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«Ho visto lo sparo a pochi metri da me»: il terrore nelle parole del comandante della finanza

Al processo per tentato omicidio contro Nazmi Talbi sfilano la giovane trovata nel bivacco quattro giorni dopo la sparatoria, il comandante Luigi Zanetti e il finanziere che ha seguito le indagini. Tra amnesie, fucili, soldi, droga e video su TikTok riaffiora il giorno degli spari nel bosco di Querce mercata
L'arresto nel bosco a Piombino
L’arresto dei ragazzi nel bosco

GROSSETO. La memoria, a volte, è una coperta troppo corta. Non riesce a coprire tutto. Lascia scoperti i dettagli più scomodi, confonde i contorni, cancella le certezze.

Martedì 24 giugno, nell’aula d’assise del tribunale di Grosseto dove si celebra il processo per tentato omicidio a carico di Nazmi Talbi, il 22enne marocchino accusato di aver fatto fuoco contro una pattuglia della guardia di finanza, quella coperta sembra restringersi sempre di più a ogni domanda del pubblico ministero Giovanni De Marco. Imputato insieme a lui, un altro giovane nordafricano. 

Davanti al collegio, presieduto dal giudice Sergio Compagnucci, affiancato dai giudici Marco Bilisari e Agnieszka Karpinska, c’è una ragazza poco più che ventenne. Indossa un vestito leopardato che contrasta con la durezza della sua storia. Da più di due anni vive in carcere, lei che ne ha solo 26, per altre vicende giudiziarie, e oggi prova a ricostruire una pagina della propria vita che affonda tra droga, dipendenze e giornate consumate senza una direzione.

È la giovane trovata il 30 agosto 2023 dentro una tenda nascosta nel bosco di Querce mercata, quattro giorni dopo la sparatoria in cui due finanzieri si trovarono a pochi metri dalla canna di un fucile.

I «non ricordo» e il fucile a pochi centimetri dalla testa

«Non ricordo», è la risposta che torna più spesso durante la sua deposizione. «Ero sotto effetto di sostanze». E ancora: «Ho i ricordi confusi».

Le parole si rincorrono nell’aula mentre il pm Giovanni De Marco prova a riportarla a quella notte e a quelle dichiarazioni che, invece, pochi giorni dopo i fatti sembravano molto più nitide.

Accanto al sostituto procuratore ci sono gli avvocati, quello di parte civile, Andrea Coscarelli. La difesa di Talbi è affidata all’avvocato Giulio Parenti, sostituito in udienza dall’avvocata Sacheli e l’avvocato di Chamki, Gabriele Dell’Unto.

Dopo la giovane detenuta sfileranno davanti alla Corte anche il comandante della tenenza della guardia di finanza Luigi Zanetti, uno dei militari che quella mattina si trovò nel bosco e vide partire gli spari contro di lui e contro un suo giovane collega, e il vice brigadiere Francesco Gara, che ha coordinato una parte importante delle indagini ricostruendo movimenti, contatti, sequestri e identità dei protagonisti.

Nei verbali raccolti dalla guardia di finanza, la ragazza aveva descritto quell’accampamento nel bosco come una piazza di spaccio e aveva riferito una presunta confidenza ricevuta da Talbi sulla sparatoria avvenuta il 26 agosto. Oggi, però, ogni certezza sembra dissolversi davanti ai giudici.

L’impressione è quella di una giovane che cerca disperatamente di mettere ordine tra ricordi lontani, frammenti di verità e anni trascorsi a inseguire una vita che adesso, dal carcere, tenta faticosamente di ricostruire.

La ragazza della tenda e quella confessione che non ricorda più

A riportarla a quei giorni è il pm Giovanni De Marco. Le chiede come arrivò in quel bosco, perché fosse lì, chi avesse incontrato.

La ragazza racconta di essere partita insieme a un’amica livornese, all’epoca fidanzata con Talbi. Dovevano raggiungere il 22enne che conosceva già da qualche tempo. Ricorda il viaggio in auto, ricorda l’arrivo in quella zona isolata dove, una volta lasciata la strada principale, il mondo sembra finire.

«Da lì è difficile perfino capire come tornare indietro», racconta. Ricorda le tende. Ricorda l’accampamento. Ricorda alcune persone.

Molto meno il resto

Nei verbali raccolti dalla guardia di finanza pochi giorni dopo il ritrovamento, aveva descritto quel luogo come una vera e propria piazza di spaccio. Oggi, davanti ai giudici, quella certezza sembra essersi dissolta. Non nega, ma nemmeno conferma. «Può essere che allora l’abbia detto», «Può essere che fosse vero». Ogni risposta resta sospesa a metà strada tra il ricordo e l’oblio.

