Feriti a colpi di machete per la droga, poi il ricatto da 40mila euro: le condanne | MaremmaOggi Skip to content

Feriti a colpi di machete per la droga, poi il ricatto da 40mila euro: le condanne

Arrivano al pronto soccorso di Grosseto con profonde ferite da arma da taglio e raccontano di essere stati aggrediti da sconosciuti. Ma nella stanza d’ospedale parlano senza sapere di essere intercettati: emergono 650 grammi di cocaina, una guerra per le piazze di spaccio e un ricatto da 40mila euro. Ora la sentenza
Una pattuglia dei carabinieri davanti all'ospedale
Una pattuglia dei carabinieri davanti all’ospedale

GROSSETO. Sono arrivati al pronto soccorso nel cuore della notte, con profonde ferite da arma da taglio, uno con il femore fratturato, l’altro con le dita di una mano gravemente lesionate. Ai carabinieri hanno raccontato di essere stati aggrediti da sconosciuti mentre cercavano un passaggio lungo l’Aurelia.

Ma quella storia, secondo gli investigatori, nascondeva molto altro. 

Dietro le ferite c’erano una partita di cocaina da 650 grammi, circa 10mila euro in contanti, la contesa per il controllo di alcune piazze di spaccio e una resa dei conti tra gruppi criminali. E dopo l’aggressione sarebbe arrivata un’altra richiesta: 40mila euro, in cambio del silenzio sull’identità degli aggressori.

È la vicenda arrivat davanti al giudice Giuseppe Coniglio, che oggi, lunedì 26 ottobre, ha pronunciato la sentenza nel procedimento nato dalle indagini dei carabinieri di Grosseto e coordinato dal pubblico ministero Giovanni De Marco.

L’aula gip e il giudice Giuseppe Coniglio

Per Khamis Mourtadi e Ahmed Bouichryn, difesi dall’avvocato Giulio Parenti per la posizione di Bouichryn e dagli avvocati Stefano Gambini e Alessandro Betti per quella di Mourtadi, è arrivata l’assoluzione dall’accusa di favoreggiamento, ma anche la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione per gli altri reati, senza il riconoscimento delle attenuanti generiche.

5 anni e 10 mesi per un Said Bouichryn e 5 anni e due mesi per Hanan Izloufa, entrambi difesi dall’avvocato Massimo Landi.

Per comprendere quello che è accaduto bisogna tornare alla notte tra il 22 e il 23 febbraio 2024, quando un episodio di violenza apparentemente isolato ha permesso agli investigatori di aprire uno squarcio su un sistema di spaccio che, secondo la ricostruzione della Procura, si estendeva tra la Maremma, il Lazio e l’Umbria.

Due uomini insanguinati davanti al pronto soccorso

È l’1.10 del 23 febbraio 2024 quando una Hyundai iX35 bianca arriva all’ospedale Misericordia di Grosseto. A bordo ci sono due uomini marocchini, Khamis Mourtadi e Ahmed Bouichryn, entrambi gravemente feriti.

Mourtadi presenta una frattura del femore sinistro e una ferita penetrante. Bouichryn ha riportato profonde ferite alla mano sinistra, con una possibile lesione dei tendini e la frattura di una falange. Per entrambi la prognosi iniziale è di trenta giorni.

La situazione è talmente seria da far intervenire i carabinieri del radiomobile.

I due raccontano di essere arrivati a Grosseto da Battipaglia e di essere diretti a Viareggio. Si sarebbero trovati a piedi nei pressi dell’Aurelia, a qualche chilometro dalla città, quando avrebbero fermato un’automobile per chiedere un passaggio.

Nella vettura, secondo il loro racconto, c’erano sei connazionali che avrebbero tentato di rapinarli, ferendoli con dei coltelli prima di fuggire. A soccorrerli sarebbe stata una donna sconosciuta, alla guida di un’auto bianca.

È una versione che presenta subito numerose incongruenze. I due non sanno fornire indicazioni precise sugli aggressori, sull’automobile o sulla donna che li ha accompagnati in ospedale.

Eppure, secondo quanto emergerà dalle indagini, coordinate del pm De Marco, conoscevano perfettamente sia alcuni degli uomini coinvolti nell’aggressione sia la conducente della Hyundai.

