Una tenda azzurra nascosta nel bosco e 50 dosi di cocaina: due giovanissimi finiscono in carcere | MaremmaOggi Skip to content

Una tenda azzurra nascosta nel bosco e 50 dosi di cocaina: due giovanissimi finiscono in carcere

I carabinieri hanno raggiunto un bivacco nascosto nella vegetazione di Marruchetone. Dentro, due giovani che dormivano e un giubbotto con cocaina, hashish, bilancino, bustine e quattro cellulari. Il giudice dispone il carcere per entrambi
I carabinieri di capalbio con la droga sequestrata

CAPALBIO. Una tenda canadese azzurra, nascosta tra gli alberi e la vegetazione fitta. Un giubbotto nero, lasciato all’interno. Cinquanta dosi di cocaina già pronte, un altro pezzo di droga ancora da suddividere, un bilancino elettronico, bustine di cellophane e quattro telefoni cellulari.

E due ragazzi giovanissimi, uno di 18 e l’altro di 19 anni, entrambi di origini marocchine, che avevano scelto quel punto isolato del bosco di Marruchetone, nel territorio di Capalbio, per trascorrere la notte.

È qui, in una zona impervia e difficile da raggiungere, che venerdì 23 ottobre i carabinieri hanno scoperto quello che gli investigatori ritengono fosse un punto di riferimento per lo spaccio di stupefacenti.

Non un semplice nascondiglio dove conservare la droga, ma una postazione organizzata per preparare le dosi e, secondo l’ipotesi investigativa, venderle direttamente agli acquirenti.

Un’attività che, per quantità di sostanza trovata e modalità di organizzazione, il giudice del tribunale di Grosseto ha ritenuto incompatibile con l’ipotesi di un episodio occasionale.

I due giovani sono stati arrestati. Lunedì 26 ottobre, dopo l’udienza di convalida, il giudice Giuseppe Coniglio ha disposto per entrambi la custodia cautelare in carcere.

Resteranno nella casa circondariale di Grosseto, dove erano già stati accompagnati dopo l’operazione.

La tenda azzurra nascosta nel bosco

È la mattina del 23 ottobre quando i carabinieri raggiungono la zona di Marruchetone. Da qualche tempo avevano raccolto informazioni sulla presenza di un bivacco utilizzato da almeno due persone all’interno dell’area boschiva.

Il punto segnalato non era facilmente accessibile. Per arrivarci bisognava addentrarsi nella vegetazione, attraversando un terreno particolarmente impervio. Un luogo che, proprio per la sua posizione, consentiva di rimanere lontani dagli sguardi e di rendere più difficili eventuali controlli.

I militari organizzano un’attività di perlustrazione e battuta della zona. Sono circa le 8.30 del mattino quando individuano la tenda: è una canadese azzurra, sistemata in mezzo alla vegetazione.

I carabinieri si avvicinano con cautela: la tenda è aperta da un lato e all’interno ci sono due giovani di origine marocchina, ancora intenti a dormire.

Hanno 18 e 9 anni, il primo risulta residente a Castel Volturno, in provincia di Caserta. Il secondo a Massa, in provincia di Brescia.

Due ragazzi che arrivano dunque da territori molto lontani dalla Maremma e che, in quel momento, si trovano insieme in una tenda nascosta nel bosco di Capalbio.

Il tentativo di fuga appena vedono i carabinieri

Il risveglio è improvviso: quando si accorgono della presenza dei carabinieri, i due giovani cercano di allontanarsi. Oppongono resistenza e tentano di guadagnare la fuga, ma i militari riescono a bloccarli immediatamente.

Vengono immobilizzati e ammanettati, prima che possano lasciare il bivacco. A quel punto cominciano i controlli: i carabinieri perquisiscono entrambi e poi entrano nella tenda.

È lì che trovano il materiale destinato a cambiare completamente il significato di quel bivacco nascosto nel bosco.

Nel giubbotto nero cinquanta dosi di cocaina

All’interno della tenda c’è un giubbotto nero: nelle tasche i militari trovano una bustina trasparente contenente 50 involucri termosaldati di cocaina, confezionati singolarmente.

Il peso di ogni dose oscilla intorno a un grammo. Complessivamente si tratta di circa 55 grammi lordi di cocaina già suddivisa.

Non è tutto. Nello stesso giubbotto viene trovato un altro involucro di cellophane, questa volta contenente un unico pezzo di cocaina, un cosiddetto sasso, del peso lordo di circa 26,5 grammi.

Una quantità ancora da suddividere in dosi. Accanto alla cocaina c’è anche un piccolo frammento di hashish, del peso di circa un grammo.

