CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Per cominciare questa storia bisogna partire dalla fine, da un luogo silenzioso che sta appena fuori dal paese e nel quale, il 19 settembre, due date lontane finiscono per incontrarsi. Nel cimitero di Castiglione della Pescaia riposano Italo Calvino e Carlo Fruttero, due uomini diversissimi che per molti anni condivisero un pezzo di Maremma, il mare e la pineta di Roccamare, e che il calendario ha legato per sempre con una coincidenza che sembra uscita da un romanzo.
Carlo Fruttero nacque il 19 settembre 1926. Italo Calvino morì nella notte tra il 18 e il 19 settembre 1985, all’ospedale di Siena, tredici giorni dopo l’ictus che lo aveva colpito nella sua casa di Roccamare mentre stava preparando le conferenze che avrebbe dovuto tenere ad Harvard. Sabato 19 settembre 2026 saranno dunque cento anni esatti dalla nascita di Fruttero e quarantuno dalla morte di Calvino.
E proprio quel giorno, dopo il ricordo nel cimitero dove sono sepolti, un cancello normalmente chiuso si aprirà e sarà possibile entrare in quella pineta che per qualche decennio fu uno dei luoghi più appartati e insieme più fertili della cultura italiana del secondo Novecento, camminando da Casa Fruttero a Casa Calvino, fino al mare e poi indietro, lungo lo stesso percorso che per anni fecero scrittori, critici, sceneggiatori e le loro famiglie.

Prima venne Pietro Citati
A Roccamare non c’erano circoli letterari, insegne, tavoli riservati nei caffè o redazioni nelle quali incontrarsi. C’erano il mare, la sabbia, le case nascoste dietro i pini, le cicale nelle ore più calde e una distanza sufficiente dalle città perché anche uomini abituati a vivere dentro i libri potessero, almeno per qualche mese, sottrarsi al resto del mondo.
Uno dei primi ad arrivare in Maremma fu Pietro Citati.

La sua storia con questa terra, in realtà, cominciò qualche chilometro più all’interno. Lo raccontò lui stesso a MaremmaOggi, ricordando la casa acquistata con la famiglia alla Castellaccia, vicino a Giuncarico, prima del successivo approdo a Roccamare, dove avrebbe finito per trascorrere una parte sempre più importante della propria vita. (Qui l’articolo su maremmaoggi.net)
Le ricostruzioni di Fondazione Grosseto Cultura fanno risalire il rapporto di Citati con la Maremma al 1965; tre anni dopo, nel 1968, arrivò Carlo Fruttero, mentre per Calvino bisognerà aspettare il 1972. Fu Citati a raccontare di aver fatto conoscere Roccamare agli amici. E in particolare ricordava il momento in cui vi portò Calvino, uomo nato tra il verde tropicale di Cuba, cresciuto davanti al mare duro e roccioso della Liguria e infine conquistato da quella costa maremmana completamente diversa, piatta, sabbiosa, protetta da una pineta che sembrava tenere il mondo a distanza.
Fruttero scrive mentre la casa è ancora da finire
Ma prima ancora che Calvino arrivasse, Carlo Fruttero aveva già trovato il suo posto a Roccamare. E qui la storia della pineta comincia davvero a confondersi con quella della letteratura italiana.
Carlotta Fruttero ha raccontato che nel 1969, mentre la casa di famiglia era ancora in fase di completamento, suo padre e Franco Lucentini lavoravano proprio lì a un romanzo. Non era un libro qualsiasi: era La donna della domenica, destinato a uscire nel 1972 e a diventare uno dei più grandi successi della coppia Fruttero & Lucentini.
La loro era una scrittura a quattro mani nel senso più concreto del termine, fatta di discussioni, taccuini, dattiloscritti, scalette continuamente modificate e pagine che passavano dall’uno all’altro prima di trovare la forma definitiva. Roccamare diventò uno dei luoghi di quella bottega, soprattutto nei mesi meno affollati, quando il caldo estivo lasciava la pineta e la località tornava ad essere quasi soltanto mare, vento e silenzio. Molti anni dopo, quella stessa pineta sarebbe entrata direttamente in un loro romanzo.

