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Damiano, il risveglio del campione

Oltre tre mesi dopo l’incidente sulla Castiglionese Damiano sta facendo grandi progressi. È sveglio, recupera e si è anche diplomato
Damiano nel suo letto al centro don Gnocchi di Firenze
Damiano nel suo letto al centro don Gnocchi di Firenze

GROSSETO. Damiano si passa una pallina da beach tennis da una mano all’altra: così ritrova i movimenti delle mani. «Tornerò più forte di prima» dice a mamma Roberta e a babbo Roberto. E strappa loro un sorriso, uno dei pochi in questi ultimi tre mesi. Seduto in poltrona, nella sua stanza, ha i capelli tagliati corti e indossa una maglietta bianca della Quicksand.

Venerdì 23 settembre i professori del liceo Chelli lo hanno interrogato on line. È stato bravo, si è diplomato. 

È una famiglia di guerrieri. Damiano in testa.

Nell’ultimo mese ha fatto progressi importanti, anche se il percorso è ancora lungo. Roberto e Roberta, i genitori, sono accanto a lui ogni momento, da quella notte terribile sulla Castiglionese, il 12 giugno scorso. E poi c’è la sorella Elena, 15 anni a novembre, che dal primo giorno ha creduto nella forza del fratello, trascinando con sé tutta la famiglia sulla difficile strada dell’ottimismo.

Difficile perché sono stati tre mesi nei quali la famiglia ha scalato montagne altissime, aggrappandosi a una speranza che, almeno all’inizio, i medici spegnevano ogni giorno.

Le condizioni erano gravissime, i dottori preparavano la famiglia all’idea che non ce la facesse. Le prime 72 ore le hanno contate una a una, avevano detto loro che sarebbero state quelle decisive. Poi sono diventate 144, poi sono diventate giorni.

Roberta e Roberto sono stati accanto a Damiano tutto il giorno, dormivano nella caserma dei carabinieri, accanto all’ospedale. Non lo hanno lasciato solo un minuto, ma non ha mai ripreso conoscenza dall’incidente.

La differenza fra sveglio e cosciente

Il secondo mese, il mese di luglio, è stato altrettanto difficile.

I genitori hanno capito la differenza che c’è fra sveglio e cosciente. Il 2 luglio Damiano ha aperto gli occhi, ma non interagiva in alcun modo con loro. Sono stati giorni di grande paura. Perché quando provavano a svegliarlo si agitava in modo inconsapevole e dovevano risedarlo di nuovo.

Il 21 luglio il dottor Giuseppe Oliveri, direttore di neurochirurgia a Siena, il medico che ha seguito anche Alex Zanardi, e la neurologa Barbara Batani decidono di trasferire Damiano a Firenze, al centro don Gnocchi, un centro specializzato nella riabilitazione post traumatica.

Nelle loro intenzioni il centro avrebbe dovuto provare a svegliarlo, togliendogli un po’ alla volta i farmaci per la sedazione.

Lo mettono in pediatria, anche se ha 19 anni. Per tanti giorni rimane sveglio, ma non cosciente. Una mamma, però, conosce il suo bambino meglio di chiunque altro. E Roberta vedeva che Damiano stava migliorando. Lo vedeva e lo diceva ai medici.

Mamma e babbo restano ancora con lui 24 ore al giorno, mentre il tempo passa.

Il primo contatto, la rinascita, è il 10 agosto, giorno di San Lorenzo, patrono di Grosseto.

Un giorno che la famiglia non dimenticherà mai. Damiano inizia a interagire con loro, a muovere gli occhi, ad accennare un sorriso. Da quel momento, ogni giorno fa passi avanti.

La strada è ancora lunga, ma ora vedono un percorso.

Il mese dei progressi e della speranza

Il terzo mese, degli ultimi tre, è quello dei progressi. Di una rinnovata speranza. I genitori sono ancora 24 ore al giorno accanto al figlio, ma si alternano. E Roberto è anche tornato al lavoro.

Damiano ora è sveglio, parla con babbo e mamma, riesce ad alimentarsi da solo. Ride, fa la corte alle infermiere. È il primo a credere in se stesso, ha una forza incredibile.

Peraltro il bacino è a posto e l’ultima Tac ha evidenziato che gli ematomi sono riassorbiti. Certo ha perso 20 kg, deve ricostruire la muscolatura, fa fatica a stare in posizione eretta, si stanca facilmente, a volte gli viene la febbre. Ma gli fanno fare una panca statica, presto ne farà una dinamica.

Il ricordo dell’incidente va e viene. Quando la psicologa lo ha aiutato a ricordare ha voluto che ci fosse anche Giovanni Perrella, il suo miglior amico.

Damiano di quella notte ricorda qualcosa, ricorda i fari, ricorda la paura. Poi ha vuoti di memoria, momenti in cui si guarda la ferita e dice “questa nel mio mondo non c’era”. Ma crede tantissimo in se stesso. Una famiglia di guerrieri, lui in testa.

Damiano è all’inizio di un percorso. Nessun medico fa previsioni. Anche se lo visitano ogni giorno, perché i progressi fatti nell’ultimo mese sono qualcosa di veramente eccezionale. Si pensa anche a un trasferimento in una clinica specializzata a Valens, in Svizzera. Anche se ha costi altissimi.

L’ondata di affetto 

«Vogliamo ringraziare tutti per l’ondata di amore che ci ha accompagnati in questo inizio del percorso – dicono i genitori -. Sappiamo di avere un figlio eccezionale, ma questo ci ha fatto capire ancora di più cosa Damiano lascia nelle persone. Il sostegno ci è arrivato da Grosseto, da tutta Italia, da tutto il mondo. In Brasile hanno organizzato tornei e dedicato le vittorie a lui, scrivendo il suo nome sulla telecamera. E poi ci sono stati i gruppi di preghiera, dal Cammino di Santiago a Medjugorje e non solo, che ci hanno sostenuto ogni giorno. Tutto questo ci ha dato una grandissima forza».

Damiano sorride e si passa la pallina da beach tennis da una mano all’altra.

 

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