GROSSETO. Il “buco” da 4,5 milioni lo chiamano così soltanto loro. Lo scrive il sindaco di Grosseto, lo ripete l’assessora al Bilancio Simona Rusconi e lo ribadisce il consigliere regionale e presidente provinciale di Fratelli d’Italia Luca Minucci. Lo scrivono in tre, tanto che alla fine verrebbe da pensare che il buco in bilancio ci sia stato davvero. Ma non è così.
Tutti impegnati a smentire un ammanco che MaremmaOggi non ha mai indicato, né nel titolo né nel testo dell’articolo dedicato alla deliberazione n. 156/2026 della Corte dei conti. La seconda in meno di un anno, dopo quella sulle partecipate. Anzi, lo avevamo scritto chiaramente: non sono 4,5 milioni spariti dalle casse comunali e Grosseto non si trova in disavanzo. Era scritto anche nelle prime righe, non importava leggerlo fino in fondo.
La cifra riportata è un’altra ed è contenuta nella deliberazione definitiva della magistratura contabile: la parte disponibile dell’avanzo 2024 è stata rideterminata da 8.382.821,83 a 3.838.954,66 euro. La differenza è di 4.543.867,17 euro.
Non è un “buco”, ma non è neppure una cifra inventata dalla stampa, una semplice richiesta di chiarimenti o una contestazione superata. È la riduzione delle risorse che il rendiconto approvato dal Comune aveva classificato come disponibili e che, secondo la Corte, dovevano invece essere accantonate o vincolate. E adesso a confermarlo sono anche le controdeduzioni presentate dal Comune.
Il Comune scrive due volte «nulla da eccepire»
Nel documento firmato il 15 luglio 2026 dal dirigente del settore finanziario Nazario Festeggiato, Palazzo civico risponde punto per punto alla relazione del magistrato istruttore.
Sul primo errore relativo ai proventi delle multe, il Comune ammette di avere utilizzato percentuali sbagliate nel calcolo del Fondo crediti di dubbia esigibilità. Nelle controdeduzioni si legge che «l’errore è stato determinato dall’utilizzo in fase di calcolo del vincolo di una percentuale di Fcde errata». Subito dopo, il dirigente aggiunge: «Nulla da eccepire» sul differenziale individuato dalla Corte, pur segnalando una lieve divergenza di poco più di cento euro nel calcolo.
La Corte quantifica la correzione in 148.747,91 euro e considera la somma già recepita nel rendiconto 2025.
La stessa formula viene utilizzata per un’altra posta. Il Comune riconosce che non era ammissibile svincolare integralmente alcune somme provenienti dal 2023 e scrive nuovamente «nulla da eccepire» sul minore vincolo rilevato dalla Corte. In questo caso la cifra è di 167.471,59 euro, che dovrà essere ricostituita.
Queste non sono valutazioni giornalistiche. Sono le parole scelte dal Comune nelle proprie controdeduzioni.
Riconosciuta anche la differenza di 506mila euro
La parte più consistente del confronto riguarda le riscossioni delle vecchie multe, cioè le somme entrate negli anni successivi rispetto a quello nel quale le sanzioni erano state accertate. La Corte ricostruisce un vincolo complessivo di 3.154.223,60 euro. Il Comune aveva già inserito nel rendiconto 2025 una quota di 2.648.083,37 euro riferita alle gestioni precedenti. Rimane quindi una differenza di 506.140,23 euro.
Anche su questo punto Palazzo civico non sostiene che la cifra sia inesistente. Nelle controdeduzioni scrive che il maggiore importo «sarà oggetto di integrazione in sede del prossimo rendiconto».
Sommando i 506.140,23 euro ai 167.471,59 euro da ricostituire si arriva ai 673.611,82 euro che il Comune dovrà preservare, utilizzando in misura minore le risorse disponibili del risultato 2025, per poi trasferirli nel rendiconto 2026. Non è denaro scomparso, ma sono risorse che non potranno essere utilizzate liberamente.