Roccamare diventa la Gualdana
Nel 1991 Fruttero e Lucentini pubblicarono Enigma in luogo di mare, un giallo ambientato in una comunità di villeggianti isolata dietro una pineta della costa toscana. La chiamarono Pineta della Gualdana.
Ma dietro quel nome letterario era difficile non riconoscere Roccamare, con le sue ville immerse nel verde, le abitudini dei residenti, il mare raggiunto attraverso i sentieri e quella strana condizione nella quale si può vivere vicinissimi agli altri e contemporaneamente restare nascosti. Le fonti dedicate al lavoro di Fruttero e Lucentini identificano esplicitamente Roccamare come il luogo reale trasformato nella Gualdana del romanzo.
Sono rimasti anche i taccuini manoscritti di Fruttero, conservati dalla famiglia, attraverso i quali è possibile seguire la costruzione del romanzo, le idee, le correzioni e il modo in cui un luogo realmente vissuto diventò progressivamente un luogo inventato.
Roccamare, insomma, non era più soltanto il posto nel quale gli scrittori andavano a riposarsi dalla letteratura. Era entrata nella letteratura.
Calvino arriva davanti a quel mare e nasce Palomar
Quando Italo Calvino arrivò nel 1972, invitato da Citati, rimase affascinato da quel luogo al punto da acquistare una casa e trascorrervi lunghi periodi insieme alla moglie Esther Judith Singer, Chichita, e alla figlia Giovanna. E anche nel suo caso il paesaggio non rimase fuori dalla pagina.
Il Dizionario Biografico degli Italiani ricostruisce come, dopo l’acquisto della casa a Roccamare, Calvino cominciasse nel 1974 a pubblicare sul Corriere della Sera le prime storie del signor Palomar, molte delle quali ambientate proprio lì.
E allora si può immaginare Calvino uscire dalla casa, attraversare la pineta e arrivare davanti al mare, perché è proprio su quella spiaggia che prende forma una delle immagini più celebri di Palomar: un uomo davanti alle onde che tenta di osservare una sola onda, di separarla da quella che la precede e da quella che la segue, di comprendere attraverso un frammento qualcosa che, per sua natura, non può essere fermato.
Citati lo ricordò con chiarezza: quello era il luogo nel quale Palomar guardava le onde. È forse questo il punto in cui il rapporto tra gli scrittori e Castiglione diventa qualcosa di diverso dalla semplice biografia: la Maremma non fu soltanto uno sfondo della loro vita privata, ma entrò nel loro modo di guardare, e quindi di scrivere, il mondo.

Le sere sotto i pini
Poi c’erano le sere. A Roccamare aveva casa anche Furio Scarpelli, uno dei più importanti sceneggiatori del cinema italiano, l’uomo che insieme ad Age aveva firmato alcune delle pagine fondamentali della commedia all’italiana.

