Fieracavalli, a Verona arriva la Maremma dei butteri: dai puledri alle bambine di 2 anni. Ecco chi porterà in fiera la nostra terra | MaremmaOggi Skip to content

Fieracavalli, a Verona arriva la Maremma dei butteri: dai puledri alle bambine di 2 anni. Ecco chi porterà in fiera la nostra terra

Dalle campagne di Grosseto all’Alta Maremma e alla Val di Cornia, cavalieri, allevatori e amazzoni porteranno a Verona la storia di una terra che vive ancora a cavallo. Tra i protagonisti due bambine di appena due e quattro anni, una giovane campionessa italiana, i gruppi storici dei butteri e Rocco Toscani, con un progetto innovativo. E c’è anche un messaggio importante dedicato alle donne.
La Maremma torna protagonista con i suoi butteri alla 128esima edizione di Fieracavalli Verona

MAREMMA. Ci sono tradizioni che non si imparano sui libri, ma si tramandano attraverso i gesti, le mani, il lavoro e la pazienza. Basta osservare un buttero che conduce una mandria, il modo in cui il suo cavallo risponde a un movimento quasi impercettibile, oppure la naturalezza con cui un bambino si avvicina per la prima volta a un puledro, per capire quanto il mondo equestre sia ancora profondamente legato all’identità della Maremma.

Ed è proprio questa Maremma, fatta di uomini e donne che hanno scelto di custodire un mestiere antico senza rinunciare a guardare avanti, che dal 5 all’8 novembre sarà protagonista a Fieracavalli di Verona, uno degli appuntamenti più importanti del panorama equestre internazionale.

A rappresentarla arriveranno butteri, allevatori, cavalieri e amazzoni dalla provincia di Grosseto, dall’Alta Maremma e dal territorio che si estende verso la Val di Cornia e la Costa degli Etruschi. Non soltanto esibizioni spettacolari, ma storie di famiglie, di amicizie, di cavalli allevati con passione e di una cultura che continua a rinnovarsi, senza perdere il legame con le proprie radici.

Sante Rossi

E quest’anno, accanto ai protagonisti più esperti, ci saranno anche due bambine piccolissime, una giovane atleta capace di conquistare il podio europeo e un progetto fotografico che promette di raccontare il mondo dei cavalli da una prospettiva completamente diversa.

La Razzetta e la Fattoria di Pomonte: quattro cavalle e quattro puledri raccontano il lavoro dei butteri

Alcuni dei cavalli presenti in fiera

Tra i gruppi della provincia di Grosseto pronti alla trasferta veronese ci sono La Razzetta di Grosseto e la Fattoria di Pomonte, due realtà che hanno scelto di presentarsi insieme con un’esibizione dedicata a uno degli aspetti più autentici della tradizione maremmana: il rapporto tra il buttero e i cavalli allevati allo stato brado.

«Noi siamo due gruppi insieme della provincia. Uno si chiama La Razzetta, che è di Grosseto, e un altro è la Fattoria di Pomonte», viene spiegato durante i preparativi della trasferta da Mariano Molinari.

Mariano Molinari, Francesco Ferretti

Al centro dell’esibizione ci sarà proprio una razzetta, termine che nel linguaggio dell’allevamento tradizionale indica un piccolo gruppo di fattrici. A Verona saranno portate quattro cavalle brade accompagnate dai loro quattro puledri, protagoniste di una dimostrazione che vuole far conoscere al pubblico come si lavorava, e in parte si lavora ancora, nelle grandi tenute maremmane.

«Noi presentiamo un numero che rappresenta il lavoro, quindi la conduzione del branco, lo sbrancamento, una serie di evoluzioni con queste fattrici brade e i loro puledri».

È proprio questo uno degli elementi più interessanti della partecipazione maremmana. Non si tratterà semplicemente di far correre i cavalli davanti agli spettatori, ma di mostrare una parte del lavoro quotidiano dei butteri, dove la forza conta meno dell’esperienza e ogni movimento deve essere calibrato, soprattutto quando si conducono cavalle con i loro piccoli.

Tra i nomi legati ai gruppi ci sono Francesco Ferretti, della Razzetta, Federico Sgherri, della Fattoria di Pomonte, e Luca Merelli, altro protagonista del mondo equestre maremmano.