Le controdeduzioni non cancellano i 4,54 milioni
L’iter degli atti è particolarmente chiaro. Il 10 luglio 2026, al termine dell’istruttoria, il magistrato contabile propone il deferimento del Comune davanti alla Sezione regionale. Nella relazione viene indicata una riduzione della parte disponibile dell’avanzo pari a 4.543.867,17 euro.
Il 15 luglio il Comune presenta le proprie controdeduzioni. Il 21 luglio il dirigente del servizio finanziario e una funzionaria partecipano all’adunanza pubblica davanti alla Corte dei conti. Dopo avere esaminato le risposte scritte e ascoltato i rappresentanti di Palazzo civico, la Corte approva la deliberazione definitiva, depositata il 3 agosto.
Il risultato finale non cambia: 8.382.821,83 euro indicati dal Comune, 3.838.954,66 euro rideterminati dalla Corte. Differenza: 4.543.867,17 euro.
Nel dispositivo la Corte non si limita a chiedere altri chiarimenti. Scrive espressamente che «ridetermina le poste contabili del rendiconto 2024» e ordina al Comune di tenerne conto nel primo documento contabile utile.
È quindi corretto dire che, durante l’intera istruttoria, numerose questioni siano state chiarite. Ma non è corretto utilizzare quei chiarimenti per sostenere che la rideterminazione dei 4,54 milioni sia stata superata: la stessa cifra compare prima e dopo le controdeduzioni.
Una semplice «differenza metodologica»
Secondo il sindaco e Minucci, ora coordinatore provinciale di FdI in Maremma, consigliere regionale e ex assessore (all’ambiente) di Orbetello, ma evidentemente conoscitore dei complessi numeri del bilancio di Grosseto, la vicenda deriverebbe in larga parte da una diversa metodologia nell’apposizione dei vincoli.
Gli atti raccontano una situazione più complessa. La Corte rileva: l’utilizzo di percentuali Fcde errate; uno svincolo di 167.471,59 euro non interamente ammissibile; la mancata apposizione, fino al 31 dicembre 2024, del vincolo sulle riscossioni in conto residui; la necessità di un monitoraggio sistematico delle vecchie multe incassate e l’utilizzo di proventi considerati aleatori per pagare le rate dei mutui.
Lo stesso Comune, nei chiarimenti inviati alla magistratura contabile, ammette che alcune informazioni precedenti al 2020 non erano ricavabili direttamente dal sistema contabile e richiedevano «laboriose ricerche di dati extracontabili», con la possibilità di errori o imprecisioni.
La Corte chiede che questa difficoltà venga superata, anche perché alla fine del 2024 risultavano ancora circa 8,7 milioni di residui attivi relativi agli anni precedenti al 2020. Le eventuali riscossioni future non potranno essere sottratte alla verifica dei vincoli.
La Corte critica le sistemazioni fatte dopo
Nel rendiconto 2025 il Comune ha ricostruito i vincoli sulle vecchie riscossioni e ha sottratto dal totale alcune spese già finanziate con avanzo libero, ritenendole comunque compatibili con le finalità previste dal Codice della strada. Si tratta di 2.127.230,56 euro utilizzati per pubblica illuminazione, viabilità, progettazione, manutenzione stradale e sicurezza urbana.
Il Comune definisce questa operazione «sostanzialmente neutra». La Corte, però, conferma le proprie perplessità sulla sistemazione compiuta a posteriori.
Secondo il Collegio, questo intervento ex post può incidere sulla «veritiera e corretta rappresentazione delle scritture contabili», rendere più difficile ricostruire nel tempo la provenienza delle risorse e riflettersi sulla corretta distinzione tra avanzo libero e avanzo vincolato. Anche questa parte del controllo sarà verificata nei cicli successivi.
Perché 450mila e 4,5 milioni sono entrambi veri
Nel suo intervento il sindaco insiste su un confronto: «450mila euro, non 4 milioni e mezzo». Ma quelle cifre indicano due cose diverse.
I 4.543.867,17 euro misurano la riduzione della parte disponibile dell’avanzo 2024. I 450.172,99 euro rappresentano invece la somma che nel solo 2026 dovrà essere finanziata con la fiscalità generale, perché la Corte non considera più idonei i proventi delle multe per coprire le rate dei mutui.
