FOLLONICA. Dodici sono le ore che sono bastate per completare la raccolta fondi messa in piedi dagli amici per ricomprare la bici rubata. Diciotto sono i giorni impiegati per completare la North Cape 4000. Otto le nazioni attraversate, oltre 4mila i chilometri percorsi e 56 le banane mangiate per recuperare energie lungo il percorso.
Sono questi i numeri dell’avventura vissuta da Francesco Lucchesi, 32 anni, originario di Follonica, che ha scelto di affrontare una delle più importanti e partecipate competizioni di ciclismo ultra-distance al mondo: una corsa di 4.000 chilometri partita da Rovereto il 25 luglio e arrivata fino al Circolo Polare Artico.
Un furto che rischiava di fermare tutto
MaremmaOggi aveva raccontato la sua storia lo scorso giugno, quando un furto sembrava aver messo a rischio mesi di preparazione. Qualcuno si era introdotto nella sua abitazione di Torino e aveva rubato proprio la bicicletta con cui Francesco si stava preparando da mesi alla competizione.
Dietro quella bici c’erano allenamenti, sacrifici economici, rinunce e un progetto costruito nel tempo. Un imprevisto che avrebbe potuto costringerlo a rinunciare all’avventura.
A quel punto sono stati gli amici a mobilitarsi, aprendo una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe per aiutarlo ad acquistare il materiale necessario. La risposta è stata immediata: l’obiettivo è stato raggiunto in appena dodici ore: raccolti 3260 euro.
La commozione e il ricordo del padre
Quello di Francesco non è stato però soltanto un viaggio fatto di chilometri e fatica. È stata un’avventura vissuta con emozioni particolarmente intense, anche per ciò che era accaduto nei mesi precedenti alla partenza. «Sono stati veramente tanti i momenti di commozione – racconta Francesco – Un po’ per la stanchezza, un po’ per le emozioni vissute e un po’ sicuramente per le circostanze prima della partenza: tra il furto della bici, la raccolta fondi e poi la scomparsa di mio babbo due mesi prima della partenza».
Tra i ricordi più belli c’è quello di un momento vissuto in Svezia, dopo tre giornate di pioggia battente e lunghi rettilinei, alcuni dei quali di oltre cento chilometri. «Ho visto le prime renne e ho realizzato di essere arrivato molto lontano da casa ed essere lì grazie alla bicicletta. È stato un momento molto bello».
La Svezia, la fatica e un viaggio che cambia
Il viaggio non è stato sempre semplice. La Svezia, in particolare, ha rappresentato la parte più impegnativa dell’intera esperienza, tra condizioni meteorologiche difficili e problemi fisici.
«Tendenzialmente i primi giorni sono trascorsi molto bene, sicuramente per l’entusiasmo della partenza. La Germania è volata molto velocemente», racconta Francesco. Poi è arrivata la Svezia. «È stata la parte più faticosa sia per le condizioni meteo che per il dolore fisico e infine per la stanchezza che ha iniziato a farsi sentire».
A metà del viaggio, proprio in Svezia, un problema muscolare ha costretto Francesco a cambiare approccio alla gara. «Sul momento ho avuto paura di non poter continuare l’avventura. Poi ho deciso e capito che da lì in poi sarebbe iniziato un viaggio più lento, sicuramente anche più faticoso, ma in cui avrei goduto di più dei paesaggi e dei luoghi che attraversavo». Una svolta importante, che gli ha permesso di vivere la seconda parte del percorso con uno spirito diverso, senza concentrarsi esclusivamente sulla prestazione.
In Finlandia la vicinanza al traguardo
Arrivato in Finlandia, Francesco ha ritrovato anche alcuni compagni di viaggio. Una presenza che ha reso più leggere le lunghissime giornate trascorse in sella. «Una volta arrivato in Finlandia ho trovato alcuni compagni di viaggio che hanno alleggerito le lunghe giornate in sella», spiega.
La media era di circa dieci ore al giorno sulla bicicletta, ma proprio quando la fatica avrebbe potuto farsi sentire maggiormente è arrivata anche la consapevolezza che il traguardo era sempre più vicino. «Ho iniziato a sentire sempre di più la vicinanza con il traguardo e quindi sono state giornate stupefacenti».
4.035 chilometri e 29mila metri di dislivello
La North Cape 4000 non è stata per Francesco soltanto una sfida contro il cronometro. L’obiettivo era soprattutto mettersi alla prova, spingendosi oltre i propri limiti e imparando a gestire le difficoltà che un viaggio di questa portata inevitabilmente comporta.
Alla fine, i numeri raccontano una parte dell’impresa: 4.035 chilometri percorsi, 29.040 metri di dislivello, 178 ore trascorse in sella e 18 giorni effettivi di viaggio.
Nel suo bilancio personale, Francesco ha raccolto anche i numeri più curiosi: 63.270 calorie bruciate, un numero infinito di calorie ingerite, 56 banane mangiate e altrettante emozioni impossibili da quantificare.
«Le volte in cui ho pianto? Infinite», ha scritto scherzosamente nel suo bilancio.
E alla fine resta soprattutto la sensazione di aver vissuto qualcosa di difficile da raccontare. «Devo ancora realizzare se sia stato un sogno o meno – ha scritto Francesco al termine dell’impresa – ma nel frattempo mi godo qualche ricordo randomico di cosa sia accaduto nelle ultime settimane». Dopo 4.035 chilometri, otto nazioni e 18 giorni in sella, i ricordi non mancheranno. E nemmeno le fotografie di un viaggio che, partito da una bici rubata e dalla solidarietà degli amici, lo ha portato fino al Circolo Polare Artico.