Per loro sarà anche un ritorno a Verona dopo l’esperienza dello scorso anno, quando i butteri avevano preso parte al Gran Galà, il grande spettacolo collettivo come viene da loro ricordato. Una partecipazione imponente, che aveva coinvolto quasi quaranta cavalli complessivamente tra soggetti montati, animali in libertà e puledri.

Quest’anno, però, la formula cambia.

«Quest’anno il galà non c’è e quindi noi ci esibiamo nel padiglione dell’Aia, Associazione italiana allevatori, dove ci sono tutte le razze italiane, in rappresentanza del cavallo maremmano».

Sono previste anche altre occasioni di esibizione durante i quattro giorni della manifestazione, con la possibilità di partecipare ad alcune iniziative collettive ancora da definire.

Un’opportunità importante per far conoscere a migliaia di visitatori non soltanto la spettacolarità delle figure equestri, ma anche la realtà di un lavoro che per secoli ha accompagnato la vita delle campagne grossetane.

Il primo incontro con un puledro: quando tutto comincia da un gesto gentile

Luca Merelli

Ma il rapporto tra l’uomo e il cavallo nasce molto prima delle esibizioni, delle gare e delle selle. Comincia spesso con un incontro, con una mano che si avvicina lentamente e si lascia annusare e con un giovane animale che deve imparare a riconoscere nell’essere umano una presenza di cui potersi fidare.

È uno degli aspetti più delicati del lavoro con i cavalli, sul quale si sofferma anche Luca Merelli, richiamando l’importanza dell’approccio al puledro e della relazione che si costruisce fin dai suoi primi contatti con l’uomo.

Perché un puledro non conosce ancora le nostre intenzioni. Può essere incuriosito dalla presenza di una persona, ma anche spaventarsi per un movimento improvviso, una voce troppo alta o un gesto che non riesce a comprendere.

E allora il segreto non è cercare di imporsi, ma imparare ad aspettare, rispettando i suoi tempi, osservando le sue reazioni e lasciando che la curiosità si trasformi, poco alla volta, in fiducia.

È forse uno degli insegnamenti più belli che il mondo dei cavalli possa offrire: la fiducia non si pretende, si conquista.

C’è una dolcezza particolare in questo rapporto. Nel vedere un puledro che inizialmente resta vicino alla madre e poi, quasi per curiosità, prende coraggio, si avvicina, annusa e comincia a scoprire il mondo che lo circonda.

Dietro un gesto apparentemente semplice ci sono pazienza, esperienza e una sensibilità che nessun esercizio spettacolare può sostituire.

Ed è proprio questa attenzione che dà valore al lavoro dei butteri e degli allevatori, perché saper condurre un cavallo significa prima di tutto conoscerlo, comprenderne i comportamenti e riconoscere i suoi bisogni.

Le quattro fattrici e i loro puledri che arriveranno a Verona racconteranno anche questo: un mondo nel quale la tradizione non si misura soltanto nella bravura di chi monta a cavallo, ma soprattutto nella qualità del rapporto che riesce a costruire con gli animali.

Battito Buttero, la tradizione che passa dai grandi ai bambini

Sante Rossi

C’è poi un’altra storia che merita di essere raccontata, perché parla soprattutto di futuro.

È quella dell’associazione Battito Buttero, nata nel 2022 e legata all’azienda agricola Badia Vecchia, nella Maremma grossetana, dove il presidente Loriano Bargagli alleva e addestra bovini di razza maremmana.

Il gruppo riunisce persone accomunate dall’amore per la propria terra, ma soprattutto dalla volontà di conservare una tradizione che per alcuni dei suoi componenti non è affatto una rievocazione storica. Tra loro, infatti, ci sono ancora butteri e allevatori che lavorano quotidianamente con il bestiame, utilizzando il cavallo per la gestione delle mandrie. Una distinzione importante, perché significa che il mestiere del buttero, pur profondamente cambiato rispetto al passato, non appartiene soltanto alle fotografie in bianco e nero o ai racconti dei nonni.

Nella presentazione dell’associazione, i componenti sottolineano un concetto che racchiude il senso della loro attività: «Il Buttero ed il suo cavallo erano e sono parte di questa realtà».

Ed è proprio quel verbo al presente, sono, a fare la differenza.

Perché in Maremma ci sono ancora aziende nelle quali il lavoro con i bovini richiede la presenza di un cavaliere esperto, capace di muoversi tra gli animali e di gestire le mandrie in condizioni che spesso rendono difficile l’impiego di altri mezzi.

