Incendio di Cinigiano, ancora 6 famiglie fuori casa | MaremmaOggi Skip to content

Incendio di Cinigiano, ancora 6 famiglie fuori casa

Viaggio tra le macerie lasciate dalle fiamme: il sopralluogo dei vigili del fuoco con il tecnico del Comune per verificare i rischi intorno alle abitazioni. «Noi, fuori da casa da domenica, con la morte nel cuore»
L'elicottero che bonifica i focolai
Le operazioni di bonifica dell’incendio di Cinigiano

CINIGIANO. Le imposte serrate, le macchine agricole allontanate da casa e messe al sicuro, crocchette e acqua lasciate per i gatti, in attesa di tornare a casa. Intorno, la desolazione dell’incendio, cenere, alberi scheletriti dalle fiamme, vigneti e oliveti distrutti. Un  capriolo fermo in mezzo alla strada, frastornato, incerto sul dove andare, in cerca di cibo e acqua.

Il giro con la jeep dei vigili del fuoco, per il sopralluogo che dovrà dare alla sindaca, Romina Sani, gli elementi per decidere se prolungare l’evacuazione, inizia verso le 10.30 dal podere più vicino al paese, I Norgi, dove è appena ripartito un piccolo focolaio, che i pompieri si affrettano a spegnere.

I vigili che bonificano un piccolo focolaio
I vigili che bonificano il focolaio nella stradina che conduce a I Norgi

Per circa 2 ore e mezzo, la jeep percorre il cuore dell’incendio, là dove le fiamme hanno lambito le case, hanno bruciato rimesse e capannoni, hanno costretto gli abitanti a prendere in fretta e furia le proprie cose e cercare ospitalità da amici e parenti. 9 poderi in totale da verificare.

Alla guida, il vigile del fuoco Sergio Brochini, mentre la verifica della sicurezza è affidata a Roberto Trapassi, anche lui della caserma di Grosseto, esperto di incendi. Con loro Michele Petricci, tecnico del Comune che si occupa anche dell’ufficio ambiente e che, lista alla mano, guida Brochini nel dedalo di stradine di campagna per raggiungere le case.

Roberto Trapassi e Sergio Brochini
Roberto Trapassi (a sinistra) e Sergio Brochini

I poderi da visitare sono Pietrosola, Santo Sano, Santo Sanino, Villa Magna, Romanella, I Norgi, Formicone, Calvello e Caprarecce (l’unico disabitato). I proprietari se la sono vista brutta, circondati dalle fiamme per tutta la giornata di domenica e lunedì, mentre i vigili del fuoco, i volontari dell’Aib e della Racchetta, l’esercito, elicotteri e canadair lottavano contro il tempo e la velocità del fuoco.

A Pietrosola, l’incendio è arrivato alla piscina, ha bruciato la vegetazione. Il proprietario, un tedesco che viene in Italia per le vacanze, si affretta ad andarsene. Intorno alla casa una rimessa bruciata, il tavolo del giardino semicarbonizzato, un mucchio di cenere dove prima era una roulotte. 

I danni del fuoco al podere Pietrosola
I danni del fuoco al podere Pietrosola

Due famiglie sono rientrate a casa

Al termine del sopralluogo, Trapassi consegna una relazione alla sindaca, che ha autorizzato due famiglie (11 persone in totale) a rientrare stabilmente nei poderi Santo Sano e Santo Sanino. Fuori restano ancora 24 persone. 

A Santo Sano, i nipoti dei proprietari presidiano la casa insieme ai vigili, pronti a segnalare ogni minima ripresa di fumo. Intanto i due canadair sorvegliano dall’alto, mentre gli elicotteri continuano a buttare acqua sui fronti che rischiano di ripartire.

Ma è a Santo Sanino, che la situazione si fa più drammatica. Il fuoco è arrivato vicino alla casa, il figlio dei proprietari, Leonardo Angelini ha portato via i suoi cani, ha fatto arrivare un escavatore per portare terra e creare una protezione.  Allarga le braccia sconsolato. «La vigna è bruciata e quello che resta non sarà raccolto – dice – sono bruciati gli olivi, alcuni secolari. Abbiamo perso tutto».