A un certo punto il pm arriva al passaggio più delicato. Secondo quanto messo a verbale all’epoca, Talbi le avrebbe confidato di essere stato lui a sparare contro la pattuglia della guardia di finanza pochi giorni prima.

Il pm Giovanni De Marco

Una frase che, se confermata, avrebbe un peso enorme nel processo. De Marco la legge integralmente, la ragazza ascolta ma piega la bocca in una smorfia. Poi risponde: «Può essere che quel giorno l’abbia dichiarato ma non lo ricordo».

Non conferma e non smentisce. E nemmeno quando le vengono mostrati i verbali e le fotografie riesce a sciogliere i dubbi. Anzi, arriva persino a mettere in discussione la firma apposta sotto quelle dichiarazioni. Dice di ricordare di aver firmato, ma di non riconoscere quella grafia come la propria.

«Allora ero sotto effetto di sostanze. Oggi ragiono in modo diverso», conclude. Eppure, della presenza del fucile nel bivacco, lo ricorda ancora oggi. «Quella sera pioveva – non potevamo nemmeno andarcene da lì – dice – quando la mattina dopo è arrivata la finanza e mi ha svegliata ho visto il fucile, era lì vicino a me. Era vicino alla mia testa, lì dove stavo dormendo». 

Non è il racconto della notte passata a campeggiare nel bosco con gli amici di scuola. È lo strazio della dipendenza, di ragazzi poco più che ventenni (tra loro c’era anche un minorenne) che al gioco della bottiglia hanno sostituito pistole, fucili, eroina e cocaina. 

Il comandante Zanetti: «Colpi di fucile a pochi metri da noi»

Se la prima parte dell’udienza è dominata dai vuoti della memoria, la seconda è fatta di dettagli. E di paura. Quando il comandante della tenenza della guardia di finanza di Castiglione della Pescaia Luigi Zanetti prende posto davanti al collegio, il racconto cambia tono.

La divisa impeccabile, la voce ferma, il modo ordinato con cui ricostruisce il giorno della sparatoria restituiscono immediatamente la dimensione di quello che è successo il 26 agosto del 2023. Quando, per la prima volta in Maremma, il livello criminale di chi occupa le piazzole di spaccio è salito di livello

Zanetti accompagna i magistrati e gli avvocati dentro quel bosco. «Il 26 agosto intorno alle 18 stavamo cominciando un servizio – dice – Avevamo deciso di andare verso Scarlino, dove sapevamo esserci alcune piazze di spaccio». Arrivati però alla galleria di Querce mercata e sapendo che in quella zona spesso erano stati segnalati scambi, dopo aver visto un’auto parcheggiata nella piazzola, Zanetti e il collega decidono di intervenire. 

«Il cofano dell’auto era ancora caldo – ricorda – decidemmo di aspettare qualche minuto per vedere se usciva qualcuno, ma non vedendo arrivare il proprietario, dopo un po’, siamo entrati nella macchia. Il nostro timore era quello che qualcuno si fosse sentito male nel bosco e avesse bisogno di aiuto». 

Invece, nella macchia c’erano almeno quattro persone, quando i due finanzieri hanno cercato di avvicinarsi. Hanno fatto pochi passi: Zanetti davanti, dietro il collega.

«Tre li ho visti da lontano, si stavano inerpicando verso la sommità del bosco – spiega in aula – Poi ho sentito il primo sparo, a distanza ravvicinata. Mai mi sarei aspettato di vivere una cosa del genere». Il comandante è subito tornato indietro, anche per proteggere il suo collega. Ma pochi secondi dopo, si è trovato di nuovo sotto tiro. «Il secondo colpo, oltre a sentirlo l’ho proprio visto passare tra le frasche. Ho visto la traiettoria», spiega. Un colpo sparato a 8-10 metri di distanza dal finanziere

«Dal bosco si vedeva la strada»

Prima di congedarsi, il comandante Zanetti risponde a una domanda del pm. Una domanda cruciale: se dal bivacco si poteva vedere la strada, se quindi si poteva vedere chi arrivava e chi si fermava. «Sì – conferma Zanetti – Dai bivacchi si vedeva perfettamente chi arrivava». 

Chi ha sparato, quindi, sapeva di farlo contro i militari.  