La perquisizione prosegue e saltano fuori altri oggetti: un bilancino elettronico di precisione, grigio e senza marca. Un rotolo di bustine trasparenti, dello stesso tipo utilizzato per confezionare le singole dosi.

E poi quattro telefoni cellulari. Tutto viene sequestrato.

Il quantitativo netto di cocaina sequestrata, successivamente indicato nel provvedimento del giudice, è di 46,228 grammi.

Un dettaglio importante, perché il peso netto della sostanza è diverso da quello lordo degli involucri e del materiale di confezionamento.

Il bosco trasformato in una postazione per lo spaccio

La presenza della droga, da sola, non racconta tutto. A colpire gli investigatori è soprattutto il modo in cui il materiale era stato sistemato e conservato. C’erano le dosi già pronte, quelle che potevano essere cedute senza ulteriori preparazioni.

C’era il pezzo di cocaina ancora intero, che poteva essere suddiviso successivamente e c’erano il bilancino e le bustine necessarie a pesare e confezionare altra sostanza.

E c’erano quattro telefoni cellulari. Per gli investigatori, questa combinazione suggerisce un’attività organizzata, capace di proseguire nel tempo.

La tenda, inoltre, si trovava in un luogo appartato, sufficientemente nascosto da consentire ai due giovani di sottrarsi agli sguardi e di svolgere le proprie attività senza essere facilmente individuati.

Non soltanto un posto dove dormire, dunque ma una vera e propria base per lo spaccio. 

Il giudice ha condiviso questa valutazione, ravvisando «un’attenta organizzazione e pianificazione dell’attività illecita».

Un sistema nel quale il bosco avrebbe garantito il nascondiglio, mentre il materiale custodito nella tenda avrebbe consentito di preparare e distribuire la droga.

Quattro telefoni per mantenere i contatti

C’è un particolare sul quale si concentra l’attenzione del giudice: i quattro cellulari trovati insieme allo stupefacente. Un numero ritenuto significativo rispetto alle esigenze di comunicazione di due persone.

L’ipotesi è che i telefoni fossero utilizzati per mantenere i contatti con gli acquirenti e che potessero essere cambiati frequentemente per rendere più difficili le indagini.

Il giudice ha ritenuto che i due giovani non si trovassero nel bosco per una presenza occasionale ma che l’organizzazione del bivacco e la quantità di droga sequestrata sono state considerate indizi di un’attività destinata a proseguire.

Due ragazzi di 18 e 19 anni, senza un lavoro stabile

L’età dei due arrestati è uno degli aspetti che colpiscono maggiormente: hanno 18 e 19 anni, il primo risulta residente in Campania, il secondo in Lombardia.

Per entrambi, tuttavia, il giudice ha rilevato l’assenza di un domicilio stabile nel luogo in cui si trovavano e di un’occupazione lecita.

È un elemento che ha avuto un peso importante nella decisione sulle misure cautelari: il giudice ritiene infatti che la quantità di stupefacente e le modalità di conservazione e confezionamento siano indicative di un’attività di spaccio continuativa, dalla quale i due giovani avrebbero ricavato i mezzi per vivere.

Davanti al giudice scelgono di non rispondere

Dopo l’arresto, i due giovani vengono accompagnati nel carcere di Grosseto. Lunedì 26 ottobre si svolge l’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Coniglio.

Assistiti dagli avvocati Iris Milano e Giulio Parenti, durante l’interrogatorio entrambi scelgono di avvalersi della facoltà di non rispondere. 

Non forniscono quindi una propria ricostruzione di quanto accaduto nella tenda.

L’arresto convalidato: «Non è un fatto di lieve entità»

La contestazione riguarda la detenzione di sostanze stupefacenti destinate alla cessione a terzi, in concorso tra i due giovani.

La quantità di cocaina, la presenza di hashish, il confezionamento delle dosi e gli strumenti per prepararle portano a escludere, nella valutazione cautelare, l’ipotesi di un fatto di lieve entità. Non soltanto per il quantitativo di droga ma anche e soprattutto per il contesto. 

La tenda nascosta nel bosco, il bilancino, il cellophane, le dosi già pronte e i telefoni descrivono, secondo il giudice, un’organizzazione che avrebbe consentito ai due giovani di continuare l’attività.

Un altro elemento considerato significativo è l’assenza di un’occupazione stabile: per vivere, i due ragazzi spacciavano. 

Per questo convalida l’arresto di entrambi e dispone la custodia cautelare in carcere. Secondo il gip Giuseppe Coniglio c’è sia il pericolo di reiterazione del reato che il pericolo di fuga, collegato alla mancanza di un domicilio stabile, di legami lavorativi e di punti di riferimento che possano garantire la loro reperibilità.

Per il giudice non sarebbero infatti sufficienti misure meno restrittive.

 

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