La Matera della Toscana a rischio degrado. Appello per Vitozza | MaremmaOggi Skip to content

La Matera della Toscana a rischio degrado. Appello per Vitozza

A Vitozza (Sorano) il più grande insediamento ruperstre dell’Italia centrale. Ma ora rischia di cadere nel degrado. Il sindaco scrive a parlamentari e consiglieri regionali
Una delle grotte di Vitozza, la Matera dell'Italia centrale
Una delle grotte di Vitozza, la Matera dell’Italia centrale

SORANO. Non la conoscono in tanti, ma fra Sorano e San Quirico c’è Vitozza, il più grande insediamento rupestre dell’Italia centrale, una meraviglia che dovrebbe essere tutelata, chiamata da molti “La Matera della Toscana“. E, invece, rischia di cadere nel degrado.

Alcuni cenni storici aiutano a capire di cosa si tratta.

L’antica città di Vitozza sorse in epoca medievale, alla fine dell’XI secolo, attorno al castello edificato dalla famiglia Aldobrandeschi. La struttura castellana venne costruita nel cuore di un insediamento rupestre che risultava abitato, molto probabilmente, già in epoca etrusco-romana.

A Vitozza oltre duecento grotte

L’insediamento rupestre di Vitozza comprende oltre duecento grotte, che erano adibite ad abitazioni fin dall’epoca medievale, alcune delle quali erano ancora popolate nel Settecento quando i Lorena effettuarono il censimento degli abitanti della zona.

Un'altra delle grotte di Vitozza
Un’altra delle grotte di Vitozza

Le grotte adibite ad usi abitativi si estendono lungo i sentieri che attraversano il bosco che domina l’alta valle del fiume Lente, risalendola fino alla sua sorgente; alcune risultano piuttosto ravvicinate tra loro, mentre altre tendono ad essere più isolate.

In base alla loro tipologia, le grotte sono di 4 tipi diversi. Giungendo da San Quirico, si incontrano per un lungo tratto del sentiero tre varianti diverse di grotte.

Un primo gruppo è caratterizzato da grotte con aperture rettangolari che spesso sono disposte su più livelli collegati tra loro da scalette e passaggi, con le abitazioni collocate ai livelli superiori e i ricoveri degli animali a quelli inferiori.

Un secondo gruppo di grotte presenta piante rettangolari con strutture destinate ad ospitare gli animali.

Una terza tipologia di grotte era adibita ad usi misti: esse si caratterizzano per un’apertura ad arco, una pianta culminante con un settore a forma circolare e maggiori rifiniture. La parte a forma circolare, ad uso animale, era munita di mangiatoia; gli altri ambienti erano probabilmente adibiti ad abitazione.

Nella parte nord-occidentale di Vitozza, si trova invece un raggruppamento di alcune decine di grotte, i colombari, in base all’uso a cui erano destinate. Queste furono realizzate in epoca romana e rimasero attive anche durante tutto il Medioevo, con lo scopo di essere sfruttate per l’allevamento dei piccioni, pratica molto diffusa nel territorio di Sorano.

L’appello del sindaco Vanni ai parlamentari e ai consiglieri regionali

Ora questo patrimonio inestimabile, che potrebbe essere anche una grande attrazione turistica, rischia di cadere nel degrado. 

Per questo il sindaco di Sorano, Pierandrea Vanni, rivolge un appello ai parlamentari della zona e ai consiglieri regionali, per trovare i fondi per il recupero dell’intera area.

Il sindaco ha scritto a tutti inviando in allegato la pubblicazione “Vitozza un tesoro da salvare “ a cura del Comune che vede tra l’altro i contributi dei professori Carmela Crescenzi (dipartimento di Architettura Unifi) , di Federico Selvi (dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali e Forestali di Unifi) e del direttore del Museo di Storia Naturale della Maremma Andrea Sforzi, che sono impegnati in studi e ricerche  su quella che viene definita la “Matera dell’Italia Centrale”.

La pubblicazione alla quale ha contribuito Banca Tema, vede anche i contributi della Proloco di San Quirico, de “I Custodi delle Vie Cave” , del presidente della cooperativa La Fortezza e della responsabile dell’ufficio cultura del Comune.

Nella lettera a parlamentari e consiglieri regionali, il sindaco sottolinea che «purtroppo numerosi appelli, in particolare alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Archeologici sono caduti nel vuoto. A ora non ha avuto risultati la richiesta di un finanziamento alla Regione Toscana per predisporre il progetto di recupero complessivo di tutta l’area, ritenuto ammissibile. ma non finanziato per mancanza di fondi».

Il sindaco precisa che l’intento della pubblicazione è «di sensibilizzare quanti possono dare una mano a tutti i livelli per salvaguardare un patrimonio storico e naturalistico di grande importanza scientifica, culturale e turistico-ambientale, unico nel suo genere».

 

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