempo, però, l’ambiente non aspetta. Per Casamenti non ci sarebbe il tempo di affidarsi a qualcuno che debba iniziare da zero a conoscere un sistema complesso, con problematiche ambientali e amministrative stratificate nel corso di decenni.
«Noi non possiamo aspettare un anno a fare ripetizione», sostiene.
Serve, secondo il sindaco, una persona che conosca i problemi affrontati dalla laguna, abbia partecipato alla loro gestione e sia nelle condizioni di ottenere rapidamente finanziamenti dal Ministero.
Ed è per queste ragioni che identifica in Berardi la figura adatta alla fase iniziale del Consorzio.
La precisazione è importante: Casamenti non sostiene che Berardi debba necessariamente essere nominato, ma dichiara che, tra i tre candidati proposti, è quello al quale accorderebbe la propria fiducia.
«Leggo molta ipocrisia»: l’attacco alle opposizioni
Prima di arrivare alla scelta di Berardi, Casamenti dedica una parte consistente dell’intervista alle polemiche esplose dopo la pubblicazione dei tre nomi. E usa parole taglienti. «Io in questa vicenda leggo molta ipocrisia sinceramente», dice.
Il sindaco respinge soprattutto l’interpretazione secondo cui la nomina alla guida del Consorzio sarebbe il risultato di una compensazione politica negli equilibri del centrodestra. Ricorda di non avere tessere di partito da sedici anni e rivendica la propria indipendenza. Poi passa all’attacco.
Parla di una sorta di «attacco nervoso collettivo» e ricorre a un paragone: quello di chi pensa di avere vinto al SuperEnalotto e scopre che il biglietto è della settimana precedente.
Una metafora con cui lascia intendere che dietro alcune reazioni potrebbe esserci anche la delusione di chi aveva immaginato un esito diverso.
«Ma non è che tante volte qualcuno ci aveva fatto un pensierino dal punto di vista politico su ‘sta storia?», si domanda.
È un’ipotesi polemica del sindaco, non accompagnata nell’intervista da elementi che permettano di attribuire a qualcuno un concreto tentativo di ottenere la nomina.
Casamenti distingue, però, le contestazioni provenienti dalle opposizioni da quelle emerse nello stesso centrodestra.
Il riferimento è anche alle dichiarazioni dell’ex sindaco di Grosseto Alessandro Antichi, che aveva criticato il metodo seguito da Forza Italia nell’individuazione dei candidati.
Su questo punto Casamenti non entra nel merito, spiegando di non conoscere le dinamiche interne dei partiti. Resta dunque senza una risposta diretta una delle domande sollevate nei giorni scorsi: attraverso quali criteri il Ministero è arrivato proprio a questi tre nomi?
«La laguna è sempre stata gestita da scelte politiche»
Casamenti affronta anche il tema che ha accompagnato quasi tutte le reazioni alla terna: la necessità di scegliere una figura con competenze ambientali.
La sua posizione è chiara: secondo il sindaco, sarebbe sbagliato immaginare che alla guida del Consorzio debba necessariamente arrivare un tecnico puro.
Nel corso della lunga stagione dei commissariamenti la gestione della laguna è stata affidata anche a figure politiche, tra sindaci, presidenti e amministratori. Cita, tra gli altri, Adalberto Minucci, Rolando Di Vincenzo e Altero Matteoli.
«Sono state sempre scelte politiche», osserva.
Per Casamenti, inoltre, il nuovo Consorzio dispone già di un organismo destinato a occuparsi delle questioni scientifiche: il Comitato tecnico-scientifico. Un organo composto da esperti designati dagli enti partecipanti, chiamato a formulare indirizzi e pareri sugli interventi.
Il sindaco ricorda di avere già individuato il professor Focardi quale rappresentante del Comune di Orbetello.
Da qui la sua conclusione: le competenze scientifiche saranno garantite dal Comitato, mentre all’amministratore unico spetterà soprattutto il compito di far funzionare la struttura e reperire le risorse necessarie.
È una distinzione che ha una sua logica organizzativa. Ma non esaurisce ciò che la normativa richiede a chi sarà nominato amministratore unico.