A confermarlo è poi il vice brigadiere Francesco Gara. Lui, insieme ai colleghi della compagnia di Grosseto, ha seguito le indagini fin dal primo momento. Fin da quando i suoi due colleghi si erano trovati sotto il fuoco del fucile. 

Il 30 agosto i finanzieri tornano nel bosco. Non cercano soltanto i responsabili ma cercano anche di capire come funzionasse quel piccolo mondo nascosto tra gli alberi.

E ciò che trovano racconta molto. I bivacchi sono due: non sono sistemazioni improvvisate ma sono stati collocati in punti strategici, scelti con attenzione.

Da lì si domina la strada. Chiunque passi può essere visto con largo anticipo: n cliente, uno spacciatore, un’auto delle forze dell’ordine.

«Garantivano la massima visibilità», conferma Gara. È un dettaglio che colpisce perché restituisce l’immagine di un’organizzazione tutt’altro che casuale. Dentro e attorno alle tende erano stati lasciati pezzi di una vita trascorsa nel bosco: telefoni cellulari, documenti, coltelli, cartucce, attrezzature da campeggio.

E soprattutto un fucile calibro 12 con decine di munizioni ancora utilizzabili.

Soldi, droga e la fuga di Talbi

Il racconto prosegue fino al 5 settembre, quando guardia di finanza e carabinieri organizzano una nuova battuta nelle aree boschive. Quella mattina gli investigatori individuano tre persone. Tra loro, c’è anche Talbi. Quando i militari tentano di fermarlo, lui sceglie di correre. 

Scappa nel bosco e riesce a far perdere le proprie tracce. Dietro di sé lascia però un pezzo importante dell’inchiesta.

Vicino ai bivacchi vengono trovati più di quattromila euro in contanti, cocaina, hashish, eroina e un bilancino elettronico utilizzato per il confezionamento delle dosi.

Pochi giorni più tardi, il 15 settembre, gli investigatori tornano ancora. E il bosco restituisce un altro tesoro nascosto.

Soldi in contanti e altri telefoni cellulari.

L’indagine passa da TikTok

A quel punto l’inchiesta prende una direzione inattesa per una sparatoria in un bosco dove gli spacciatori avevano messo su i loro bivacchi. Ma che in realtà non lo è poi troppo, considerata l’età dei ragazzi che sono poi finiti nei guai: i finanzieri non seguono più solo le tracce lasciate nel bosco ma anche quelle sui social.

 

 
 
 
 
 
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Instagram, TikTok. Profili aperti, sui quali guardare i video pubblicati online. Video che si susseguono uno dietro l’altro, foto scattate con le pistole in mano, con il fucile accanto e poi pubblicate. 

Gara spiega come abbia individuato contenuti che mostravano proprio quei bivacchi, gli stessi luoghi sequestrati dopo la sparatoria.

In uno dei filmati compare anche il fucile trovato durante le perquisizioni. Compare una collana identica a quella sequestrata dai finanzieri. Compaiono persone che gli accertamenti successivi porteranno a identificare.

È un’indagine che mescola il bosco e gli algoritmi, le tracce nel fango e quelle lasciate online.

Una parte importante del lavoro investigativo passa infatti attraverso l’analisi di immagini e sistemi di comparazione facciale utilizzati per attribuire identità ai soggetti ripresi nei video.

Il processo continua

L’udienza si chiude lasciando ancora molte domande aperte. La difesa di Talbi, rappresentata in aula dall’avvocata Luisa Rita Sacheli, insieme a quella di Chamki, rappresentata dall’avvocato Dell’Unto, insiste sulla necessità di accertare con precisione la data dei video e di chiarire definitivamente gli aspetti tecnici legati al fucile sequestrato.

L’accusa continua invece a ricostruire il mosaico partendo da ciò che è stato trovato nel bosco, dai racconti raccolti subito dopo i fatti e dalle tracce lasciate dagli stessi protagonisti sui social.

Sul banco dei testimoni restano le immagini che hanno attraversato l’intera mattinata: quella ragazza che cerca di recuperare frammenti di memoria perduti tra droga e carcere, e quella dei finanzieri che, in un pomeriggio d’agosto, si trovarono davanti qualcuno disposto a sparare pur di non farsi prendere.

E proprio tra quei ricordi che affiorano e quelli che sembrano svanire si gioca una parte importante del processo per tentato omicidio che sta cercando di ricostruire, pezzo dopo pezzo, cosa accadde davvero nel bosco di Castiglione della Pescaia il 26 agosto 2023.

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