Caprioli, dal 15 agosto caccia anche a femmine e piccoli: è scontro in Toscana | MaremmaOggi Skip to content

Caprioli, dal 15 agosto cambia tutto: caccia aperta anche a femmine e piccoli

Dal 15 agosto la Toscana autorizza il prelievo di femmine e piccoli di capriolo nonostante l’indicazione contraria dell’Ispra. La protesta denuncia il calo della specie e chiede alla Regione di ripensarci. Tutti i numeri del piano in Maremma e sulla costa livornese
Dal 15 agosto la Toscana autorizza il prelievo di femmine e piccoli di capriolo nonostante l'indicazione contraria dell'Ispra
Dal 15 agosto la Toscana autorizza il prelievo di femmine e piccoli di capriolo nonostante l’indicazione contraria dell’Ispra

GROSSETO. Dal 15 agosto cambia la caccia di selezione al capriolo in tutta la Toscana. E la novità destinata a far discutere non riguarda soltanto i maschi: fino al 30 settembre potranno essere prelevati anche femmine e piccoli, sia nelle aree considerate vocate alla specie sia in quelle non vocate.

È una scelta che vale per l’intero territorio regionale e quindi anche per Maremma e costa livornese, dove il capriolo è una presenza familiare nelle campagne e nei boschi.

Ma intorno alla decisione della Regione si è aperto uno scontro. Perché l’Ispra, chiamato a esprimere il proprio parere sul calendario, aveva indicato una strada diversa: niente prelievo di femmine e piccoli tra il 15 agosto e il 30 settembre. La Regione Toscana ha invece deciso espressamente di discostarsi da quella indicazione.

Ed è proprio su questo punto che si concentra la protesta di chi chiede adesso alla Regione di tornare sui propri passi. C’è anche una petizione online (QUI).

Cosa succede dal 15 agosto

La decisione è contenuta nella delibera della giunta regionale numero 630 del 25 maggio 2026, che approva il piano di prelievo e il calendario venatorio del capriolo per la stagione 2026-2027 nei 14 comprensori di gestione della Toscana.

Nelle aree vocate, dal 15 agosto al 30 settembre possono essere cacciati maschi adulti e giovani, femmine e piccoli di entrambi i sessi. Le femmine e i piccoli torneranno poi nel calendario dal primo gennaio al 15 marzo 2027, con alcune ulteriori possibilità per i maschi nei terreni con vigneti.

La stessa finestra estiva, dal 15 agosto al 30 settembre, vale nelle aree non vocate. Qui il calendario successivo è in alcuni casi ancora più esteso.

La caccia di selezione è consentita per cinque giorni alla settimana, con silenzio venatorio il martedì e il venerdì.

Non siamo quindi davanti a un provvedimento particolare adottato per Grosseto, Piombino o una singola zona: la scelta riguarda la Toscana nel suo complesso.

Il nodo: l’Ispra aveva chiesto di non cacciare femmine e piccoli in estate

È questo il passaggio più delicato dell’intera vicenda.

Nella stessa delibera la Regione riporta il parere espresso dall’Ispra l’11 maggio 2026. L’Istituto aveva indicato, tra le altre cose, di non consentire il prelievo di femmine e piccoli dal 15 agosto al 30 settembre.

La Toscana ha scelto diversamente.

E non lo nasconde: nell’atto si legge che la Regione ha ritenuto necessario discostarsi dal parere, confermando anche per questa stagione il prelievo estivo della componente femminile e dei piccoli, come avvenuto nelle cinque annate precedenti.

La motivazione della Regione è legata soprattutto alla gestione della popolazione.

Secondo gli uffici regionali, quando dal 2012 femmine e piccoli furono esclusi dal prelievo estivo diminuirono le percentuali di realizzazione dei piani, soprattutto proprio per queste classi. La Regione sostiene inoltre che un prelievo sbilanciato prevalentemente sui maschi possa creare problemi nella struttura della popolazione.

C’è poi un’altra questione: i danni all’agricoltura, in particolare nei vigneti. La delibera richiama espressamente situazioni locali nelle quali i caprioli provocano danni rilevanti alle coltivazioni.
La Regione ritiene quindi che ampliare i periodi disponibili possa consentire di completare i piani e mantenere un maggiore equilibrio tra maschi, femmine e giovani.

La protesta: «I caprioli sono già diminuiti del 25%»

Di segno opposto è il documento di protesta che accompagna una petizione pubblica contro la decisione.

Secondo le analisi citate dai promotori, la consistenza stimata dei caprioli nelle unità di gestione toscane sarebbe passata da circa 192mila animali nel 2017 a circa 145mila nel 2024, con una riduzione vicina al 25%.

La densità media sarebbe invece scesa da circa 14,7 capi ogni cento ettari nel 2017 a 8,7 nel 2023.