Cosa dice davvero lo statuto: la competenza ambientale è obbligatoria
Il punto è contenuto nell’articolo 13 dello statuto del Consorzio, quello che disciplina espressamente la nomina dell’amministratore unico.
La disposizione stabilisce che la terna ministeriale debba essere composta da: «Soggetti di sperimentata competenza in materia di tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, in possesso di idonea laurea magistrale, o di titolo equivalente, e di comprovata esperienza manageriale o, in alternativa, con documentata esperienza almeno quinquennale di direzione amministrativa, tecnica o gestionale in enti locali o in strutture pubbliche o private equiparabili al consorzio per entità di bilancio e per complessità organizzativa».
Il testo merita attenzione.
Non richiede necessariamente che l’amministratore unico sia un biologo marino o uno scienziato specializzato negli ecosistemi lagunari.
Prevede infatti anche percorsi professionali di natura manageriale e amministrativa.
Ma la sperimentata competenza nella tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, il titolo di studio richiesto e l’esperienza professionale non sono requisiti che possono essere ignorati perché esiste un Comitato tecnico-scientifico.
La legge e lo statuto li prevedono espressamente per la persona chiamata a guidare il Consorzio.
Questo non significa che Berardi, Bardi o Leoni ne siano privi. Significa che la loro effettiva sussistenza deve essere verificata attraverso i curricula e la documentazione professionale.
Ed è proprio la pubblicazione dei curricula uno dei punti sui quali hanno insistito le opposizioni e il Comitato Orbetello Bene Comune.
La domanda, dunque, non è soltanto chi conosca meglio la laguna. È anche quali esperienze, titoli e competenze abbiano consentito di inserire ciascuno dei tre candidati nella proposta ministeriale.
L’amministratore unico non è soltanto una figura politica
C’è un secondo passaggio dello statuto che aiuta a comprendere meglio la questione.
L’articolo 12 attribuisce effettivamente al Comitato tecnico-scientifico funzioni di indirizzo, proposta e consulenza.
Il Comitato definisce indicazioni operative, formula pareri sugli atti e valuta i contenuti e i metodi tecnico-scientifici delle attività del Consorzio.
Su questo Casamenti richiama correttamente l’esistenza di una struttura scientifica specifica.
Ma l’articolo 13 stabilisce anche che l’amministratore unico rappresenta legalmente il Consorzio e ne cura la gestione tecnica e amministrativa.
Non solo.
Predispone i bilanci, il programma annuale delle attività, gli atti da sottoporre all’Assemblea, i regolamenti interni e la dotazione organica.
Svolge inoltre le funzioni di direttore, esercita i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, stipula contratti e convenzioni e dirige il personale.
In sostanza, il Comitato fornisce gli indirizzi e le valutazioni scientifiche, ma l’amministratore unico mantiene responsabilità dirette nella gestione tecnica e amministrativa dell’ente.
Le due competenze non si escludono: devono convivere.
Ed è questa la ragione per cui la verifica dei requisiti professionali dei candidati assume un’importanza sostanziale, non soltanto formale.
Berardi dovrebbe lasciare il Comune: «Le deleghe torneranno a me»
L’intervista contiene anche una notizia importante per gli equilibri dell’amministrazione comunale di Orbetello. Perché qualora Berardi fosse nominato amministratore unico, dovrebbe dimettersi dal consiglio comunale e rinunciare alle deleghe.
E questo dovrebbe avvenire entro dieci giorni dalla nomina. E annuncia già quale sarebbe la sua decisione: «Tutte le deleghe di Roberto – dice – torneranno in capo al sindaco fino alla fine della legislatura».
Una scelta che comporterebbe un cambiamento concreto nell’organizzazione dell’amministrazione, considerando il ruolo svolto da Berardi nella gestione della laguna e della protezione civile.
Il sindaco ammette che perdere il suo delegato rappresenterebbe un dispiacere e un aggravio di lavoro, ma ritiene che la presenza di Berardi alla guida del Consorzio potrebbe compensare quella perdita.
Il nuovo Consorzio deve partire, ma lo statuto consente di utilizzare personale e contratti esistenti
Uno degli argomenti più forti utilizzati da Casamenti per sostenere la necessità di una guida immediatamente operativa riguarda le difficoltà organizzative del nuovo ente.
