Alluvione Grosseto, la mappa del rischio Ombrone | MaremmaOggi Skip to content

Grosseto, se l’Ombrone rompesse gli argini: ecco dove arriverebbe l’acqua e quante persone coinvolgerebbe

Sessant’anni dopo l’alluvione del 1966, il Piano di evacuazione mostra sette settori della città potenzialmente interessati da una rottura degli argini. Coinvolte nello scenario aree dove risiedono 22.804 persone. Il modello è del 2021, i dati della popolazione sono aggiornati al 2025
L'Ombrone in golena sotto all'Aurelia, fra Grosseto Est e Grosseto Sud
L’Ombrone in golena sotto all’Aurelia, fra Grosseto Est e Grosseto Sud

GROSSETO. Sessant’anni sono passati da quel 4 novembre 1966, quando l’Ombrone ruppe gli argini e l’acqua invase Grosseto, lasciando dietro di sé fango, distruzione e immagini che sono rimaste nella memoria di intere generazioni. Ma che cosa succederebbe oggi se il fiume dovesse nuovamente rompere gli argini? Quali quartieri sarebbero interessati per primi e quante persone vivono nelle zone individuate dalla Protezione civile?

A rispondere è il Piano comunale di evacuazione per il rischio di esondazione dell’Ombrone, elaborato nel 2021 e affiancato da un aggiornamento della popolazione riferito al 30 settembre 2025, approvato dal consiglio comunale il 10 aprile 2026.

Sono 22.804 le persone residenti nei sette settori del capoluogo che il modello individua come potenzialmente interessati dall’acqua in caso di un’ipotetica rottura degli argini. Una popolazione pari a circa il 36 per cento dei 63.850 abitanti del centro urbano di Grosseto censiti nel settembre 2025.

Un numero importante, che però deve essere interpretato correttamente: non significa che tutte queste persone siano oggi in pericolo, né che debbano essere evacuate contemporaneamente. La simulazione è stata realizzata per organizzare gli interventi in un’eventualità che la relazione tecnica considera poco probabile, proprio alla luce delle opere di rafforzamento degli argini.

La città divisa in sette settori: dove potrebbe arrivare l’acqua

Il Piano di evacuazione rappresenta la città suddivisa in sette settori, contraddistinti da colori diversi e individuati in base ai tempi stimati di arrivo dell’acqua dopo un’eventuale rottura arginale.

La prima è la zona rossa, dove l’allagamento potrebbe verificarsi entro un’ora. Qui, secondo l’anagrafe comunale aggiornata al 30 settembre 2025, vivono 4.563 persone.

Nel settore individuato con un tempo di due ore abitano altri 7.323 residenti, mentre 4.369 vivono nella zona delle tre ore.

Complessivamente, nelle prime tre fasce temporali della simulazione risiedono 16.255 persone.

Gli altri quattro settori comprendono 810 residenti nella zona delle quattro ore, 1.256 in quella delle sei, 1.204 in quella delle otto e 3.279 nel settore delle dodici ore.

Non si tratta di una previsione destinata necessariamente a verificarsi. Le mappe rappresentano uno scenario tecnico costruito a partire da ipotesi di rottura degli argini, per consentire alla Protezione civile di pianificare con anticipo gli interventi.

E c’è una precisazione essenziale: i tempi indicati decorrono dall’eventuale cedimento arginale, non dal momento in cui viene diramato un allarme.

La zona rossa: via De’ Barberi, le attività e la cittadella degli studenti

La zona alla quale il Piano dedica maggiore attenzione è quella rossa, comprendente anche gli edifici residenziali di via De’ Barberi, a poca distanza dall’Ombrone.

È qui che si concentra la priorità delle procedure di evacuazione, perché l’eventuale arrivo dell’acqua sarebbe più rapido.

Ma i residenti rappresentano soltanto una parte delle persone da considerare. Nell’area si trovano infatti attività artigianali e commerciali, le zone produttive di via Scansanese e San Martino, il centro commerciale Le Palme e la cittadella degli studenti.

Luoghi che ogni giorno vengono raggiunti da lavoratori, clienti, professionisti e ragazzi che frequentano le scuole.

Per questo motivo, pur contando 4.563 residenti, il Piano considera circa 5.000 persone potenzialmente presenti nella zona rossa da gestire nell’eventualità di un’evacuazione.

