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Giorgia, e il coraggio di vincere contro se stessi

Il disturbo di Giorgia è una di quelle malattie vittime di disinformazione, sulle quali si sa poco, ma che parlano di dolore e anche di morte, il suo appello non lascia spazio alla sottovalutazione

GROSSETO. Una giovane ragazza di 23 anni che combatte contro i mostri.

Non è un racconto di fantascienza o una favola per bambini, ma la realtà. Ragazze come Giorgia, che ha avuto il coraggio di raccontarsi, combattono ogni giorno contro problemi che spesso vengono taciuti più per vergogna che orgoglio. Parlare della sua storia e del suo futuro, significa quindi affrontare una difficoltà ben superiore all’imbarazzo.

Giorgia, come altre ragazze come lei che però non riescono ad alzare la voce, soffre di anoressia nervosa: «Non è facile da ammettere, perché dopo averne preso consapevolezza, rendersi conto del male che possiamo fare a noi stessi è disarmante».

«Non scegliamo noi di ammalarci, non è una cosa consapevole – racconta -. Ancora oggi molte persone credono fermamente che soffrire di un disturbo del comportamento alimentare voglia dire “mancanza di attenzioni” ma non è così».

«Una persona con certi disturbi non si rende neanche conto del guaio a cui va in contro e tutto vuole fuorché sentirsi gli occhi addosso. È una malattia a tutti gli effetti, non è meno importante di altre».

Ha vaghi ricordi di quando tutto può essere iniziato. I primi segnali si sono manifestati quando ha iniziato ad evitare proprio il cibo, evitando di uscire con gli amici negli orari dei pasti soprattutto, vedendoli in orari lontani dai pasti, e inventando scuse a tavola con i suoi mangiando al massimo un boccone e allontanandosi dal pasto.

Il 2020 però se lo ricorda bene, perché non è stato per lei solo l’anno della pandemia, ma anche quello in cui ha avviato un percorso di recupero dai disturbi alimentari, che non erano più possibili da evitare e si sono manifestati in tutta la loro grandezza. La prima a preoccuparsene di più, la mamma. Il babbo, inizialmente più scettico, si è immediatamente ricreduto davanti all’evidenza.

Un dolore che arriva da se stessi

In questa società disorientata dal solo apparire, orientata alla prestazione, alla visibilità del solo successo e all’invisibilità del silenzio di chi trova una benché minima difficoltà, Giorgia ha sofferto molto più di altre persone. Da ragazza sensibile ed empatica più di altre, ha portato sulle sue spalle un dolore che era divenuto insostenibile: «Sicuramente – racconta- se sei più sensibile rispetto agli altri, ogni avvenimento incide di più sul tuo quotidiano, e se cadi è più difficile rialzarsi».

«Anche sui social – prosegue – sei davanti ad un confronto continuo con gli altri, che non fa sempre bene, porta spesso a guardare sempre all’erba del vicino e a fare paragoni non razionali con sé stessi. Le persone con disturbi come il mio sono così condizionate in negativo dall’ambiente esterno che le difficoltà le proiettano tutte sul proprio lato più debole, in questo caso il fisico; di fronte alle difficoltà viene da pensare “faccio schifo” e, senza speranza, crolliamo».

La convivenza con disturbi come quello di Giorgia è difficile, fatta di alti e bassi, momenti in cui non riesci a guardarti allo specchio e altri in cui trovi più motivazione per un compiacimento, anche se, come dice apertamente, permane sempre quel senso di disaccordo con la propria immagine.

«Un disturbo del comportamento alimentare è un male che ti corrode dentro – dice Giorgia – non hai neanche tempo di renderti conto perché ti porta via tutto: vita sociale, affetti, sentimenti, emozioni, la vita in generale. L’unica cosa che ti rimane è il cibo. L’unico obbiettivo: sabotare il cibo».