Il sindaco descrive una struttura che deve ancora nascere concretamente, con uffici da organizzare, personale da assumere e procedure da avviare. «L’amministratore unico è solo», osserva.
Il problema esiste, perché il Consorzio dovrà assumere funzioni fino a oggi svolte attraverso l’accordo tra Regione Toscana e Comune di Orbetello.
Ma anche su questo punto lo statuto contiene alcune disposizioni importanti.
L’articolo 15 prevede un massimo di quattro dipendenti a tempo indeterminato, non un minimo obbligatorio di quattro unità.
Lo stesso articolo consente di ricorrere, nelle more dei concorsi e nei limiti previsti, a forme temporanee e flessibili di reperimento del personale.
Soprattutto, stabilisce che il Consorzio possa avvalersi anche del personale della Regione Toscana, della Provincia di Grosseto e dei Comuni di Orbetello e Monte Argentario attraverso appositi protocolli.
L’articolo 26 prevede inoltre la possibilità di subentrare, dopo le necessarie verifiche amministrative, contabili e finanziarie, nei contratti già esistenti per la gestione della laguna.
Non significa che il passaggio sarà automatico o privo di difficoltà.
Significa, però, che la normativa contempla strumenti per assicurare una continuità operativa, senza imporre necessariamente la costruzione immediata di tutta la struttura da zero.
La questione da chiarire è se questi strumenti siano già stati predisposti e quali atti manchino per renderli effettivi.
«Il 2027 potrebbe essere un’estate a rischio»
Al di là delle polemiche sulle nomine, Casamenti lancia anche un allarme che riguarda direttamente il futuro della laguna.
L’estate 2026, spiega, è trascorsa senza una nuova grave crisi ambientale, pur richiedendo un’attenzione costante, soprattutto durante i periodi di caldo intenso.
Ma il quadro generale, secondo il sindaco, continua a peggiorare. «Il trend non è in miglioramento – spiega – chiaramente, è in peggioramento».
Casamenti avverte che l’estate 2027 potrebbe essere a rischio se non verranno avviati immediatamente gli interventi di base.
Tra questi indica soprattutto la raccolta massiccia delle alghe e l’attivazione tempestiva delle pompe necessarie alla circolazione delle acque.
Il sindaco quantifica tra i due e i tre milioni di euro il fabbisogno per una raccolta annuale massiccia delle alghe, compreso il problema del loro smaltimento.
Una cifra che distingue dalle spese ordinarie e dai grandi interventi strutturali, come quelli sui fondali, che richiederebbero finanziamenti ben più consistenti.
Per Casamenti il problema è anche temporale.
Dal primo gennaio 2027, secondo il quadro da lui illustrato, la Regione non svolgerà più direttamente le attività di gestione oggi affidatele dall’accordo vigente.
E già alla fine di febbraio dovranno essere affrontate le prime scadenze operative. «I tempi tecnici non coincidono coi tempi ambientali», sintetizza il sindaco.
È probabilmente il passaggio più significativo dell’intervista sul piano della tutela della laguna: il nuovo Consorzio rischia di dover affrontare la sua prima stagione delicata mentre sta ancora completando la propria organizzazione.
Il Ministero avrà il 47%: «Senza i suoi soldi non si va da nessuna parte»
Casamenti insiste molto sul ritorno del Ministero dell’Ambiente nella gestione della laguna. Lo considera il risultato più importante del percorso avviato per istituire il Consorzio.
Dopo la conclusione della stagione commissariale, ricorda, il Ministero era sostanzialmente uscito dalla gestione diretta, lasciando alla Regione Toscana il ruolo principale.
Con il nuovo ente torna invece ad avere una posizione centrale.
Le quote di partecipazione, confermate dall’articolo 3 dello statuto, sono così distribuite: 47% al Ministero, 35% alla Regione Toscana, 12% al Comune di Orbetello, 5% alla Provincia di Grosseto e 1% al Comune di Monte Argentario.
Per il sindaco il punto decisivo è la capacità del Ministero di garantire le risorse necessarie agli interventi anche se la partecipazione al Consorzio non equivale automaticamente alla disponibilità di finanziamenti illimitati.
