Giancarlo Ciarpi: «Come un fratello, Claudio era Conte di nome e di fatto» Skip to content

Giancarlo Ciarpi: «Come un fratello, Claudio era Conte di nome e di fatto»

Giancarlo Ciarpi, l’amico di sempre, ricorda Claudio Conte: «Dalla prima sigaretta a quella caduta nel fango. Perdo un fratello»
Claudio Conte e Giancarlo Ciarpi durante una gita in moto, i due erano come fratelli
Claudio Conte e Giancarlo Ciarpi durante una gita in moto, i due erano come fratelli

GROSSETO. Dorme nella stanza del suo mondo, la Conte Motors. Dorme. Accanto i suoi amici, l’altro universo della sua esistenza.

Dorme. La cravatta intonata al vestito, capelli bianchi, distesi. Come sempre. Lo stile è stile, anche addormentato, anche assente. Perché la signorilità non ha confini, è eterna. Claudio Conte non modifica nulla della sua personalità fatta di gesti, espressioni e parole curate, mantiene se stesso, diffondendolo nell’infinito.

Il piazzale praticamente accoglie tutta Barbanella, rione che ha visto crescere Claudio, dove Claudio ha basato il suo cammino verso il futuro passando dalla storica pensilina, al vialone, salendo sulla bicicletta, poi sul motorino, la macchina.

Stagioni di grande intensità mentre Barbanella cresceva rompendo i confini, diventando grande. Vicino a lui c’è Giancarlo Ciarpi, l’amico di sempre, il fratello di sempre, il complice di innumerevoli avventure. Si conoscevano da 67 anni, una vita.

Giancarlo, l’amico di sempre. Il sigaro e gli occhi lucidi

Insieme al suo sigaro Ciarpi ripercorre quei momenti mentre dagli occhi azzurri scendono le lacrime.

«Abbiamo iniziato a fumare in un campeggio sull’Amiata in una noiosa giornata di pioggia. Claudio lanciò l’idea di comprare le sigarette, ci ritrovammo in tenda a fumare. Nel 2000 si decise di smettere, lui ha mantenuto la promessa, io qualche tempo dopo ci sono ricascato».

Uno squarcio sul passato. Giancarlo prosegue: «Stavano costruendo le case in viale Europa, col motorino cercavamo i percorsi più accidentati per cimentarci nel moto cross. Ad un certo punto sono caduto finendo in una fossa piena di fango, che mi arrivava quasi al petto».

«Mi aspettavo che Claudio si gettasse nella melma per tirarmi fuori. Lui mi guardò dicendo “Aspetta un momento” e sparì. Tornò con un pezzo di legno. “Aggrappati” mi disse avvicinandomi quella specie di bastone a cui mi strinsi. Claudio, comunque, rimase distante, non voleva sporcarsi di fango. Ero una statua di terra, non potevo tornare a casa in quel modo. Claudio trovò una canna, un rubinetto e mi lavò tutto vestito. Sempre da lontano per non bagnarsi. A casa mia mamma non si accorse di niente. Fu uno dei nostri primi segreti».

Quindi Ciarpi finisce: «Perché era un Conte, di nome e di fatto. E così rimarrà per sempre».

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