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«Ho rubato le ricette per non sentire più dolore»

La drammatica testimonianza dell’operatrice sono sanitaria arrestata dai carabinieri per il furto delle ricette: la cinquantunenne è stata scarcerata
Il tribunale di Grosseto
Il tribunale di Grosseto

GROSSETO. È arrivata in tribunale accompagnata dalla polizia penitenziaria: magra, di quella magrezza indice di una grave sofferenza. Della malattia. Assistita dall’avvocato Romano Lombardo, è entrata nell’aula gip al terzo piano del palazzo di giustizia per rispondere alle domande della giudice Cecilia Balsamo. L’operatrice socio sanitaria che è stata arrestata mercoledì 7 settembre all’ospedale di Grosseto, con l’accusa di furto con l’aggravante del fatto commesso su cose pubbliche, destinate a pubblico servizio e con abuso di poteri o con violazione dei doveri inerenti
pubblica funzione o pubblico servizio, falso e truffa ha ammesso di aver sottratto quelle ricette per prescrivere, a ignari pazienti, una farmaco oppioide che poi assumeva lei. 

Il dramma della morte della sorella

La sostituta procuratrice Valeria Lazzarini, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del Nas e dei militari della sezione di polizia giudiziaria della procura ha chiesto, all’udienza di convalida, che la cinquantunenne restasse in carcere. L’avvocato Lombardi, invece, ha sostenuto che fosse bastata la misura interdittiva, ovvero la sospensione dal lavoro.  La cinquantunenne ha ammesso le proprie responsabilità, spiegando alla giudice come e quando fosse cominciato il suo incubo. 

Nel 2016 la donna, originaria di Roma e sposata con un grossetano, ha perso una sorella quarantenne: ricoverata nel reparto di leniterapia dell’ospedale, era stata proprio la cinquantunenne a prestarle assistenza fino alla fine. Alla sorella veniva somministrato un farmaco oppioide, uno spray nasale. L’operatrice socio sanitaria, aveva cominciato ogni tanto a spruzzarselo nel naso, accorgendosi che in quel modo non sentiva alcun dolore. 

Dal 2016, la donna non ha mai smesso di cercare un sistema per non sentire quel male che temeva la potesse devastare. Quello per la perdita della sorella. E da allora, aveva cominciato a far sparire alcune ricette rosse dall’ospedale, a timbrarle e compilarle a nome di ignari pazienti per ottenere quel farmaco che le dava la possibilità, pensava lei, di sopravvivere a tutto quel dolore. 

Una dipendenza, quella dalla morfina, che le ha fatto commettere i reati contestati dalla Procura. Reati che sono stati interrotti martedì sera, quando i carabinieri, fingendosi sanitari, sono entrati all’ospedale, dove la donna stava lavorando, e l’hanno sorpresa con sette ricette rosse in mano

Un fascicolo da 500 pagine

L’indagine era cominciata dopo che una paziente aveva segnalato che nel suo fascicolo sanitario era riportata la prescrizione di quel farmaco a base di morfina che però a lei non era mai stato somministrato. Aveva pensato che si trattasse di un errore: i carabinieri del Nas avevano cominciato le indagini che si sono concluse con l’arresto della donna. 

Un fascicolo corposo, quello della Procura: 500 pagine di prove, testimonianze dei medici la cui firma era stata apposta sotto a ricette che non avevano mai compilato. 

La donna è stata scarcerata: resterà lontana dal lavoro, per ora, almeno fino a quando non si sarà curata e disintossicata dalla morfina assunta per anni. 

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