PIOMBINO. «Non si firma tanto per firmare». È una frase che pesa come un macigno a pochi giorni dall’appuntamento del 30 giugno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, quando dovrebbe arrivare la firma del nuovo accordo di programma con Jsw Steel Italy.
A pronunciarla è stato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che nel pomeriggio di martedì 24 giugno ha incontrato a Palazzo Strozzi Sacrati le rappresentanze sindacali delle aziende della filiera siderurgica di Piombino. Con lui erano presenti l’assessore regionale al lavoro Alberto Lenzi, il consigliere speciale per il lavoro della Presidenza Valerio Fabiani e il direttore per la competitività territoriale Paolo Tedeschi.
Un confronto richiesto dai sindacati per fare il punto sul futuro industriale e occupazionale del polo siderurgico, mentre cresce l’attesa per la definizione degli accordi che dovranno segnare il rilancio dell’acciaio a Piombino.
Giani: «Servono garanzie vere»
Nel corso dell’incontro il presidente della Regione ha espresso vicinanza alle richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali, definendole caratterizzate da una «forte ragionevolezza» e quindi impossibili da ignorare.
L’obiettivo della Toscana è quello di assumere un ruolo più incisivo nel controllo dell’attuazione degli impegni che saranno contenuti nel nuovo accordo di programma.
Per questo motivo Giani ha annunciato la volontà di riattivare un tavolo permanente che coinvolga Regione Toscana, Comune di Piombino, Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, organizzazioni sindacali e parti sociali.
Lo scopo sarà verificare passo dopo passo il rispetto degli impegni assunti, sia quelli contenuti negli accordi già sottoscritti sia quelli che saranno inseriti nei nuovi strumenti di programmazione industriale.
«In passato abbiamo firmato accordi di programma ma la mancata realizzazione degli investimenti privati non può essere trascurata», ha spiegato il presidente.
Da qui la linea della Regione: nessuna firma senza adeguate garanzie. «Il nuovo accordo con Jsw, così come quello sottoscritto con Metinvest nel luglio 2025 – dice – dovrà poggiare su basi solide e su condizioni tali da renderne possibile l’attuazione».
Nessuna fretta per il 30 giugno
Giani ha ribadito che la data del 30 giugno non rappresenta un vincolo assoluto. «Qualora fosse necessario attendere ancora qualche settimana per ottenere le necessarie garanzie, non vi sarebbe alcuna fretta», ha dichiarato.
Un messaggio chiaro rivolto sia all’azienda sia al Governo.
Il presidente ha inoltre sottolineato che, qualora si arrivasse alla firma entro fine mese, dovranno esserci rassicurazioni concrete sulla reale possibilità di attuare quanto previsto dall’accordo, soprattutto sul fronte dell’occupazione.
«Allo stato attuale queste rassicurazioni ancora non ci sono», ha osservato.
Metinvest, porto e rigassificatore
Nel confronto è emersa anche la necessità di accelerare le procedure amministrative e operative che riguardano il futuro industriale dell’area.
Giani ha annunciato che affronterà il tema direttamente con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, per verificare lo stato dei commissariamenti e individuare eventuali strumenti capaci di velocizzare gli interventi.
I dossier principali riguardano:
- le autorizzazioni necessarie per il progetto Metinvest Adria;
- le infrastrutture portuali, dalla viabilità alla nuova banchina;
- il futuro del rigassificatore.
Proprio su quest’ultimo tema il presidente della Regione ha annunciato che assumerà una posizione nei prossimi giorni, comunque prima del 30 giugno, indipendentemente dall’esito delle trattative sull’accordo con Jsw.
Usb: «Basta accordi al buio»
Nella stessa giornata anche Usb Piombino e Usb Industria Nazionale hanno incontrato il presidente della Regione per esporre le proprie preoccupazioni.
Il sindacato di base ha ribadito la propria contrarietà alla firma di un nuovo accordo con Jsw senza adeguate garanzie.
Secondo Usb, dal 2018 ad oggi gli impegni assunti con il precedente accordo di programma non sarebbero stati rispettati.
«Non si sono visti gli investimenti promessi e abbiamo assistito al progressivo smantellamento delle attività produttive», sostengono i rappresentanti sindacali, ricordando la chiusura del treno barre e vergella e i timori per il futuro del treno rotaie.
Per il sindacato, dopo anni di promesse e risorse pubbliche impiegate, non è più accettabile sostenere soggetti privati senza risultati verificabili.
«La siderurgia va nazionalizzata»
Usb ha espresso dubbi anche sul progetto Metinvest, evidenziando i ritardi accumulati e le incognite legate al perdurare della guerra in Ucraina.
Il sindacato continua inoltre a chiedere la nomina di un commissario per la gestione della crisi industriale di Piombino, ritenendo però indispensabile una chiara definizione del quadro complessivo prima di qualsiasi intervento.
La posizione finale è netta: la siderurgia viene considerata un settore strategico per il Paese e, secondo Usb, il suo futuro non può essere affidato esclusivamente agli interessi privati.
Per questo il sindacato torna a chiedere un forte intervento pubblico, fino ad arrivare alla nazionalizzazione del settore siderurgico, considerata l’unica soluzione in grado di garantire occupazione, sviluppo industriale e autonomia produttiva nazionale.
A pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno, il futuro dell’acciaieria di Piombino resta dunque appeso alle garanzie che Governo, aziende e istituzioni riusciranno a mettere sul tavolo.





