Corridoni, Murzi e Landozzi sfidano l’inferno delle Alpi: 227 km e 5.500 metri di salita | MaremmaOggi Skip to content

Corridoni, Murzi e Landozzi sfidano l’inferno delle Alpi: 227 km e 5.500 metri di salita

I tre ciclisti della Ss Grosseto Cycling Team domenica 30 agosto saranno al via della leggendaria Ötztaler Radmarathon. Quattro passi alpini da scalare insieme a circa 4mila concorrenti provenienti da 40 nazioni
Alla Ötztaler Radmarathon in gara anche tre ciclisti maremmani

GROSSETO. Luca Corridoni, Alessio Murzi e Riccardo Landozzi. Sono loro i tre maremmani che domenica 30 agosto proveranno a conquistare una delle sfide più dure e affascinanti del ciclismo amatoriale mondiale: 227 chilometri, 5.500 metri di dislivello e quattro passi alpini da superare prima di poter dire di aver domato la Ötztaler Radmarathon.

Corridoni, di Grosseto, Murzi e Landozzi, entrambi di Gavorrano, correranno con i colori della Ss Grosseto Cycling Team e saranno tra i circa 4mila ciclisti provenienti da 40 nazioni e cinque continenti che alle 6.30 partiranno da Sölden, in Tirolo.

Davanti a loro ci saranno quattro nomi che per chi ama pedalare rappresentano contemporaneamente un sogno e un incubo: Kühtai, Brennero, Passo Giovo e Passo Rombo.

Quattro montagne, una dietro l’altra, che trasformeranno una giornata in bicicletta in una battaglia contro la fatica, le pendenze e soprattutto contro se stessi.

Tre maremmani alla conquista della Ötztaler

La Ötztaler Radmarathon nel 2026 festeggia la sua 45ª edizione ed è diventata negli anni una delle granfondo più prestigiose e temute del panorama internazionale.

Basta guardare i numeri per capire perché.

Sono arrivate circa 22mila richieste di partecipazione da tutto il mondo, ma soltanto una parte degli aspiranti concorrenti ha conquistato un posto sulla linea di partenza.

Tra i fortunati ci sono anche Corridoni, Murzi e Landozzi, che porteranno sulle Alpi i colori della Ss Grosseto Cycling Team.

La Germania rappresenta il contingente più numeroso, seguita da Austria e Italia. Complessivamente saranno rappresentate 40 nazioni di cinque continenti.

Ma una volta partiti, passaporto e provenienza conteranno poco. Per tutti ci saranno gli stessi 227 chilometri e 5.500 metri di dislivello positivo.

La partenza alle 6.30, poi comincia la montagna

La Ötztaler scatterà alle 6.30 di domenica 30 agosto da Sölden, a 1.377 metri di quota.

I primi chilometri saranno prevalentemente in discesa verso Oetz, a circa 800 metri. Una partenza quasi ingannevole, perché proprio da lì comincerà la vera gara.

La prima montagna sarà il Kühtai: 18 chilometri di salita, circa 1.200 metri di dislivello e la cima posta a 2.020 metri.

Una scalata che in molte altre granfondo sarebbe sufficiente a decidere la giornata. Alla Ötztaler sarà soltanto la prima.

Dal Kühtai i concorrenti scenderanno verso Kematen e quindi Innsbruck, a circa 600 metri di altitudine, prima di imboccare la lunghissima strada verso il Brennero.

La seconda salita misura 37,5 chilometri, con 777 metri di dislivello, e porterà i ciclisti fino ai 1.377 metri del valico.

Poi l’ingresso in Italia e la discesa verso Vipiteno.

Giovo e Rombo, l’inferno arriva alla fine

È nella seconda parte del percorso che la Ötztaler presenta il conto.

Da Vipiteno comincerà la scalata del Passo Giovo, 15,5 chilometri e 1.130 metri di dislivello, fino a raggiungere quota 2.090 metri.

Quando Corridoni, Murzi e Landozzi arriveranno lassù avranno già percorso oltre 150 chilometri e accumulato nelle gambe migliaia di metri di salita.

Eppure la montagna più terribile dovrà ancora arrivare.

Dopo la discesa verso San Leonardo in Passiria inizierà infatti il Passo Rombo, il gigante che chiude la Ötztaler e che rappresenta probabilmente il momento più duro dell’intera giornata.

Sono 29 chilometri di salita, con ben 1.724 metri di dislivello, da affrontare quando le gambe saranno ormai segnate da ore di sforzo.

La cima è a 2.474 metri di altitudine.

È lassù che la gara, per moltissimi partecipanti, diventa soprattutto una sfida mentale: continuare a pedalare, un tornante dopo l’altro, quando il traguardo sembra ancora lontanissimo.

Superato il Rombo, resterà la discesa verso l’Austria e infine il ritorno a Sölden.

A quel punto attraversare la linea d’arrivo avrà il sapore di una vittoria, indipendentemente dal tempo segnato sul cronometro.

Arrivare a Sölden è già una vittoria

È proprio questo uno dei segreti del fascino della Ötztaler.

Certo, c’è chi parte per inseguire il risultato e chi guarda il cronometro. Ma per migliaia di cicloamatori l’obiettivo è soprattutto uno: finirla.

«Tagliare il traguardo è un grande momento per tutti e gli applausi della folla sono davvero meritati – spiega Dominic Kuen, direttore del comitato organizzatore –. Dietro un’impresa del genere c’è una passione impressionante e contagiosa».

Una passione che domenica accompagnerà anche i tre maremmani lungo l’intero percorso.

Luca Corridoni, Alessio Murzi e Riccardo Landozzi partiranno con la stessa maglia, quella della Ss Grosseto Cycling Team, e con lo stesso gigantesco obiettivo davanti.

Quindici ore di diretta per seguire anche i tre grossetani

La Ötztaler è ormai molto più di una semplice granfondo e lungo il percorso, soprattutto sulle quattro grandi salite, sono attese migliaia di persone.

Anche chi resterà in Maremma potrà seguire la gara.

Gli organizzatori hanno infatti previsto 15 ore di diretta, dalle 6.15 alle 21.30, con collegamenti dal percorso e dallo studio televisivo della manifestazione.

Una copertura praticamente continua che permetterà di vivere una giornata destinata a durare molte ore anche per gran parte dei concorrenti.

Una leggenda nata nel 1982

La storia della Ötztaler Radmarathon comincia nel 1982, quando il suo ideatore Heli Meier la definì inizialmente una “giornata di cicloturismo”.

Una definizione che oggi fa quasi sorridere guardando il profilo altimetrico.

Nelle prime edizioni non era previsto neppure il cronometraggio e biciclette, abbigliamento ed equipaggiamento erano lontanissimi dalla tecnologia a disposizione dei ciclisti di oggi.

In 45 edizioni sono cambiati gli organizzatori, le località e perfino il senso di marcia. Quello che non è cambiato è il richiamo esercitato da queste montagne.

Ogni anno migliaia di appassionati chiedono di esserci per misurarsi con una prova capace di mettere insieme sport, sofferenza, paesaggi spettacolari e quella particolare ostinazione che porta un ciclista a continuare a spingere sui pedali anche quando ogni parte del corpo suggerirebbe di fermarsi.

Domenica toccherà anche a Corridoni, Murzi e Landozzi.

Tre maremmani, una sola maglia e davanti 227 chilometri, 5.500 metri di salita e quattro giganti delle Alpi.

Dall’altra parte del Passo Rombo li aspetterà Sölden.

E riuscire ad arrivarci, questa volta, sarà già una piccola grande impresa.

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