GROSSETO. Vittorio Sgarbi, Susanna Tamaro, Corrado Augias, Paolo Crepet, Tomaso Montanari e Salvatore Settis sono tra i firmatari di una lunga e articolata lettera aperta indirizzata a WWF, Legambiente e Greenpeace, con la quale un gruppo di ambientalisti, studiosi, intellettuali e cittadini chiede alle principali associazioni ambientaliste italiane di rivedere la propria posizione sui grandi impianti eolici e fotovoltaici industriali nei territori di pregio paesaggistico.
Il documento, sottoscritto anche da numerosi ex dirigenti di WWF, Legambiente e Italia Nostra, denuncia quella che i promotori definiscono una crescente disponibilità ad accettare progetti che, a loro giudizio, rischiano di compromettere irreversibilmente paesaggio, biodiversità e identità dei territori, senza un reale coinvolgimento delle comunità locali.
«Abbiamo combattuto insieme, oggi non vi riconosciamo più»
L’appello si apre ricordando la lunga storia condivisa tra i firmatari e le grandi associazioni ambientaliste.
Per decenni, spiegano gli estensori della lettera, le battaglie comuni hanno riguardato la difesa delle coste dalla cementificazione, la tutela dei parchi nazionali, la salvaguardia delle specie protette e la lotta contro il consumo di suolo.
«La natura non è una merce, ma l’infrastruttura stessa della nostra vita», scrivono i firmatari, ricordando come proprio grazie a quelle battaglie sia nata in Italia una diffusa coscienza ambientale.
Proprio per questo motivo, aggiungono, oggi prevale un sentimento di profondo smarrimento.
L’accusa: «State sostenendo progetti che distruggono il paesaggio»
Il cuore della lettera riguarda il sostegno che, secondo i promotori dell’appello, le grandi associazioni ambientaliste starebbero offrendo ai mega impianti per la produzione di energia rinnovabile promossi da grandi gruppi finanziari.
«Non comprendiamo – si legge – come si possa sostenere senza riserve chi, approfittando della crisi climatica, è disposto a sacrificare interi pezzi del paesaggio italiano.»
Per gli autori del documento, il paesaggio non rappresenta soltanto un elemento estetico.
È biodiversità, storia, cultura e identità delle comunità, un patrimonio tutelato anche dall’articolo 9 della Costituzione, che riconosce il valore del paesaggio tra i principi fondamentali della Repubblica.
«No agli impianti nei territori più preziosi»
Tra le principali preoccupazioni espresse nell’appello c’è la crescente diffusione di impianti eolici industriali sui crinali appenninici e di grandi campi fotovoltaici installati su terreni agricoli.
Secondo i firmatari, questi interventi rischiano di compromettere in modo permanente aree di particolare pregio, citando come esempi Orvieto e le Crete Senesi.
La critica non è rivolta alle energie rinnovabili in sé, ma al modello di sviluppo adottato.
Gli estensori della lettera sostengono che la priorità dovrebbe essere data alle aree già antropizzate, ai tetti degli edifici industriali, all’autoconsumo, alle comunità energetiche e alle politiche di risparmio energetico, evitando invece il consumo di nuovo suolo agricolo.
«La crisi climatica non giustifica la speculazione»
Nel documento viene ribadito che nessuno dei firmatari nega l’esistenza della crisi climatica.
Al contrario, la transizione energetica viene considerata una necessità.
Tuttavia, spiegano, la decarbonizzazione non può essere guidata esclusivamente dalle logiche del profitto privato, né trasformarsi in un’opportunità di speculazione finanziaria.
Secondo il gruppo di ambientalisti, manca una vera pianificazione nazionale che individui con chiarezza le aree idonee e quelle non idonee all’installazione degli impianti.
Per questo chiedono che territori e comunità locali siano coinvolti nelle decisioni, evitando interventi calati dall’alto.
La provocazione: «Brucereste la Gioconda per produrre energia?»
Tra i passaggi più forti della lettera compare una domanda destinata ad alimentare il dibattito.
«Sareste disposti a bruciare la Gioconda per ottenere energia?»
Una provocazione con cui gli autori vogliono sottolineare come il paesaggio italiano, riconosciuto anche dall’Unesco come patrimonio unico al mondo, rappresenti un bene irripetibile che non può essere sacrificato.
Secondo i firmatari, «non si può salvare il pianeta distruggendo la terra che calpestiamo».
La richiesta di un confronto pubblico
La conclusione dell’appello è un invito al dialogo.
Gli estensori della lettera chiedono a WWF, Legambiente e Greenpeace di aprire un confronto pubblico, trasparente e basato su dati scientifici, nel quale discutere costi, benefici e impatti reali delle politiche energetiche.
L’obiettivo dichiarato è individuare soluzioni realmente sostenibili, capaci di coniugare la lotta ai cambiamenti climatici con la tutela del paesaggio, della biodiversità e delle comunità locali.
Tra i firmatari nomi di primo piano del mondo della cultura e dell’ambientalismo
Oltre a Vittorio Sgarbi, Susanna Tamaro, Corrado Augias e Paolo Crepet, l’appello è stato sottoscritto da numerosi esponenti del mondo della cultura, del giornalismo, dell’ambientalismo e della ricerca.
Tra loro figurano anche Giuliano Ferrara, Tomaso Montanari, Salvatore Settis, Elisabetta Sgarbi, Corrado Giuliano, Adriano La Regina, Antonio Montani, Francesco Pratesi, Arturo Osio, Monica Tommasi, Stefano Allavena, Guido Ceccolini, Mauro Grassi, Mauro Pili, Francesca Scopelliti e numerosi ex dirigenti di WWF, Legambiente, Italia Nostra, Lipu, CAI e altre associazioni impegnate nella tutela dell’ambiente.