Un’attenzione particolare è riservata alle persone con difficoltà motorie o ridotta autonomia, per le quali è necessario prevedere modalità di assistenza e accompagnamento.

I sottopassi e la conformazione della città

Uno degli elementi più interessanti contenuti nello studio riguarda la conformazione del terreno sul quale è cresciuta Grosseto. La relazione tecnica del 2021 evidenzia infatti alcuni avvallamenti in corrispondenza dei sottopassi di via Aurelia Antica, piazza La Marmora e piazza dello Stadio.

La ferrovia divide la città in due parti e la presenza di quote altimetriche differenti può influenzare il percorso che l’acqua seguirebbe in caso di allagamento.

È un aspetto importante della simulazione, perché il comportamento dell’acqua non dipende soltanto dalla distanza dal fiume, ma anche dalle pendenze del terreno, dagli ostacoli e dalle infrastrutture presenti.

Per elaborare gli scenari, i tecnici hanno utilizzato un modello idraulico bidimensionale, ipotizzando tre differenti punti di rottura arginale in corrispondenza di quelli interessati dall’alluvione del 1966. Il risultato è una ricostruzione dei possibili percorsi dell’acqua, delle aree raggiungibili e dei tempi necessari, utilizzata per definire le priorità operative della Protezione civile.

Gli argini di oggi sono diversi da quelli del 1966

Il confronto con il passato è inevitabile, soprattutto nel sessantesimo anniversario dell’alluvione.

Dopo il disastro del 1966, gli argini dell’Ombrone sono stati oggetto di importanti interventi di rafforzamento.

La relazione tecnica allegata al Piano di evacuazione del 2021 ricorda che l’argine destro è stato rialzato di un metro e mezzo, allargato fino a sei metri e mezzo, consolidato nei tratti maggiormente sollecitati e sottoposto a ulteriori interventi di rinforzo. Sono state inoltre ampliate le luci di alcuni ponti per favorire il deflusso dell’acqua.

Proprio per queste ragioni, e tenendo conto delle attività di monitoraggio e sorveglianza, lo studio del 2021 considera poco probabile una rottura arginale.

Ma poco probabile non significa impossibile. Ed è questo il motivo per cui una città attraversata da un grande fiume deve comunque disporre di strumenti capaci di programmare un’eventuale evacuazione.

Il Piano del 2021 e la popolazione aggiornata al 2025

È importante distinguere la data dello studio idraulico da quella dei dati demografici.

Il modello sul quale si basa la cartografia è stato elaborato nel 2021. L’Allegato 7 del Piano comunale di Protezione civile, invece, è stato aggiornato nel dicembre 2025 utilizzando le informazioni dell’anagrafe comunale al 30 settembre dello stesso anno.

Il documento è stato successivamente approvato dal consiglio comunale il 10 aprile 2026. Si tratta quindi di una fotografia aggiornata della popolazione che vive nelle aree individuate da una simulazione precedente.

Un elemento che apre anche una domanda importante: quanto le trasformazioni della città, gli interventi sugli argini e le nuove infrastrutture realizzate negli ultimi anni abbiano eventualmente modificato le condizioni considerate dal modello del 2021.

È un aspetto sul quale sarà interessante conoscere la valutazione aggiornata dei tecnici della Protezione civile.

Sessant’anni dopo, la memoria e la prevenzione

Il 4 novembre 1966 non appartiene soltanto agli archivi fotografici o ai racconti di chi c’era.

Per Grosseto è una data che ha segnato profondamente la storia della città e il rapporto con l’Ombrone, un fiume che ha accompagnato nei secoli lo sviluppo della Maremma, ma che ha anche mostrato tutta la propria forza nelle grandi piene.

Oggi esistono difese, sistemi di monitoraggio e strumenti di pianificazione che allora non erano disponibili nelle forme attuali. Le mappe e i numeri della Protezione civile raccontano proprio questo cambiamento.

Ma pongono anche una domanda molto concreta: quanti grossetani sanno in quale settore del Piano di evacuazione si trova la propria abitazione? E quanti conoscono le procedure da seguire se dovesse scattare un’emergenza?

A sessant’anni dalla grande alluvione, ricordare quello che è accaduto significa anche conoscere meglio la città nella quale viviamo e gli strumenti predisposti per proteggerla.

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