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Ritrovare la città perduta: Vitozza

L’ultima sua abitante fu Agostina “La Riccia”, adesso le grotte e i ruderi sono circondati da un lussureggiante bosco, in un clima sospeso tra storia e leggenda
Un angolo di Vitozza

SORANO. Vitozza sembra spuntare direttamente dalla preistoria, ma da qui l’uomo è fuggito solo nel 1700. Qualcuno ancora presidiava le ultime grotte quando i Lorena censirono la zona.

Oggi rimane un’area abbandonata in mezzo a un lussureggiante bosco che sembra custodire numerosi segreti. Il clima sospeso e il grande numero di grotte (circa 200) che erano popolate di persone, ne fa uno degli antichi abitati rupestri più interessanti d’Italia.

L’ultima sua abitante fu Agostina “La Riccia”. Si ritrovò sola nella “città” che continuò a occupare nonostante tutti si fossero spostati nei vicini centri abitati. La sua scelta di vita primordiale la distanziò ulteriormente dalle persone che prima vivevano accanto a lei e che le sembrarono ancor più lontani.

Nella notte però, non mancavano di farle visita in cerca della sua abilità nel trattare le piante officinali o per rimedi naturali contro le malattie e le ferite.

Agostina appartiene ad un racconto di una Vitozza che adesso rimane quasi dimenticato, tangibile solo con un’escursione sotto le fronde dell’antico bosco. Delle grotte che una volta ospitavano focolari, nicchie, giacigli, lucerne, dimore di abitanti di un’altra era, adesso rimangono i contorni. Il resto è da lasciare all’immaginazione del visitatore.

Una delle grotte di Vitozza

Giunto in questo luogo perso nel tempo, si potrà fermare qui per trovare riparo anche da uno di quei temporali estivi improvvisi, ritrovandosi allo stesso posto di chi una volta quella grotta la viveva tutti i giorni.

Vitozza, nata e finita con le grotte

L’insediamento rupestre con buone probabilità era abitato già in epoca etrusca. Le prime costruzioni dell’antica città di Vitozza furono erette circa nell’XI secolo, intorno alla rocca che troneggiava al centro del complesso di grotte. C’è anche una seconda fortificazione poco distante dalla prima.

Nel 1200, il centro abitato fu conteso tra gli Aldobrandeschi e i Baschi di Orvieto. Tornato sotto il dominio dei primi, però, tra la fine del secolo e l’inizio del 1300 fu conquistato dai senesi, per passare poi dopo la metà del 1400 agli Orsini ai quali però rimase poco tra le mani. Vitozza conobbe un progressivo e continuo declino, la popolazione si spostò gradualmente verso centri vicini, come quello di San Quirico. L’insediamento rupestre però fu lasciato solo nel 1700.

A dimostrarlo sono alcuni pannelli presenti in alcune grotte che indicano i nomi di persone e famiglie che ci vivevano quando il censimento fu stilato dai funzionari dei Lorena.

L’interno di una grotta a Vitozza

Le grotte non erano abitate tutte dalle persone. In alcune sono ben visibili forme e nicchie che lasciano pensare al loro utilizzo per l’allevamento di animali, con tanto di mangiatoie. Non mancano anche alcune grotte chiamate “colombari“: rimaste attive fino al medioevo erano il luogo in cui venivano allevati piccioni.

Storia e natura, un luogo di memoria e relax

La “Chiesaccia”

Tra i ruderi meglio conservati oltre alle mura delle fortificazioni, c’è la costrizione denominata “Chiesaccia“. Edificio religioso d’epoca medievale, sorge vicino alla prima rocca.

Gli altri ruderi visibili sono esposti silenziosamente alle intemperie, alcuni di loro si nascondono però, insieme alle grotte, timidamente “rimesse” dentro un bosco che nei secoli si è ripreso il suo spazio.

Meta di escursioni e di deviazioni dai più noti sentieri delle vie cave alla scoperta degli etruschi, Vitozza è il fermo immagine di una porzione di Maremma che ha voluto resistere alla modernità.

Celata dal bosco alla vista dei più, guardando le grotte sovrastate da queste grandi fronde la storia ci scorre davanti. Mentre la mente può fare i suoi conti con i secoli che questi anfratti hanno trascorso abitati da persone e animali, il corpo può riposare al fresco e lontano dalle ultime ondate di caldo settembrino. Vitozza, in fondo, è ancora viva.

Uno degli scorci vicino Vitozza

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