«Ma nel fare ciò – puntualizza – non realizziamo che in realtà stiamo sabotando noi stessi e chi ci sta intorno, perché non si capisce cosa ci stia succedendo. Ecco che ti ritrovi da sola, a lottare contro te stessa, che per quanto ti vuoi bene, ti odi con tutte le poche forze rimaste. Una persona con queste problematiche sa benissimo lo stato in cui è, solo che non ne vuole prendere coscienza finché non viene scossa, almeno questo è ciò che è successo a me».

L’aiuto

Vista l’esperienza fatta, Giorgia è convinta: «Servono degli aiuti, servono dei professionisti e serve la famiglia in queste circostanze così tanto delicate e ancora, ahimè, così poco conosciute. L’associazione Perle di Grosseto, per esempio, in questo senso, fa un lavoro ottimo e pressoché futuristico per quella che è la mentalità di questa città. Riesce a lavorare sulla persona interessata ma anche sulla famiglia e su tutto il contorno. A me ha dato tanto, insieme al percorso fatto insieme al mio nutrizionista che, con il suo lavoro in punta di piedi, mi ha aperto piano piano gli occhi».

Come racconta i disturbi alimentari di una persona intaccano la vita propria e delle persone vicine, per questo anche l’informazione, la sensibilizzazione, e la prevenzione, sono fondamentali, e fortunatamente il problema di Giorgia è stato intercettato in tempo, non si è acutizzato, come riporta: «Non c’è stato bisogno di ricoveri o altre terapie fortunatamente. Solo di un buon supporto psicologico e del nutrizionista».

«Nel tempo – ricorda -mi sono confrontata con altre ragazze che soffrono del mio stesso problema. Alcune purtroppo non ci sono più. Ma sono disturbi che possono essere alleviati specialmente se presi in tempo, e il supporto è fondamentale. Con l’associazione Perle stiamo facendo un gran lavoro. Vorrei dire che è anche grazie a realtà come questa che molte persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione, non sono più sole: siate liberi di star bene, ve lo meritate».

L’associazione Perle

La fortuna di Giorgia in questo caso è stata anche quella di trovare persone competenti che la hanno supportata pian piano a portare il “fardello”, aprendole gli occhi su una realtà che aveva iniziato a farle solo male.

L’associazione Perle, come lei stessa riconosce, sta facendo un duro lavoro sul lato del supporto, della sensibilizzazione e dell’informazione. Come racconta anche la presidente Mariella Falsini: «Siamo attivi dal 2004 e siamo l’unica associazione che si occupa di disturbi dell’alimentazione sul territorio, avvalendosi sia di volontari ma anche di terapisti e personale altamente specializzato. Promuoviamo anche attività a livello nazionale, il 15 di marzo, ad esempio, saremo alla Camera dei deputati».

In occasione della Giornata nazionale del #FiocchettoLilla, infatti, si terrà alla Camera dei Deputati un convegno dedicato alla problematica dei disturbi del comportamento alimentare.
Aprirà i lavori il Presidente della Camera, Roberto Fico e l’evento sarà trasmesso in diretta video sui canali web della Camera dei Deputati all’indirizzo https://webtv.camera.it/.

«La politica trasversalmente ha deciso di inserire nella Legge di bilancio anche un sostegno ai disturbi del comportamento alimentare, 25 milioni in due anni, non molti ma è un inizio. Il coronamento di un percorso iniziato quell’8 ottobre in cui scendemmo nelle piazze col “movimento lilla”. In quell’occasione fummo ricevuti dal sottosegretario Sileri, e ora stiamo riscuotendo i primi risultati. È un traguardo importante, l’ultimo report parla di 3.000 morti, e la pandemia ha aggravato la situazione, questi disturbi non vanno sottovalutati».

«Siamo stati noi da Grosseto – conclude – tramite la dottoressa Simona Corridori a lanciare il “Codice lilla”, nato dalla sua tesi universitaria e ripreso poi dal Ministero della Salute: un percorso che tende a creare un supporto concreto per chi è affetto da disturbi del comportamento alimentare, creandogli una rete attorno».

Sito dell’associazionePagina FacebookTelefono: 3939939444 E-mail.

 

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