I genitori, Sonia Mancianti e Bruno Angelini, hanno ancora la paura negli occhi. Sono fuori casa da domenica, e solo da oggi pomeriggio potranno rientrare stabilmente nella propria abitazione.

«Non avevo mai visto un disastro di queste dimensioni in tutta la mia vita e non avevo mai avuto tanta paura. Avevamo appena finito di costruire un agriturismo, sulla spianata sopra alla casa, affacciato sulle colline. Ora per anni non ci sarà che terra arida e bruciata da vedere», dice Bruno, mentre la sua voce è coperta dal rumore dell’elicottero.

Trapassi termina il giro intorno alla casa, controlla e comunica a Petricci l’esito del sopralluogo. Poi risaliamo tutti in macchina verso gli altri poderi. 

Negli ultimi 4 prima di rientrare in paese non c’è nessuno. Le persone che ci abitano sono ospiti da amici, figli e parenti, in attesa di sapere quando potranno rientrare anche per la notte.

Il fuoco ha lambito la piazzola dell’elisoccorso

L’incendio, domenica si è propagato dal cimitero verso il paese, fino alla piazzola dell’elisoccorso. Ha bruciato un capannone, gli attrezzi del podere sottostante e le sterpaglie intorno all’elisuperficie. 

La piazzola dell’elisoccorso

I danni sono stati più contenuti perché il terreno era pulito e non c’erano sterpaglie né stoppie. L’area viene ora utilizzata anche per lo soste tecniche degli elicotteri impegnati nelle operazioni di controllo e di bonifica dei focolai che potrebbero ripartire.

 

Bruciati i carri della Festa dell’Uva

Erano posizionati vicino all’elisuperficie e non sono stati risparmiati dalle fiamme. I carri della festa dell’Uva, che ogni anno attraggono a Cinigiano migliaia di persone per la sfilata nelle vie del paese, non esistono più. 

Il fuoco ha lasciato solo gli scheletri anneriti e pericolanti. «Bisogna decidere cosa farne – dice Michele Petricci, al telefono con un collega – e bisogna farlo alla svelta perché così sono pericolosi. Dubito – conclude – che potremo riutilizzarli anche solo in parte per la sfilata, se mai riusciremo a farla».

Quello che resta dei carri della Festa dell'Uva
Quello che resta dei carri della Festa dell’Uva

Trapassi: «È stato un incendio convettivo»

L’incendio è di tipo convettivo, del genere più pericoloso e difficile da contenere, spiega Roberto Trapassi. «Si verifica in particolari condizioni di rischio. Si alza una colonna di fumo che non si propaga in un’unica direzione, ma lancia scintille tutto intorno da cui il fuoco riparte, rendendo difficilissime le operazioni di contenimento spegnimento».

Per Cinigiano è stato necessario utilizzare anche il cosiddetto “fuoco tattico”, una sorta di controfuoco che brucia sotto controllo, in modo che l’incendio non trovi come alimentarsi e sia più facile contenerlo.

Ora c’è attesa per capire se le fiamme si sono sprigionate spontaneamente o se dietro a questo terribile disastro ci sia la mano dell’uomo

Intanto il presidente Giani, oggi in Maremma, in visita all’ospedale di Pitigliano, ha annunciato che verrà dichiarato, anche per Cinigiano, lo stato di calamità.

 

Autore

  • Lina Senserini

    Redattrice di MaremmaOggi. Laurea in Lettere moderne, giornalista dal 1995. Dopo 20 anni di ufficio stampa e altre esperienze nel campo dell’informazione, sono tornata alle "origini" prima sulla carta stampata, poi sulle pagine di MaremmaOggi. Maremma Oggi il giornale on line della Maremma Toscana - #UniciComeLaMaremma

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