GROSSETO. Ci sono case nelle quali, a un certo punto, anche il silenzio diventa una minaccia. Dove basta una parola, una richiesta di denaro, una discussione apparentemente banale perché la giornata si trasformi in qualcosa da temere. È quello che, secondo la Procura, sarebbe accaduto per lungo tempo a un uomo di ottant’anni, ex maresciallo in pensione, che nella propria abitazione, accanto alla donna che aveva sposato, avrebbe vissuto tra umiliazioni, paura e violenze.
Lei ha 53 anni, lui 81. Una differenza d’età importante, che rende ancora più delicata una vicenda familiare finita davanti al tribunale di Grosseto, dove la donna deve rispondere delle accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate.
La storia era emersa nel febbraio 2025, quando i carabinieri avevano arrestato la 53enne dopo che era tornata nella casa coniugale nonostante il provvedimento che le impediva di farlo. Da allora si sono susseguiti procedimenti giudiziari, richieste di revoca delle misure cautelari, udienze e una causa civile per la fine del matrimonio.
E mentre la giustizia cerca di ricostruire ciò che sarebbe accaduto durante gli anni della convivenza, un nuovo episodio ha aperto un altro fronte investigativo: una persona sarebbe entrata nell’abitazione dell’anziano mentre lui dormiva, per cercare alcuni documenti su richiesta della moglie. Un accesso che sarebbe stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza.
L’anziano non può testimoniare, acquisiti i verbali
Giovedì 15 ottobre, davanti al giudice Sergio Compagnucci, si è svolta una nuova udienza del processo che vede imputata la donna, difesa dall’avvocato Marco Biagioli.
A rappresentare la pubblica accusa era la viceprocuratrice onoraria Elena Bartalini, mentre l’anziano, costituito parte civile, è assistito dall’avvocato Giacomo Di Candia, del foro di Lecce.
Proprio il legale dell’uomo ha chiesto l’acquisizione nel fascicolo del dibattimento dei verbali delle sommarie informazioni testimoniali e delle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti durante le indagini.
La richiesta è stata accolta.
Un passaggio importante, perché l’anziano non è nelle condizioni di rendere personalmente testimonianza davanti al giudice. Le sue condizioni di salute, purtroppo, sono peggiorate e proprio giovedì 15 ottobre, mentre si apriva il processo, l’anziano maresciallo è stato dimesso dall’ospedale.
Una vita insieme diventata un incubo
La vicenda affonda le radici negli ultimi anni della relazione tra i due coniugi. Una relazione, quella della coppia, che sarebbe stata segnata da discussioni sempre più frequenti, spesso legate al denaro e alle richieste che la moglie gli avrebbe rivolto.
L’anziano aveva raccontato che la donna, negli ultimi sei anni della loro relazione, avrebbe cominciato a bere e a pretendere somme di denaro, insistendo anche perché il marito la inserisse nel proprio testamento, garantendole una parte dell’eredità.
Le tensioni, secondo l’accusa, sarebbero progressivamente degenerate in comportamenti aggressivi, offese e violenze fisiche.
«Non capisci niente», «fai schifo», «non vali niente».
Sono alcune delle espressioni che descrivono il clima di umiliazione nel quale l’uomo sarebbe stato costretto a vivere.
Non soltanto le parole, però. Ci sarebbero stati anche episodi nei quali l’anziano avrebbe riportato ferite e contusioni, tanto da rendere necessario l’intervento dei sanitari e delle forze dell’ordine.
Le ferite, i vicini di casa e la richiesta di aiuto
Tra gli episodi ricostruiti durante le indagini ce n’è uno che restituisce più di altri la fragilità della situazione nella quale l’uomo si sarebbe trovato.
Durante una discussione l’anziano sarebbe stato aggredito dalla moglie e avrebbe cercato riparo rannicchiandosi sul pavimento, accanto al divano.
A intervenire sarebbe stato un vicino, che aveva allertato i carabinieri. In un’altra occasione l’uomo sarebbe stato trovato a terra, ferito al volto, e anche allora sarebbe stato soccorso da una persona che abitava nelle vicinanze.
Una condizione di maltrattamento abituale, nella quale le violenze fisiche si sarebbero accompagnate a pressioni psicologiche e richieste economiche. Su questo filone ha lavorato la procura: il lavoro dei carabinieri è stato coordinato dal sostituto procuratore Carmine Nuzzo.
L’arresto del 14 febbraio e la versione della moglie
La svolta era arrivata il 14 febbraio 2025, il giorno di San Valentino.
La donna era già destinataria di un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento e contatto con il marito. Nonostante questo, intorno a mezzogiorno era tornata nell’abitazione, utilizzando le chiavi che aveva ancora a disposizione. E aveva anche buttato fuori di casa il marito.