Ma Battito Buttero non guarda soltanto al passato. Al contrario, tra i suoi obiettivi c’è quello di avvicinare nuove generazioni alla cultura equestre e di valorizzare il cavallo maremmano anche nelle discipline sportive.

Un impegno che il gruppo riassume così: «Siamo fieri di rappresentare il nostro Cavallo Maremmano e la nostra bella Terra raccontando la storia e la tradizione di un passato ancora presente».

Viola ed Elena, due piccole amazzoni con gli occhi pieni di meraviglia

Viola Primavera a destra e Elena Rossi Zanelli a sinistra

E poi ci sono loro, Viola Primavera, quattro anni, ed Elena Rossi Zanelli, appena due, due bambine così piccole da sembrare quasi uscite da una fotografia di altri tempi, eppure già parte di un mondo fatto di cavalli, di tradizioni e di famiglie che hanno scelto di trasmettere ai figli l’amore per la propria terra.

Viola è figlia di Nicola Primavera e Ilaria Righi, mentre Elena è figlia di Sante Rossi e Sophia Zanelli.

Ilaria Righi

A quell’età il mondo è ancora una scoperta continua, e un cavallo, con i suoi occhi grandi, il muso morbido e il respiro caldo, può diventare una creatura straordinaria, capace di suscitare insieme stupore, curiosità e una tenerezza infinita.

C’è qualcosa di profondamente dolce nell’immaginare queste due bambine accanto ai grandi cavalieri della Maremma. Le loro manine ancora piccole, i sorrisi, la meraviglia davanti ad animali tanto più grandi di loro e quella fiducia spontanea che soltanto i bambini sanno regalare.

Viola ed Elena non hanno ancora l’età per comprendere quanta storia si nasconda dietro una sella maremmana o un cappello da buttero, ma stanno già imparando la cosa più importante: amare gli animali, conoscerli e rispettarli.

Ed è anche attraverso di loro che una tradizione antichissima continua a trovare nuove strade, passando dai nonni ai genitori e dai genitori ai figli, senza bisogno di tante spiegazioni.

Perché magari un giorno, quando saranno grandi, Viola ed Elena non ricorderanno ogni momento di questa trasferta a Verona, ma resteranno le fotografie, i racconti dei genitori e la consapevolezza di essere cresciute dentro una storia che appartiene alla loro terra.

E forse è proprio questa una delle immagini più belle da portare a Fieracavalli: due bambine che rappresentano il domani, accanto a uomini e donne che custodiscono il passato, tutti uniti dalla stessa passione.

Le donne, i cavalli e il valore del rispetto: il messaggio di Ilaria Righi

Buttere a cavallo

La presenza femminile nel mondo dei butteri racconta anche un cambiamento importante. Perché quello che nell’immaginario collettivo è sempre stato un mestiere da uomini è oggi una realtà nella quale le donne sono protagoniste, lavorano con gli animali, partecipano alle esibizioni e raggiungono risultati sportivi di assoluto prestigio.

Tra loro ci sono Ilaria Righi e Lisa Giorli, insieme alle altre amazzoni che contribuiscono a mantenere vive le tradizioni della Maremma.

Lisa Giorli

Ed è proprio Ilaria Righi, parlando della partecipazione a Fieracavalli, a richiamare anche un tema che va oltre il mondo equestre, sottolineando il significato particolare del mese di novembre, dedicato alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.

Il 25 novembre ricorre infatti la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999, una ricorrenza che richiama l’attenzione sulla necessità di contrastare non soltanto la violenza fisica, ma anche quella psicologica e ogni forma di sopraffazione.

Il riferimento assume un significato particolare in un ambiente che per tanto tempo è stato raccontato soprattutto attraverso figure maschili, ma nel quale le donne hanno sempre avuto un ruolo importante, anche quando il loro contributo rimaneva lontano dai riflettori.

Oggi le amazzoni dimostrano ogni giorno che la capacità di lavorare con un cavallo non dipende dal genere, ma dalla sensibilità, dalla preparazione, dalla determinazione e dalla fiducia che si riesce a costruire con l’animale.

La riflessione va naturalmente oltre la fiera e le tradizioni equestri. Parlare di rispetto significa anche educare le nuove generazioni a riconoscere la dignità, la libertà e il valore di ogni persona, rifiutando quella cultura del possesso e della prevaricazione che può alimentare la violenza.

