MONTE ARGENTARIO. Gli squali sono anche nelle acque della Maremma. Non solo: alcune delle coste dell’Argentario sono diventate uno dei più importanti siti di riproduzione dello squalo gattopardo (Scyliorhinus stellaris), una specie mediterranea sempre più rara e oggi vicina al rischio di estinzione.
Da anni il Centro Studi Squali di Massa Marittima, guidato dal professor Primo Micarelli, porta avanti un monitoraggio scientifico per individuare, censire e proteggere le aree dove le femmine depongono le uova. E proprio oggi, giovedì 2 luglio, si è conclusa una nuova campagna di ricerca guidata dalla scienziata del mare Francesca Reinero, insieme a un team di sette ricercatori.
Un lavoro prezioso che si svolge in collaborazione con il Diving Argentario e che potrebbe fornire gli elementi scientifici necessari per chiedere future aree di tutela dedicate a questa specie.
Un “asilo” naturale per gli squali della Maremma
Lo squalo gattopardo può raggiungere un metro e mezzo di lunghezza ed è facilmente riconoscibile dalla caratteristica livrea ricoperta di grandi macchie scure. È una specie schiva, che vive prevalentemente tra gli anfratti rocciosi e le praterie di gorgonie rosse, generalmente tra i 25 e i 50 metri di profondità. Per questo motivo è praticamente impossibile incontrarlo facendo il bagno vicino alla riva.
Le femmine depongono le loro uova sui rami delle gorgonie, dove rimangono ancorate fino alla schiusa.
Dal 2018 trovate circa 200 uova in nove siti diversi
Il progetto di monitoraggio è iniziato nel 2018 e prosegue ogni anno con immersioni mensili tra la primavera e l’inizio dell’estate.
Fino ad oggi i ricercatori hanno individuato circa 200 uova distribuite in nove differenti siti dell’Argentario.
Le principali aree di deposizione sono: l’Argentarola, la Grotta del Corallo, Cala Grande, Punta a Bove, Cala della Maddalena e Punta Scaletta, a Giannutri.
Negli anni il numero delle uova cambia sensibilmente: «Lo scorso anno ne abbiamo censite circa 70, quest’anno siamo intorno alle 35. Era già successo anche in passato: la popolazione oscilla molto e dipende dalle diverse aree di deposizione», spiega Francesca Reinero. È invece molto difficile stabilire quanti piccoli squali riescano effettivamente a nascere ogni anno.
All’Argentarola avvistati anche gli adulti
Una delle scoperte più interessanti riguarda proprio l’Argentarola, dove durante il monitoraggio sono stati osservati anche due esemplari adulti. Un elemento importante perché lascia ipotizzare che questa zona non sia soltanto un luogo dove vengono deposte le uova, ma possa rappresentare anche una vera e propria nursery, cioè un habitat dove crescono i giovani squali. Per confermare questa ipotesi serviranno però ulteriori anni di ricerca.
«Qui non c’è un’area marina protetta, eppure è fondamentale»
Perché proprio l’Argentario? «Sono aree che oggi non sono protette — spiega Francesca Reinero — eppure rappresentano importanti siti di deposizione delle uova. È fondamentale continuare a osservare, monitorare e mappare i luoghi dove le femmine gravide depongono».

L’obiettivo finale è chiaro: «La speranza è che tutta questa attività scientifica permetta in futuro di istituire aree marine protette oppure specifiche aree di salvaguardia dedicate allo squalo gattopardo, una specie ormai molto vicina alla minaccia di estinzione. E in questo lavoro è fondamentale anche la collaborazione dei vari diving»
Il mare sempre più caldo spinge le uova in profondità
Tra i dati che preoccupano maggiormente i ricercatori c’è anche l’effetto del cambiamento climatico. Negli ultimi anni la temperatura del mare è aumentata mediamente di uno o due gradi, un valore che per gli ecosistemi marini rappresenta un cambiamento enorme. Le femmine stanno modificando anche il comportamento riproduttivo.
«Fino a due anni fa trovavamo la maggior parte delle uova tra i 25 e i 30 metri. Oggi dobbiamo scendere spesso tra i 35 e i 40 metri» spiega Reinero.
Il progressivo riscaldamento delle acque sta quindi spingendo la specie a cercare ambienti sempre più profondi e freschi.
Lo squalo gattopardo è sempre più raro
La diminuzione della popolazione è ormai evidente. Secondo i ricercatori la causa principale resta l’eccessiva pressione della pesca. Lo squalo gattopardo, infatti, è una specie commercializzata e destinata anche all’alimentazione. «Viene pescato e consumato. Molte persone non lo sanno, ma il gattopardo finisce ancora sulle tavole e viene venduto anche nei supermercati» spiega la scienziata del mare.
Per questo il monitoraggio assume un valore ancora maggiore: conoscere dove la specie si riproduce significa poter individuare le aree più importanti da proteggere.
In Maremma vivono diverse specie di squali
Il gattopardo non è l’unico squalo presente nel mare della Toscana meridionale. Nelle acque della Maremma possono essere osservate anche altre specie come il mako, la verdesca e, in passato, anche lo squalo bianco, oggi sempre più raro.
Complessivamente nel Mediterraneo sono presenti 49 specie di squali, la maggior parte delle quali non rappresenta alcun pericolo per l’uomo. Lo squalo gattopardo, in particolare, vive lontano dalla superficie, predilige fondali profondi e rocciosi e difficilmente si avvicina alle zone frequentate dai bagnanti.





