Alluvione Grosseto 1966, discesa sull'Ombrone 60 anni dopo | MaremmaOggi Skip to content

Sessant’anni dopo l’alluvione tornano sull’Ombrone: «Mai visto così poca acqua»

Sette tecnici di Terramare Uisp hanno percorso quattro chilometri sull’Ombrone per commemorare l’alluvione del 4 novembre 1966. Partenza dal Berrettino, dove il fiume ruppe gli argini. Zaccherotti: «Va rispettato, valorizzato e monitorato»
Due momenti della discesa sull'Ombrone di Terramare 60 anni dopo l'alluvione
Due momenti della discesa sull’Ombrone di Terramare 60 anni dopo l’alluvione

GROSSETO. Sessant’anni fa, proprio in queste ore, l’Ombrone rompeva gli argini e si riversava su Grosseto, trasformando strade e piazze in un’immensa distesa d’acqua e fango. Oggi, 4 novembre 2026, sette appassionati di kayak e rafting sono tornati su quel fiume per ricordare una delle pagine più drammatiche della storia cittadina. Ma con una sorpresa amara: il livello dell’acqua era bassissimo, ben al di sotto della media stagionale, tanto da rendere più impegnativa la navigazione.

Un contrasto che racconta due facce dello stesso fiume, capace di trasformarsi in una forza devastante durante le piene e di mostrare, in altri periodi, una portata ridotta.

La discesa commemorativa è stata organizzata dall’associazione Terramare Uisp, che da oltre quindici anni promuove attività sportive e iniziative di educazione ambientale sull’Ombrone.

Quattro chilometri percorsi sull’acqua, sette tecnici sportivi e un punto di partenza carico di significato: il Berrettino, in fondo a via de’ Barberi, dove il 4 novembre 1966 si verificò una delle rotture degli argini che provocarono l’alluvione di Grosseto.

Il ritorno nel luogo in cui l’Ombrone ruppe gli argini

La scelta del Berrettino non è stata casuale. La mattina del 4 novembre 1966, dopo piogge eccezionali su tutto il bacino, l’Ombrone raggiunse una piena devastante. Gli argini cedettero in diversi punti, fra il Berrettino, la Grancia e la zona dell’allora Motel Agip, lasciando che milioni di metri cubi d’acqua si riversassero verso la città.

In poco tempo Grosseto fu sommersa. Le strade diventarono canali, le abitazioni furono invase dall’acqua, migliaia di persone dovettero affrontare ore drammatiche.

Una tragedia rimasta impressa nella memoria collettiva, che ancora oggi rappresenta un riferimento fondamentale quando si parla di sicurezza idraulica e protezione civile.

Proprio da quel luogo, sessant’anni dopo, i sette partecipanti hanno voluto affidare al fiume un messaggio diverso: ricordare il passato, rispettare la natura e dimostrare che l’Ombrone può diventare anche una risorsa per il futuro della Maremma.

Zaccherotti: «Il fiume va rispettato, valorizzato e monitorato»

A spiegare il significato dell’iniziativa è Maurizio Zaccherotti, presidente dell’associazione Terramare e coordinatore nazionale Uisp Acquaviva.

«L’obiettivo era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del fiume, che va rispettato, valorizzato ma allo stesso tempo monitorato».

Un messaggio che, nel giorno del sessantesimo anniversario dell’alluvione, assume un significato particolare. La valorizzazione dell’Ombrone non può infatti prescindere dalla consapevolezza dei rischi che un corso d’acqua può rappresentare e dalla necessità di mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza.

Ma c’è anche un’altra prospettiva, quella di un fiume che può essere vissuto attraverso attività sportive, turismo sostenibile, conoscenza dell’ambiente e iniziative rivolte ai giovani.

«Con oggi si apre ufficialmente la stagione fluviale della nostra associazione – spiega Zaccherotti – che coinvolgerà scuole e gruppi organizzati che intendono esplorare l’Ombrone e fare attività sportiva outdoor».

Quindici anni di attività e oltre cento studenti sul fiume

L’iniziativa commemorativa è anche l’occasione per fare il punto sul lavoro svolto negli anni da Terramare. «Da oltre 15 anni stiamo sviluppando queste attività e adesso cominciamo a raccogliere i risultati – sottolinea Zaccherotti –. Basta pensare all’ultima edizione del Palio Rafting Studentesco che ha visto la partecipazione di oltre 100 studenti, oppure di ViviFiume 2026 che ha coinvolto tantissime persone».

Numeri che raccontano un interesse crescente per le attività all’aria aperta e, in particolare, per un ambiente naturale che per molto tempo è stato percepito soprattutto come un elemento da cui difendersi.

Le discese in rafting, il kayak e le iniziative con le scuole permettono invece di avvicinarsi al fiume in modo diverso, imparando a conoscerne gli ecosistemi, il paesaggio e le caratteristiche.

L’obiettivo è far crescere anche intorno all’Ombrone una cultura degli sport fluviali, capace di coniugare educazione ambientale, promozione del territorio e opportunità turistico-sportive.

In acqua anche i pionieri della canoa maremmana

La giornata ha avuto anche il sapore di una piccola rimpatriata fra generazioni di appassionati.

Fra i partecipanti alla discesa c’erano infatti alcuni dei protagonisti che, molti anni fa, contribuirono alla nascita e alla diffusione delle attività di canoa sul territorio grossetano.

«Oggi abbiamo radunato coloro che un tempo dettero vita alle attività dell’ex Canoa Club di Istia e al settore Acquaviva Grosseto e che sono diventati poi i nostri maestri di canoa», racconta Zaccherotti.

A tornare sull’Ombrone sono stati Stefano Terenzi, Claudio Venturi e Massimo Contri, insieme agli amici pagaiatori Fabio Dolci, Roberto Vetrallini e Marco Borragine.

Persone accomunate dalla passione per il fiume e per gli sport acquatici, che hanno contribuito negli anni a trasmettere conoscenze ed esperienze alle nuove generazioni.

La loro presenza ha dato alla commemorazione un significato ulteriore: non soltanto il ricordo di ciò che accadde nel 1966, ma anche la continuità di una tradizione sportiva che ha trovato proprio nell’Ombrone il suo luogo di riferimento.

Sessant’anni dopo, un fiume da conoscere e proteggere

Il 4 novembre 1966 resta una data impossibile da dimenticare per Grosseto. E il fatto che, a sessant’anni di distanza, l’Ombrone continui a essere al centro della vita cittadina dimostra quanto profondo sia il legame fra il fiume e il territorio.

Oggi le sue acque scorrevano molto più basse di quanto ci si attenderebbe in questa stagione. Un dato osservato dai partecipanti, che riporta l’attenzione anche sulla variabilità delle condizioni del fiume e sull’importanza di conoscerne e seguirne l’evoluzione.

Il messaggio dei sette partecipanti alla discesa è semplice: l’Ombrone non deve essere soltanto ricordato per la paura che provocò sessant’anni fa. Deve essere rispettato, sorvegliato e anche vissuto.

Perché la memoria dell’alluvione non sia soltanto il ricordo di una tragedia, ma diventi anche un impegno a prendersi cura del fiume e del territorio che attraversa.

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