Le telecamere e la prima svolta nelle indagini

I carabinieri cominciano a verificare il racconto attraverso le telecamere di videosorveglianza e i sistemi di lettura delle targhe. L’automobile che ha accompagnato i feriti al Misericordia viene identificata. È una Hyundai iX35 bianca utilizzata da Hanan Izloufa, una donna residente in Umbria.

Il pm Giovanni De Marco

Non è una passante che avrebbe raccolto casualmente due sconosciuti lungo la strada, come avevano raccontato i feriti: per la Procura, Izloufa conosceva gli uomini coinvolti e aveva avuto un ruolo nella vicenda.

Ma è soprattutto la decisione di intercettare le conversazioni nella stanza d’ospedale a imprimere un’accelerazione decisiva all’inchiesta. I due feriti, convinti di parlare liberamente, discutono dell’aggressione, dei responsabili, della droga scomparsa e dei soldi.

Sono conversazioni che gli investigatori ascoltano e fanno tradurre dall’arabo: ed è lì che comincia a emergere una storia molto diversa.

 

 

«Mi hanno tagliato il dito». Le conversazioni nella stanza d’ospedale

Il 24 febbraio, durante una conversazione registrata nella stanza di degenza, Bouichryn parla con rabbia dell’aggressione subita.

«Mi hanno tagliato il dito», dice, riferendosi alle ferite alla mano. Poi pronuncia il soprannome di un uomo che diventerà centrale nelle indagini: «Mineur».

Anche Mourtadi parla dell’aggressione e degli uomini armati: nelle conversazioni i due descrivono un gruppo composto da più persone, alcune delle quali avrebbero impugnato spade e altre armi da taglio.

Secondo gli investigatori, non si sarebbe trattato di un incontro casuale lungo l’Aurelia, ma di un appuntamento organizzato per discutere questioni legate al traffico di droga. Un incontro che si sarebbe trasformato in un agguato.

La Procura sostiene che gli aggressori avrebbero sottratto ai due 650 grammi di cocaina, circa 10mila euro in contanti e un telefono cellulare.

Il luogo esatto dell’aggressione non è stato individuato con precisione. Ma l’aggressione sarebbe avvenuta tra le province di Civitavecchia e Grosseto.

Il contesto, invece, appare chiaro agli investigatori: una contesa legata al mercato degli stupefacenti.

La droga, i soldi e la guerra per le piazze di spaccio

I due feriti parlano ripetutamente di un «posto» che qualcuno vorrebbe sottrarre loro e che altri sarebbero disposti a lasciare libero per raggiungere un accordo.

Per gli investigatori si tratta di riferimenti alle piazze di spaccio, cioè alle aree nelle quali i diversi gruppi organizzavano la vendita al dettaglio degli stupefacenti. In una conversazione, uno dei due sostiene che quel posto sia suo. In un’altra viene discussa la possibilità di abbandonarlo per evitare ulteriori scontri.

La Procura ricostruisce così un conflitto tra persone che si contendevano il controllo delle zone di vendita della droga.

Un contrasto che, nella notte del 22 febbraio, sarebbe sfociato nell’aggressione. Il nome che ricorre nelle conversazioni è sempre quello di «Mineur».

Secondo gli inquirenti, dietro quel soprannome si nasconde Said Bouichrin, individuato attraverso un lavoro di incrocio tra intercettazioni, fotografie, controlli e accertamenti sugli spostamenti.

La Procura ricostruisce anche i rapporti tra Bouichrin e Izloufa, che secondo gli investigatori avevano una relazione sentimentale e collaboravano nell’attività di distribuzione degli stupefacenti.

Dopo l’aggressione arriva la richiesta: «20mila euro a testa»

La parte forse più sorprendente della vicenda comincia quando i due feriti sono ancora ricoverati. Mourtadi e Bouichryn discutono infatti di quanto denaro chiedere agli uomini che ritengono responsabili dell’aggressione. Inizialmente si parla di 15mila euro, poi però la richiesta cresce fino ad arrivare a 20mila euro a testa.

Mourtadi si dice d’accordo e la somma complessiva arriva così a 40mila euro. Il denaro poi, dovrebbe essere inviato in Marocco.

Il meccanismo descritto dalla Procura è quello di un’estorsione: gli aggressori avrebbero dovuto pagare per evitare che i due feriti rivelassero ai carabinieri i loro nomi.

