MONTEROTONDO MARITTIMO. Quella del Carapax di Massa Marittima – il centro europeo per la salvaguardia delle tartarughe aperto nel 1989 e chiuso nel 2009 – è una vicenda complessa, che per anni ha fatto discutere, finendo perfino sulle pagine della stampa internazionale.
Dopo le indagini giudiziarie, per anni le tartarughe superstiti sono state seguite e curate dall’Università di Pisa ma oggi per loro si è aperta una nuova strada, che porta a Monterotondo Marittimo e, più precisamente, sulle sponde del lago Boracifero. Qui sta infatti prendendo forma il progetto per realizzare un Bioparco dedicato alla salvaguardia, allo studio e alla ricerca sulle testuggini.
La giunta comunale, guidata dal sindaco Giacomo Termine, ha approvato il progetto: l’intervento prevede un investimento complessivo di 662mila euro e sarà realizzato in un’area di circa due ettari situata a sud dello specchio d’acqua e che si estende fino a via dei Lagoni Rossi. Uno spazio attualmente in stato di abbandono, che l’amministrazione intende recuperare, trasformandolo in un luogo dedicato alla tutela degli animali, alla divulgazione scientifica e alla valorizzazione turistica del territorio.
Termine: «È la geotermia che torna al territorio e diventa sviluppo»
Il progetto sarà realizzato anche grazie a risorse del fondo geotermico. «Con l’approvazione del progetto esecutivo del Bioparco per la salvaguardia e lo studio delle testuggini, Monterotondo Marittimo fa un passo concreto verso un’opera che aspettiamo da tempo – commenta il sindaco Termine – Vale 662 mila euro. Lo abbiamo candidato al bando regionale “Toscana Diffusa”, chiedendo un contributo di 500 mila euro, e il Comune metterà 162 mila euro di risorse proprie del fondo geotermico. È la geotermia che torna al territorio e diventa sviluppo».
Dal sequestro del Carapax al progetto di Monterotondo
L’idea nasce dalla necessità di trovare una sistemazione adeguata alle testuggini dopo il sequestro del Centro Carapax di Massa Marittima, disposto a causa della cattiva gestione della struttura. La successiva gestione era stata affidata all’Università di Pisa, che si è rivolta proprio all’amministrazione comunale di Monterotondo Marittimo per valutare la realizzazione di un nuovo centro di ricerca e studio.
Dal dialogo tra amministrazione e Università è nata la scelta di ampliare la prospettiva, facendo dello stabulario non soltanto un centro di accoglienza delle testuggini, ma anche un punto di riferimento per lo studio specializzato di questi animali, con una funzione didattica ed educativa aperta alla collettività.
Una storia, quella del Carapax, che ha avuto anche una forte eco internazionale. Nel 2011 il quotidiano britannico The Guardian aveva pubblicato un’inchiesta sulle condizioni di abbandono e incuria delle centinaia di tartarughe palustri americane trasferite dalla Gran Bretagna al centro massetano. Si trattava di esemplari dalle guance rosse recuperati negli stagni dei parchi di Londra. Durissime erano state le parole dell’ecologista Tom Langton, che aveva visitato il centro: «Le abbiamo spedite a morire». Una vicenda che aveva acceso i riflettori sulla necessità di garantire strutture adeguate per la custodia e la tutela di questi animali.
Vasche, percorsi e un museo della biodiversità
Il nuovo bioparco sarà organizzato attraverso un sistema di recinti e vasche per le testuggini, inseriti in un contesto caratterizzato da percorsi e aree di sosta e vegetazione. E l’area individuata per la realizzazione del centro verrà tolta al degrado: «Il Bioparco è prima di tutto un intervento di rigenerazione urbana per lago Boracifero – sottolinea Termine – Recuperiamo due ettari a sud del lago, fino a via dei Lagoni Rossi. Oggi sono un’area abbandonata e degradata, che restituiamo alla frazione come spazio pubblico curato, con percorsi, aree di sosta e verde. Per questo abbiamo concluso l’esproprio e oggi l’area è interamente del Comune. Vogliamo che lago Boracifero sia un luogo dove venire, non solo da attraversare. Un luogo che unisce natura, conoscenza e turismo e che si lega alle altre eccellenze del nostro territorio geotermico».
Accanto alla funzione di accoglienza e salvaguardia degli animali, il centro avrà un importante ruolo di didattica e divulgazione delle conoscenze sull’erpetofauna, con particolare attenzione alla protezione dei rettili e dei loro habitat. Il progetto comprende anche la costruzione di un edificio ricettivo, destinato all’accoglienza del pubblico e alle attività educative. Al suo interno troveranno spazio ambienti per organizzare incontri, conferenze e riunioni, oltre a un piccolo Museo naturalistico della biodiversità e delle testuggini.
Non mancheranno gli spazi tecnici indispensabili per la gestione degli animali: è prevista un’infermeria veterinaria, un locale per lo stoccaggio del cibo e ambienti destinati alla sistemazione delle testuggini neonate e delle uova, con apposite incubatrici.
Un investimento da 662mila euro: «Il Bioparco si farà con o senza i finanziamenti»
Il Comune ha deciso di candidare l’intervento al bando della Regione Toscana dedicato alla riqualificazione e valorizzazione delle strutture pubbliche nei territori della Toscana diffusa. La richiesta di finanziamento è di 500mila euro, ovvero il 75 percento del costo complessivo.
La quota restante sarà garantita dall’amministrazione comunale attraverso risorse proprie provenienti dal fondo geotermico. Ma Termine precisa che il progetto verrà realizzato in ogni caso, anche se non dovessero arrivare finanziamenti: «Il Bioparco si farà in ogni caso – sottolinea – Il progetto è approvato e l’area è nostra. Se il contributo regionale non arrivasse, o arrivasse solo in parte, copriremo la differenza con il bilancio comunale, sempre con le risorse del fondo geotermico. È un impegno che abbiamo già messo nero su bianco».
Con l’approvazione del progetto esecutivo si compie dunque un passaggio importante per la realizzazione del centro. L’obiettivo è trasformare un’area oggi abbandonata in un polo dedicato alla tutela delle testuggini, alla ricerca e alla conoscenza della biodiversità, dando una nuova prospettiva a una storia che per anni ha rappresentato una ferita per il territorio.