Un messaggio che trova una suggestione particolare proprio accanto alle storie delle piccole Viola ed Elena e a quella dei giovani cavalli che imparano, attraverso un rapporto fatto di pazienza e attenzione, a fidarsi dell’uomo.

Sono esperienze profondamente diverse, che non devono essere confuse, ma che ricordano quanto l’educazione al rispetto sia importante fin dai primi anni di vita.

E così, tra l’emozione di una grande manifestazione internazionale e l’orgoglio di rappresentare la propria terra, la Maremma porterà a Verona anche il volto di donne capaci di custodire la tradizione e, nello stesso tempo, contribuire a cambiarla.

Tessa Tollapi, il talento della Maremma che ha conquistato il bronzo europeo

Tessa Tollapi

Ma la passione per i cavalli non vive soltanto nelle tradizioni. Può trasformarsi anche in talento sportivo, sacrificio e risultati di livello internazionale.

Lo dimostra la storia di Tessa Tollapi, giovane campionessa italiana di Working Equitation, una disciplina che mette alla prova l’abilità del binomio cavallo-cavaliere attraverso esercizi di precisione, attitudine e velocità.

Tessa è uno dei nomi di cui il gruppo Battito Buttero va particolarmente orgoglioso.

Nel 2025 ha partecipato ai Campionati europei giovanili di Working Equitation di Les Herbiers, in Francia, conquistando una prestigiosa medaglia di bronzo nella prova individuale di velocità.

Un risultato che testimonia quanto il movimento equestre italiano possa dare voce e contare su giovani atleti di valore e quanto la tradizione della monta da lavoro abbia saputo trasformarsi anche in una disciplina sportiva moderna e competitiva.

Dietro una medaglia, però, ci sono soprattutto anni di allenamento, giornate trascorse in scuderia e quel rapporto di fiducia con il proprio cavallo che non si costruisce dall’oggi al domani. Ed è proprio questo il filo che unisce la giovane atleta ai butteri più esperti: cambiano le discipline, le selle, le regole e gli obiettivi, ma rimane identica la necessità di conoscere profondamente il proprio compagno di lavoro o di gara.

Il cavallo maremmano, una storia antichissima che continua a guardare avanti

La vacche maremmane con Loriano Bargagli

A Verona ci sarà naturalmente anche l’Anam, l’Associazione nazionale allevatori del cavallo di razza maremmana, una delle realtà più importanti nella tutela e nella valorizzazione di questo patrimonio.

Un mondo raccontato anche attraverso le esperienze e le conoscenze di Paola Tonelli e Mariano Molinari, insieme ad allevatori, appassionati e professionisti che contribuiscono alla diffusione della razza.

La storia del cavallo maremmano affonda le radici in tempi lontanissimi, con testimonianze di popolazioni equine lungo il litorale tirrenico che risalgono alla civiltà etrusca.

Nei secoli questa razza si è trasformata, conservando però alcune caratteristiche fondamentali: la rusticità, la resistenza, la capacità di adattarsi ad ambienti difficili e quella particolare affidabilità che l’ha resa per generazioni la compagna ideale dei butteri. Dopo la Seconda guerra mondiale il cavallo maremmano rischiò persino di scomparire, ma grazie all’impegno degli allevatori della Toscana e del Lazio e alla successiva organizzazione della selezione genealogica riuscì a ritrovare una prospettiva.

Oggi non è più soltanto il cavallo delle mandrie, ma anche un animale versatile, utilizzato nell’equitazione da campagna, nel trekking, nella monta da lavoro e nelle discipline sportive.

La sua storia comprende anche successi prestigiosi, come quelli di Ursus del Lasco, allevato all’Alberese e portato ai vertici delle competizioni internazionali dal grande cavaliere Graziano Mancinelli.

A Fieracavalli il pubblico potrà apprezzare proprio questa doppia anima del maremmano, attraverso le presentazioni degli allevatori, le valutazioni morfologiche e le dimostrazioni delle sue attitudini.

Tra gli appuntamenti più importanti ci sarà la 46ª Mostra nazionale del cavallo maremmano, inserita nel programma dedicato alle razze equine italiane.

Non sarà soltanto una vetrina delle caratteristiche morfologiche degli animali, ma anche del lavoro di selezione che permette a una razza antica di mantenere la propria identità e, contemporaneamente, migliorare le sue caratteristiche.