«Se non pagano, faccio la denuncia e li mando tutti in galera», dice Mourtadi in una delle conversazioni intercettate. In un’altra, Bouichryn spiega di volere i soldi prima di lasciare l’ospedale.

Non soltanto una richiesta di risarcimento per le ferite, dunque, secondo l’accusa, ma un ricatto fondato sulla minaccia di collaborare con gli investigatori.

È questo il nucleo dell’imputazione per estorsione contestata ai due.

Le bugie raccontate ai carabinieri

C’è poi il capitolo delle dichiarazioni rese alle forze dell’ordine. I due uomini avevano raccontato di non conoscere gli aggressori e di essere stati soccorsi da una donna incontrata casualmente.

Ma nelle conversazioni intercettate discutono proprio di come rispondere alle domande dei militari e, dopo un colloquio con i carabinieri, commentano le dichiarazioni appena rese.

I due discutono perfino delle risposte date a proposito dei soldi che avevano con sé e della loro provenienza. Per la Procura, quelle conversazioni dimostravano che avevano deliberatamente fornito una versione falsa dei fatti per proteggere gli aggressori, almeno fino a quando non fosse stato raggiunto un accordo economico.

Da qui l’accusa di favoreggiamento personale. Su questo specifico reato, tuttavia, oggi il giudice Coniglio ha pronunciato l’assoluzione di entrambi.

L’identificazione di “Mineur” e le indagini dei carabinieri

L’indagine prosegue anche fuori dall’ospedale: gli investigatori cercano di dare un’identità al personaggio chiamato “Mineur” e ricostruiscono i suoi movimenti.

Un ruolo importante lo assumono le intercettazioni all’interno dell’automobile utilizzata da Hanan Izloufa: la donna infatti si rivolge all’uomo che viaggia con lei chiamandolo sia Mineur sia Said.

Gli accertamenti si concentrano anche su un’automobile coinvolta in precedenza in un incidente stradale a Terni.

Il 16 marzo 2024 i carabinieri seguono la Hyundai utilizzata da Izloufa durante alcuni spostamenti a Grosseto. Gli investigatori documentano anche il recupero di un’altra vettura presso una carrozzeria della città e riescono a fotografare gli uomini che la utilizzano.

Tasselli che, insieme alle intercettazioni e agli ulteriori riscontri, consentono alla Procura di sostenere l’identificazione di Said Bouichrin con il soggetto indicato nelle conversazioni come Mineur. E sarebbe lui, per la procura, l’organizzatore dell’incontro sfociato nell’aggressione.

Un traffico di cocaina e hashish tra quattro province

L’inchiesta, però, non si ferma alla violenza e alla successiva richiesta di denaro. Seguendo le conversazioni, gli spostamenti e i rapporti tra gli indagati, i carabinieri ricostruiscono quello che la Procura descrive come un traffico di stupefacenti articolato su più territori.

Le zone interessate comprendono Grosseto, Civitavecchia, Roma e Perugia. Secondo l’accusa, Said Bouichrin avrebbe acquistato, detenuto e distribuito cocaina e hashish destinati a diverse piazze di spaccio.

Le quantità contestate, oltre ai 650 grammi di cocaina sottratti durante l’aggressione, sarebbero state complessivamente non inferiori a due chilogrammi.

Izloufa avrebbe collaborato occupandosi del trasporto e della distribuzione della droga, ricevendo un compenso. Quella descritta dalla Procura quindi, era un’organizzazione capace di muoversi tra territori diversi, utilizzando automobili e contatti locali per rifornire i punti di vendita.

La sentenza: assolti dal favoreggiamento, condannati per gli altri reati

Oggi, 26 ottobre, la vicenda è arrivata alla pronuncia del giudice Giuseppe Coniglio. Per i due imputati coinvolti nell’aggressione come persone ferite, Khamis Mourtadi e Ahmed Bouichryn, la decisione distingue nettamente tra i diversi capi d’imputazione.

Entrambi sono stati assolti dall’accusa di favoreggiamento personale. Per gli altri reati è stata pronunciata una condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione, senza concessione delle attenuanti generiche e 5 anni e 10 mesi per Said Bouichryn e 5 anni e due mesi per Hanan Izloufa. 

 

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