Non sono due versioni alternative dello stesso dato. Entrambe le cifre sono corrette, ma appartengono a operazioni contabili differenti.
E i 450mila euro non esauriscono l’intervento sui mutui. La stessa operazione riguarda: 450.172,99 euro nel 2026; 363.497,60 euro nel 2027 e 500.640,80 euro nel 2028.
In tre anni il Comune dovrà trovare nella fiscalità generale 1.314.311,39 euro, senza utilizzare le entrate delle sanzioni.
Le multe incassate sono meno di quelle accertate
Nelle controdeduzioni il Comune sostiene che, tra il 2019 e il 2023, le entrate derivanti dalle multe al netto del fondo crediti siano state mediamente pari a 5,8 milioni di euro l’anno, rappresentando così una risorsa consolidata. La Corte guarda però agli incassi effettivi.
Nello stesso periodo, nelle casse comunali sono entrati mediamente 4,5 milioni l’anno, con una differenza di circa 1,3 milioni rispetto alle somme accertate. Il caso più evidente riguarda i ruoli coattivi: nel 2024 il Comune ne aveva accertati per circa un milione di euro, ma al momento del controllo non risultavano incassi.
Al 30 novembre 2024, a fronte di 5,5 milioni accertati, erano stati riscossi circa 3 milioni e gli impegni di spesa risultavano superiori agli incassi di circa 380mila euro. Soltanto a dicembre era entrato un ulteriore milione. Per questo la Corte considera tali risorse troppo aleatorie per finanziare spese rigide e obbligatorie come le rate dei mutui.
Nessun taglio, ma manca ancora la variazione
Il sindaco assicura che la correzione non comporterà tagli agli assessorati, cancellazioni di progetti o paralisi dell’amministrazione. Dagli atti disponibili, però, risulta soltanto che i 450.172,99 euro necessari nel 2026 saranno coperti con entrate provenienti dalla fiscalità generale.
Per stabilire se non sarà sottratto neppure un euro agli assessorati bisognerà vedere la concreta variazione di bilancio: quali capitoli saranno modificati, quali maggiori entrate saranno utilizzate e se cambieranno altre destinazioni di spesa.
L’affermazione del sindaco potrà quindi essere verificata soltanto quando saranno disponibili i numeri della variazione.
Il controllo su Sistema resta aperto
La deliberazione affronta anche i proventi dei parcheggi gestiti da Sistema srl. Il Comune ha presentato una ricostruzione relativa al periodo 2021-2025, sostenendo che i margini prodotti dai parcheggi siano stati sostanzialmente e integralmente destinati alle finalità previste dalla legge, soprattutto alla segnaletica e alla mobilità urbana.
La Corte prende atto delle spiegazioni e delle nuove misure di monitoraggio annunciate dall’ente, ma non dichiara chiuso il caso. Rinvia ogni valutazione al successivo controllo sulle partecipate e chiede ulteriori elementi per attestare il superamento delle criticità.
Domani il caso arriva in commissione
La deliberazione sarà esaminata domani, martedì 22 settembre, dalla commissione Bilancio del Comune di Grosseto. Il passaggio successivo sarà il consiglio comunale, probabilmente nella seduta del 30 settembre.
Sarà quella la sede nella quale l’amministrazione dovrà spiegare le conseguenze della rideterminazione, la gestione dei 673.611,82 euro ancora da vincolare e le modalità con cui saranno trovate le nuove coperture per i mutui.
Una cosa, intanto, è documentata: MaremmaOggi non ha mai scritto che esista un buco da 4,5 milioni. La parola “buco” è comparsa nelle dichiarazioni del sindaco, dell’assessora Rusconi e di Luca Minucci, che l’hanno utilizzata per smentire una tesi mai sostenuta dal nostro giornale.
Gli atti dicono altro: il Comune ha riconosciuto errori e somme da integrare, mentre la Corte, anche dopo avere letto le controdeduzioni e ascoltato i rappresentanti di Palazzo civico, ha ridotto l’avanzo disponibile di 4.543.867,17 euro.
Non è un ammanco. È una rideterminazione contabile. Ed è scritta, fino all’ultimo centesimo, nella deliberazione definitiva della Corte dei conti.