L’anziano era riuscito a mettersi in contatto con un amico che vive in Lombardia, al quale aveva raccontato ciò che stava accadendo. Era stato proprio l’amico, da centinaia di chilometri di distanza, a chiamare i carabinieri di Grosseto.
La donna era stata arrestata in flagranza per la violazione del provvedimento cautelare.
Davanti al giudice Marco Bilisari, che aveva convalidato l’arresto e disposto il divieto di dimora nel Comune di Grosseto, la 53enne aveva fornito una spiegazione molto diversa.
«Nella casa coniugale ci sono due persone anziane che hanno bisogno di cure e io volevo aiutarle», aveva detto, riferendosi al marito e alla propria madre, che si trovava nell’abitazione. Aveva anche sostenuto che il marito volesse ritirare le denunce.
Una versione contestata dall’uomo, il quale aveva invece raccontato di aver dovuto accettare la presenza della suocera in casa contro la propria volontà.
Da quell’arresto era nato un procedimento separato, celebrato con rito direttissimo e successivamente arrivato a sentenza.
La Procura della Repubblica ha però deciso di impugnare quella decisione, presentando appello.
Le richieste di denaro e il matrimonio ormai finito
Il denaro torna più volte nella ricostruzione di questa storia.
Non soltanto nelle dichiarazioni rese dall’anziano durante le indagini, ma anche negli episodi successivi all’applicazione delle misure cautelari.
Secondo quanto contestato dalla Procura, il giorno dopo l’arresto, il 15 febbraio 2025, la donna avrebbe contattato telefonicamente il marito nonostante il divieto di comunicazione, tornando a chiedergli soldi e facendo riferimento al divorzio e all’eredità.
«Se vuoi il divorzio mi devi includere nell’eredità oppure mi dai una quota», aveva detto all’ottantunenne.
Parole che per la Procura rappresenterebbero un ulteriore elemento delle pressioni subite dall’anziano.
Nel frattempo il matrimonio è diventato anche oggetto di una controversia civile, nella quale l’uomo è assistito dallo stesso avvocato Di Candia.
L’istruttoria si è conclusa e si attende adesso la sentenza del giudice Giulio Bovicelli sulle domande formulate dalle parti, comprese le questioni legate alle violenze e alle vessazioni denunciate.
Qualcuno entra in casa mentre lui dorme: le immagini delle telecamere
Ma c’è un altro episodio, successivo, sul quale si concentra ora l’attenzione degli investigatori.
Una persona sarebbe infatti entrata nell’abitazione dell’anziano mentre lui dormiva, con l’intenzione di cercare documentazione per conto della moglie.
Non una semplice visita, dunque, ma un accesso che sarebbe collegato alle richieste della donna, nonostante le restrizioni cautelari che la riguardano.
La scena sarebbe stata registrata dalle telecamere di videosorveglianza presenti nell’abitazione.
L’episodio ha dato origine a un nuovo procedimento, attualmente nella fase delle indagini preliminari, per una presunta ulteriore violazione delle prescrizioni cautelari.
Saranno gli accertamenti a chiarire chi sia entrato materialmente nell’appartamento, quale documentazione stesse cercando e se vi siano responsabilità penalmente rilevanti.
Il divieto di dimora resta in vigore
La posizione cautelare della donna era già stata esaminata nel luglio 2026, quando il pubblico ministero aveva chiesto al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Coniglio di revocare la misura. La richiesta era stata respinta.
La 53enne era stata inoltre destinataria di un ammonimento del questore di Grosseto.
Anche dopo l’udienza del 15 ottobre, il divieto di dimora nel Comune di Grosseto rimane in vigore.
Il processo proseguirà a maggio, quando saranno ascoltati un testimone indicato dalla Procura e uno della difesa dell’imputata.
La discussione finale è invece prevista per luglio.
La violenza domestica e la fragilità di chi invecchia
È una storia che rovescia anche uno degli stereotipi più diffusi quando si parla di violenza domestica. La persona che denuncia di essere stata maltrattata è un uomo anziano, che ha pianto davanti ai carabinieri, terrorizzato non solo dalla violenza che aveva dovuto subire ma dalla prospettiva di restare solo. Invece, accanto a sé, ha suo figlio, il suo avvocato e tante persone che gli vogliono bene.
La persona accusata è sua moglie, molto più giovane.
Questo non rende la vicenda meno grave, né cambia il significato delle condotte che la Procura contesta. Racconta, semmai, quanto la violenza all’interno delle relazioni familiari possa assumere forme diverse e quanto sia difficile riconoscerla quando la vittima è qualcuno che, per età o condizioni personali, fatica a chiedere aiuto.
In questa vicenda sono stati i vicini di casa, un amico che vive lontano, i carabinieri e infine la magistratura a raccogliere i segnali di una situazione che, secondo l’accusa, andava avanti da tempo. E alla quale, la parola fine, la metterà il giudice alla fine del processo.