Numeri sui quali i promotori della protesta costruiscono la loro richiesta: fermare almeno temporaneamente il prelievo estivo delle femmine e dei piccoli e procedere a una nuova valutazione sulla base dei dati più recenti.

Siccità e caldo entrano nella battaglia sui caprioli

C’è poi un altro elemento sollevato nella protesta: l’estate 2026, caratterizzata da caldo intenso, scarsità di precipitazioni e forte stress della vegetazione.

Il documento sottolinea correttamente che non esistono ancora censimenti che permettano di stabilire quanta mortalità dei caprioli sia eventualmente attribuibile alla siccità di quest’anno. La tesi dei promotori è però che proprio questa incertezza dovrebbe suggerire maggiore prudenza, soprattutto per femmine in lattazione e giovani.

Il tema, quindi, va oltre una semplice contrapposizione tra cacciatori e animalisti: al centro ci sono due diverse valutazioni sulla gestione della specie.

In Maremma il piano annuale supera i 2.600 caprioli

E in Maremma?

L’allegato alla delibera consente di entrare nel dettaglio. Il territorio grossetano è suddiviso nei comprensori GR06 e GR07, con numerosi distretti di selezione, aziende faunistico-venatorie, aziende agrituristico-venatorie e alcune zone di rispetto.

Sommando i quantitativi indicati nel piano regionale per le diverse unità di gestione grossetane si arriva a oltre 2.600 caprioli previsti nel piano annuale di prelievo.

È importante sottolinearlo: non significa che 2.600 caprioli saranno abbattuti tra Ferragosto e settembre. Si tratta del contingente complessivo previsto dal piano 2026-2027, suddiviso per sesso e classe di età e distribuito tra le diverse unità di gestione.

Solo nei distretti del comprensorio GR07 figurano, ad esempio, piani da 183 capi nel DS22, 152 nel DS16, 135 nel DS23 e 120 nel DS18.

Nel comprensorio GR06 i singoli distretti hanno quantitativi generalmente più contenuti: tra quelli riportati nel piano ci sono i 90 capi del DS24, i 78 del DS3 e i 73 del DS1.

La fotografia che emerge è dunque quella di una gestione del capriolo tutt’altro che marginale per la provincia di Grosseto.

In Val di Cornia e sulla costa livornese numeri molto più bassi

Completamente diversa la situazione nell’area livornese.

Nel comprensorio LI09, che comprende il territorio provinciale interessato dal piano e abbraccia anche l’area della costa e della Val di Cornia, i contingenti sono decisamente inferiori rispetto alla Maremma.

Il piano assegna 48 capi al distretto LI01, 25 al LI02, 2 al LI05, uno al LI06 e 8 al distretto non vocato che comprende anche la Zrv di Bibbona. A questi si aggiungono quantitativi molto piccoli nelle aziende venatorie: diverse hanno addirittura un piano pari a zero.

È una differenza notevole rispetto alla provincia di Grosseto e mostra quanto la situazione della specie possa cambiare da una zona all’altra della Toscana.

Femmine e piccoli, il punto più contestato

A rendere particolarmente sensibile la finestra che comincia a Ferragosto è la biologia stessa del capriolo.

Il documento di protesta ricorda che i piccoli nascono generalmente tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate e rimangono associati alla madre per diversi mesi. I promotori precisano che sarebbe sbagliato sostenere che ogni piccolo rimasto senza madre a metà agosto sia automaticamente destinato a morire, ma contestano anche l’idea che tutti i giovani possano essere considerati completamente indipendenti in quel periodo.

Da qui la richiesta di sospendere il prelievo delle classi femminili e giovanili almeno fino a quando non saranno disponibili dati aggiornati.

Il capriolo è anche una delle prede del lupo

Nella protesta entra infine un tema particolarmente sentito proprio in Maremma: il lupo.

Il capriolo rappresenta infatti una delle prede selvatiche disponibili per il predatore. Il documento richiama studi secondo i quali la disponibilità di fauna selvatica è uno degli elementi da considerare nell’analisi delle predazioni sul bestiame.

Gli stessi promotori mettono però in guardia dalle semplificazioni: non è possibile sostenere che a una diminuzione dei caprioli corrisponda automaticamente un aumento degli attacchi alle greggi. Il punto sollevato è piuttosto la necessità di considerare insieme gestione degli ungulati, presenza del lupo e protezione degli allevamenti.

La battaglia adesso è quindi tutta sulla scelta fatta dalla Regione.

Da una parte c’è un piano approvato che punta a raggiungere gli obiettivi di prelievo, riequilibrare le diverse classi della popolazione e contenere i danni alle colture. Dall’altra c’è chi mette sul tavolo la diminuzione registrata negli ultimi anni, il caldo e la siccità dell’estate 2026 e soprattutto il parere dell’Ispra.

E la data che segna il confine tra le due posizioni è ormai arrivata: dal 15 agosto in Toscana il mirino della caccia di selezione torna anche su femmine e piccoli di capriolo.

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