Dall’Alta Maremma arriva Rocco Toscani: fotografia, cowboy e un nuovo modo di vivere la fiera

Rocco Toscani con i suoi cavalli, foto di Tony Thorimbert

A rappresentare il territorio dell’Alta Maremma e della Costa degli Etruschi ci sarà anche un progetto particolarmente innovativo, destinato ad attirare l’attenzione non soltanto degli appassionati di cavalli.

È quello di Rocco Toscani e del suo Toscani Ranch, realtà radicata sulle colline di Casale Marittimo, che quest’anno porterà a Verona una reinterpretazione contemporanea della cultura western.

La location sarà l’area esterna C, dove un grande tendone rosso e giallo farà da cornice a un’esperienza pensata per unire il mondo equestre, la fotografia, lo stile di vita cowboy e la gastronomia.

A trent’anni dalla sua prima apparizione a Fieracavalli, tornerà infatti il truck Toscani Ranch, destinato a diventare il centro di un progetto che accompagnerà i visitatori per tutti e quattro i giorni della manifestazione.

Rocco Toscani racconterà attraverso il suo obiettivo i cavalli e i loro cavalieri, cercando di cogliere quella relazione particolare che nasce dalla vita condivisa e dalla fiducia reciproca.

Un modo per portare l’identità del mondo equestre anche fuori dalle arene, trasformandola in un racconto contemporaneo fatto di immagini, volti e storie.

Non mancherà una componente gastronomica, curata da Filippo Polidori, mentre nello stesso spazio sarà presente anche il marchio di cappelli Superduper, con una collezione speciale dedicata a Fieracavalli. Una proposta che dimostra come la cultura del cavallo possa dialogare con mondi apparentemente lontani, dalla fotografia alla moda, senza perdere quel legame con la libertà e la natura che ne rappresenta una delle caratteristiche più affascinanti.

Fieracavalli 2026: oltre 2.400 cavalli e quattro giorni di spettacolo

La manifestazione veronese, giunta alla 128ª edizione, aprirà i battenti giovedì 5 novembre e proseguirà fino a domenica 8, trasformando i padiglioni di Veronafiere in una grande capitale internazionale del cavallo.

Sono attesi oltre 2.400 cavalli appartenenti a 60 razze, con un programma che comprende competizioni sportive, spettacoli, dimostrazioni e attività per le famiglie.

Il cuore della presenza del cavallo maremmano sarà il padiglione 10, dedicato alle razze italiane, dove troveranno spazio 25 razze equine e sette asinine, mentre il padiglione 11 ospiterà il Westernshow con le discipline dell’equitazione americana, dal Team Penning al Ranch Sorting, fino al Reining.

Grande attenzione anche al salto ostacoli internazionale, con la tappa italiana della Longines FEI Jumping World Cup, il cui Gran Premio è in programma domenica 8 novembre.

Ma per chi arriva dalla Maremma, oltre ai grandi campioni e agli appuntamenti internazionali, ci sarà soprattutto l’emozione di vedere riconosciuta una parte importante della propria identità.

Una terra che continua a vivere a cavallo

In fondo, è questo il significato più bello della trasferta veronese. Ci saranno i butteri esperti, capaci di guidare un branco con gesti tramandati da generazioni. Ci saranno le cavalle e i loro puledri, che ricordano quanto il rapporto con gli animali sia ancora parte della vita delle campagne maremmane.

Ci saranno uomini e donne che hanno fatto dell’allevamento una professione, giovani atleti che sognano nuove medaglie e famiglie che stanno insegnando ai propri figli ad amare una tradizione antica.

Ci saranno le donne, con la loro determinazione, la loro sensibilità e il desiderio di costruire un futuro nel quale il rispetto sia un valore condiviso.

E ci saranno anche Viola ed Elena, due bambine che hanno davanti a sé tutta la vita per scoprire cosa significhi appartenere a questa terra.

Per quattro giorni la Maremma cambierà scenario, lasciando le sue colline, i pascoli e le grandi tenute per entrare nelle arene di Verona.

Ma porterà con sé qualcosa che nessuna fiera può costruire artificialmente: una tradizione che non ha bisogno di essere inventata, perché continua a vivere ogni giorno, insieme ai suoi cavalli.

 

 

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