L’articolo 17 dello statuto prevede un fondo di dotazione iniziale di circa 1,02 milioni di euro, oltre ai contributi ordinari e alle eventuali risorse straordinarie.
Per gli interventi strutturali e straordinari sono previsti ulteriori finanziamenti, da individuare attraverso le disponibilità degli enti e la partecipazione a bandi e progetti.
Dunque la presenza ministeriale rappresenta una novità istituzionale e finanziaria importante, ma resta da capire quali risorse aggiuntive saranno effettivamente stanziate per gli interventi ambientali.
I 150mila euro e le responsabilità dell’amministratore unico
Nel corso dell’intervista viene affrontata anche la questione del trattamento economico, uno degli aspetti che hanno alimentato maggiormente le polemiche.
Casamenti difende la cifra indicata, vicina ai 150mila euro lordi annui, sostenendo che sia collegata alle responsabilità della funzione.
Lo statuto, all’articolo 13, comma 6, stabilisce che il trattamento economico venga determinato facendo riferimento a quello dei dirigenti non generali di prima fascia del Ministero dell’Ambiente, con le rivalutazioni previste e nel rispetto del limite di spesa fissato dalla legge istitutiva.
Non si tratta quindi di una cifra che il sindaco o il futuro amministratore possano stabilire liberamente.
Casamenti sottolinea inoltre che il compenso è lordo e richiama le responsabilità che ricadranno sulla persona nominata.
Per il sindaco, con il nuovo Consorzio sarà finalmente individuabile un soggetto direttamente responsabile della gestione.
Una considerazione che rafforza ulteriormente la centralità dell’incarico e l’importanza di una selezione fondata sui requisiti previsti dalla normativa.
La Regione deve esprimersi, poi decide il ministro
Resta infine il nodo della procedura. Lo statuto prevede che l’amministratore unico venga nominato dal ministro dell’Ambiente, d’intesa con la Regione Toscana e sentiti gli altri enti consorziati.
L’articolo 13 stabilisce che la Regione abbia trenta giorni dalla ricezione della proposta ministeriale per esprimere l’intesa su uno dei tre candidati.
Se il termine trascorre senza che venga raggiunta l’intesa, il ministro può procedere alla nomina scegliendo comunque all’interno della terna.
Casamenti ritiene che la procedura possa concludersi entro la metà di novembre. Ma la sua preferenza per Berardi non costituisce un atto di nomina e non vincola la decisione finale.
Il ruolo della Regione, dunque, resta centrale almeno nella fase del confronto istituzionale.
La domanda che resta senza risposta: perché proprio questi tre nomi?
L’intervista di Casamenti chiarisce finalmente quale sia la sua posizione. Il sindaco considera Berardi la figura più adatta a gestire l’avvio del Consorzio, difende la necessità di un amministratore con esperienza amministrativa e rapporti ministeriali e ritiene che le polemiche abbiano assunto toni eccessivi.
Allo stesso tempo, però, non entra nel merito della formazione della terna.
Non spiega quali valutazioni abbiano portato il Ministero a individuare Berardi, Bardi e Leoni. Né presenta i documenti attraverso i quali verificare i requisiti professionali dei tre candidati.
Ed è proprio qui che la questione rimane aperta.
La conoscenza della laguna, l’esperienza amministrativa e la capacità di ottenere finanziamenti sono elementi importanti. Ma lo statuto richiede anche titoli e competenze specifiche, che devono essere documentabili.
Non è una contrapposizione tra politica e scienza, né una questione che possa essere risolta attraverso le appartenenze di partito.
È la verifica delle condizioni stabilite dalla legge per affidare a una persona la guida di un ente pubblico chiamato a gestire uno degli ecosistemi più delicati della Toscana.
Intanto il tempo passa.
E mentre si discute di nomine, il calendario della laguna continua a correre verso febbraio, quando dovranno essere garantiti i primi interventi, e verso l’estate 2027, sulla quale lo stesso Casamenti ha lanciato un allarme.
Perché il vero banco di prova del nuovo Consorzio non sarà soltanto il nome del suo amministratore. Sarà la capacità di trasformare una nuova struttura istituzionale in interventi concreti, prima che la laguna torni a vivere un’altra emergenza.




