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Don Fabio: «Claudio non vendere auto al Signore»

Una folla commossa ha salutato per l’ultima volta l’imprenditore Conte nella chiesa di San Giuseppe. Il ricordo dell’amico e giornalista Giancarlo Mallarini
Il feretro con le spoglie di Claudio Conte

GROSSETO. Gli alberi di via Sauro, bitorzoluti e spogli, sono gli stessi di tanti fa, i marciapiedi sono rimasti simili, l’atmosfera anche. In fondo alla strada, dopo una curva a destra, c’era il passaggio a livello pedonale. Sempre chiuso. Eravamo in ritardo, come sempre, non eravamo preoccupati. Come sempre. Parlare con Claudio Conte era un passatempo di ottimismo, una boccata di aria pura. Sotto il braccio i libri legati con il grosso elastico, sul viso l’ottimismo.

Una folla commossa per l’addio a Claudio Conte

Oggi, come allora, eri in via Sauro, questa volta troppo in anticipo, troppo presto per salutare tutta quella gente radunata sul sagrato del San Giuseppe. Non avevi libri, portavi te stesso insieme a quella crudele malattia, che quando si è accorta di aver sbagliato posto era ormai troppo tardi. Insieme siete entrati in chiesa, ti sei aggiustato i capelli e sorriso.

Davanti avevi Fabio Bertelli, collega, amico, poi diventato don. Ti conosceva bene questa figura fasciata da un colore viola perché ti ha descritto com’eri, nei minimi particolari. Anche il tono della voce non ricordava un prete, ma un uomo emozionato. Ti ha parlato con slancio: «Il tuo sguardo rappresentava la bellezza della persona che eri – ha detto – chi ti incontrava rimaneva affascinato dai tuoi capelli fluenti, dal gesto con cui li sistemavi».

Folla al funerale di Claudio Conte davanti alla chiesa di San Giuseppe

 La gente assorbiva le parole intuendone la profondità e la lucentezza. «La morte è bastarda – ha proseguito Bertelli – ma tu sarai per sempre Claudio Conte, cioè una grande persona. Ti consiglio di non vendere auto al Signore, vedrai che probabilmente ti nominerà suo ambasciatore». L’applauso è scoppiato senza controllo, profondo, sentito. Quando il rito è terminato sei risalito in macchina per andare al cimitero della Misericordia.
Laggiù, vicino alla ferrovia, un alito di vento ha sollevato una nuvola di polvere. Stropicciandomi gli occhi per un attimo ti ho rivisto com’eri da studente. Eri Claudio Conte, l’amico. Spero tanto non sia stato un miraggio.

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