Il figlio Giacomo Scarpelli ha lasciato un ricordo prezioso di quegli anni, quando suo padre, Calvino, Fruttero e Citati erano vicini di casa e, nelle estati degli anni Settanta e Ottanta, capitava che si ritrovassero verso sera sotto i pini, accompagnati dal rumore delle cicale, a parlare di libri, cinema e arte. Nelle conversazioni ricordate da Scarpelli entravano Charles Dickens e William Golding, Mario Tobino e Yasujirō Ozu, e persino le sculture sottili e geometriche di Fausto Melotti, messe in relazione con l’immaginario delle Città invisibili.
Non era un cenacolo organizzato e forse proprio per questo lo fu davvero. Non c’erano conferenze da tenere né pubblico da impressionare, soltanto alcuni tra gli uomini che stavano scrivendo, criticando e sceneggiando una parte importante della cultura italiana, seduti sotto gli alberi di una pineta maremmana a discutere di quello che avevano letto, visto o pensato.
Una piccola repubblica delle lettere
È questa comunità che molti anni dopo Alberto Riva avrebbe ricostruito nel libro Ultima estate a Roccamare, definendo quel luogo attraverso l’immagine felicissima di una piccola repubblica delle lettere, lontana dalle case editrici torinesi, dai giornali milanesi e dai salotti romani ma attraversata da alcune delle figure più importanti della cultura italiana. Il nucleo stabile era formato soprattutto da Citati, Fruttero, Calvino e Scarpelli, ma attorno a loro passavano amici, collaboratori e altri scrittori.
C’era naturalmente Franco Lucentini, che a Roccamare lavorava con Fruttero. E nelle ricostruzioni di quella stagione compaiono, con rapporti e presenze differenti che non vanno confusi con una stabile residenza nella pineta, nomi come Federico Fellini, Mario Tobino, Milan Kundera, Carlo Cassola, Georges Simenon, Nico Orengo e Cesare Garboli.
Una volta Pietro Citati organizzò anche una gita a Montecristo. Tra i partecipanti c’erano Fruttero, Calvino e Chichita. Un’altra piccola immagine di quella comunità privata, fatta non soltanto di libri ma di mare, amicizie, barche e giornate trascorse insieme.
L’ultima estate di Calvino
Poi arrivò il 1985. Calvino aveva ricevuto l’invito della Harvard University a tenere le prestigiose Charles Eliot Norton Poetry Lectures e trascorse parte dell’estate nella casa di Roccamare lavorando ai testi delle conferenze.
Ne completò cinque: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità. La sesta, dedicata alla Consistency, rimase da scrivere. Anche in quelle ultime settimane, dunque, Roccamare continuava ad essere ciò che era stata per anni: un luogo nel quale Calvino lavorava.
Il 6 settembre, nella casa immersa nella pineta, lo scrittore fu colpito da un ictus. Venne portato a Siena e sottoposto a un intervento, ma non si riprese. Morì nella notte tra il 18 e il 19 settembre 1985, a sessantuno anni. Le conferenze furono pubblicate postume con il titolo che tutti conosciamo: Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio.
E anche quel titolo conserva un piccolo legame con Roccamare: secondo la testimonianza tramandata da Citati, durante quell’ultima estate il critico domandava all’amico come procedessero le sue «lezioni americane»; dopo la morte dello scrittore, Chichita scelse proprio quell’espressione per il libro.
Fruttero rimase
Calvino se n’era andato, ma Fruttero continuò a vivere il suo rapporto con Castiglione per molti anni ancora, fino a trasformare quella che era stata inizialmente una casa delle vacanze in uno dei luoghi fondamentali della propria esistenza.
Castiglione lo nominò cittadino onorario.
E proprio nella villa di Roccamare Carlo Fruttero morì il 15 gennaio 2012, a 85 anni. Aveva scelto di restare fino alla fine in quella pineta nella quale aveva lavorato, riso, discusso, trascorso le estati con la famiglia e condiviso una parte della propria vita con alcuni degli amici più importanti. Anche lui venne sepolto a Castiglione della Pescaia.
Anche Citati tornò qui fino alla fine
E forse non poteva essere diversamente per Pietro Citati, l’uomo dal quale, in qualche modo, tutto era cominciato. Continuò a vivere tra Roma e la Maremma e morì a Roccamare il 28 luglio 2022, a 92 anni. Treccani registra nella sua biografia proprio quel luogo come quello della morte: Roccamare, Castiglione della Pescaia.
La sua sepoltura, a differenza di quelle di Calvino e Fruttero, è stata indicata dalle cronache dell’epoca nella cappella di famiglia al cimitero della Misericordia di Grosseto. Ma fu Roccamare l’ultimo paesaggio anche per lui.
Gli scrittori sono rimasti nella geografia di Castiglione
Oggi questa storia si può leggere persino passeggiando per Castiglione.
La biblioteca comunale porta il nome di Italo Calvino. Esiste una via Italo Calvino. E nel 2023 Castiglione ha dedicato tutti gli eventi al centenario della nascita della scrittore.
Sotto il castello c’è il Belvedere Carlo Fruttero, intitolato allo scrittore nel 2022. E nel cimitero le tombe restituiscono alla dimensione più semplice e umana due nomi che appartengono alla storia della letteratura.
Esther Calvino ha lasciato alla biblioteca anche una testimonianza straordinaria di quella vita: circa quaranta fotografie inedite dei luoghi nei quali il marito aveva vissuto, immagini che il Comune conserva ancora oggi. E la storia non si è completamente interrotta con la scomparsa di quella generazione.
Nella Roccamare di oggi continuano ad avere casa o a frequentare la pineta scrittori e uomini di cultura come Sandro Veronesi e il fratello regista Giovanni ed Edoardo Albinati, mentre Carlotta Fruttero continua a custodire una parte importante della memoria familiare. La repubblica delle lettere ha cambiato abitanti, ma non ha completamente chiuso i suoi confini.

Cento anni dopo, quel cancello si riapre
E così bisogna tornare dove questa storia era cominciata, al 19 settembre. Sabato mattina Castiglione ricorderà Fruttero e Calvino nel cimitero del paese. Poi, nel pomeriggio, accadrà qualcosa di raro: la pineta privata di Roccamare aprirà eccezionalmente i suoi cancelli. Si entrerà da Casa Fruttero. Si camminerà fino a Casa Calvino. Poi si raggiungerà il mare.
È lo stesso mare davanti al quale Calvino osservava le onde e dal quale nacque una parte di Palomar. Dietro, tra gli alberi, rimarrà la casa nella quale Fruttero e Lucentini lavoravano mentre costruivano La donna della domenica, e poco più in là i luoghi delle conversazioni serali con Citati e Scarpelli. Forse è proprio questa la ragione per cui, a distanza di tanti anni, la storia degli scrittori di Roccamare continua ad avere qualcosa da raccontare.
Perché Calvino, Fruttero, Citati e Scarpelli non vennero in Maremma semplicemente per trascorrere le vacanze. Scelsero un luogo nel quale poter stare abbastanza lontani dal mondo da riuscire a osservarlo meglio; e poi, inevitabilmente, quel mare, quella luce, il rumore delle cicale e la lunga ombra dei pini finirono dentro ciò che scrivevano.
Sabato saranno passati esattamente cento anni dalla nascita di Carlo Fruttero. Ma entrando nella pineta, per qualche ora, sembrerà soprattutto di tornare in un tempo nel quale, verso sera, quattro vicini di casa uscivano dalle loro ville, si sedevano sotto i pini e cominciavano semplicemente a parlare di libri.





