Andrea Danubi, chi è il castiglionese che sfida Elkann e la Juventus | MaremmaOggi Skip to content

Da Castiglione sfida i padroni della Juventus: chi è Andrea Danubi, la spina nel fianco di Elkann

Da Castiglione della Pescaia alle assemblee degli azionisti bianconeri. Da oltre un decennio Andrea Danubi contesta le scelte dei dirigenti della Juventus. L’ultimo duro intervento contro John Elkann, ma in passato non ha risparmiato neppure Andrea Agnelli. Tifoso, collezionista e autore di un libro sulla storia della Vecchia Signora
Andrea Danubi all'assemblea della Juventus
Andrea Danubi all’assemblea della Juventus

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Ci sono azionisti che alle assemblee delle società partecipano per ascoltare i numeri, studiare i bilanci e capire se il loro investimento produrrà risultati. E poi c’è Andrea Danubi, castiglionese, juventino fino al midollo, piccolo azionista della Juventus e da almeno quattordici anni autentica spina nel fianco dei vertici bianconeri. Uno che, quando arriva il momento degli interventi, non si tira indietro, non cerca formule diplomatiche e soprattutto non ha timore di rivolgersi direttamente a chi comanda.

Lo ha fatto con Andrea Agnelli, lo ha fatto con Gianluca Ferrero, con i dirigenti che si sono succeduti negli anni e, soprattutto, continua a farlo con John Elkann, l’uomo che attraverso Exor controlla la Juventus e al quale Danubi rimprovera di non avere per la squadra la passione e l’attenzione che, a suo giudizio, la sua storia meriterebbe.

L’ultimo capitolo è arrivato martedì 3 novembre, durante l’assemblea degli azionisti all’Allianz Stadium di Torino. Una giornata importante per la società, con l’approvazione del bilancio chiuso al 30 giugno 2026, una perdita di circa 66 milioni di euro a livello consolidato e la delega al consiglio di amministrazione per un nuovo aumento di capitale fino a 250 milioni.

Ma mentre i dirigenti illustravano numeri, programmi e prospettive, Danubi ha riportato la discussione sul terreno che da sempre gli sta più a cuore: l’identità della Juventus, il suo prestigio e il rapporto fra la proprietà e milioni di tifosi.

L’ultimo affondo contro Elkann: «Se la consideri un soprammobile, non la ami»

Il suo intervento, ripreso anche dalla Gazzetta dello Sport e da Tuttosport, è stato uno dei più duri della giornata.

Danubi ha contestato cinque anni di investimenti e decisioni che considera sbagliate, chiedendo quale sia il senso di mantenere a tutti i costi il controllo della Juventus se non si è disposti, secondo lui, a difenderla adeguatamente e ad affidarla a persone capaci di restituirle autorevolezza.

L’immagine scelta è particolarmente efficace: una Juventus trattata come un soprammobile di famiglia, un bene prezioso che si conserva per tradizione, senza però prendersene davvero cura.

Nel mirino sono finite le continue ripartenze, gli avvicendamenti dirigenziali e la mancanza di quella continuità che Danubi riconosce invece alla Juventus di Andrea Agnelli e, prima ancora, a quella costruita anche da Antonio Giraudo.

E c’è stata una proposta: riportare al centro della società una figura di grande prestigio come Michel Platini, capace, nella sua visione, di assumere un ruolo simile a quello che per decenni Giampiero Boniperti ha rappresentato nel mondo bianconero. Non un intervento improvvisato, né uno sfogo isolato. Piuttosto, l’ultimo episodio di una storia che parte da molto lontano.

Dal primo stadio con il babbo alle trasferte in tutto il mondo

Per capire Andrea Danubi bisogna tornare a Castiglione della Pescaia e a quando, ancora bambino, suo padre lo accompagnò per la prima volta a vedere la Juventus.

Da allora è stato un legame destinato a diventare una parte fondamentale della sua vita. Una passione coltivata negli stadi italiani, nelle trasferte internazionali, nelle finali europee, ma anche attraverso libri, giornali, fotografie, documenti e cimeli raccolti nel corso dei decenni.

Danubi è un collezionista appassionato, uno di quelli che conoscono la storia bianconera non soltanto attraverso i grandi campioni e le coppe vinte, ma anche attraverso personaggi meno celebrati, vicende societarie, episodi dimenticati e pagine ingiallite. Una parte dei suoi oggetti storici è arrivata persino al Juventus Museum, che lo inserisce nell’elenco ufficiale dei donatori e collezionisti ringraziati dalla società.

Ma alla passione per la storia affianca un carattere decisamente poco incline al silenzio. Come raccontava lui stesso nell’articolo pubblicato da MaremmaOggi lo scorso maggio, con un’espressione che è quasi una dichiarazione d’identità: «Siamo toscani e la polemica per noi è all’ordine del giorno».

E infatti la polemica, per lui, è diventata negli anni una forma di partecipazione alla vita della società.

Già nel 2012 contestava Andrea Agnelli: «Non basta un solo cannone»

Una delle prime testimonianze documentate risale addirittura al 30 ottobre 2012. Danubi scrive da Castiglione della Pescaia una lettera aperta all’allora presidente Andrea Agnelli, dopo un’assemblea degli azionisti e le polemiche seguite alla partita Catania-Juventus.

Il contenuto anticipa molti dei temi che sarebbero tornati negli anni successivi: la comunicazione del club, il rapporto con la Federcalcio, la difesa della società dalle critiche esterne e il significato dello stile Juventus.

Danubi ritiene insufficiente la risposta della società a quelli che considera attacchi ingiusti. Contesta il lavoro dell’ufficio stampa, chiede maggiore incisività e invita Agnelli a intervenire con più determinazione. La lettera si conclude però con un ringraziamento al presidente per averlo ascoltato personalmente al termine dell’assemblea.

È un dettaglio che aiuta a comprendere il rapporto fra Danubi e la dirigenza: la critica può essere durissima, ma nasce dalla volontà di confrontarsi direttamente con chi prende le decisioni.

Nel 2020 le domande ufficiali alla società: Calciopoli e peso politico

Nel 2020, quando l’emergenza Covid impedisce agli azionisti di partecipare fisicamente all’assemblea, Danubi non rinuncia a far sentire la propria voce.

Invia alla Juventus un intervento scritto, inserito fra i documenti ufficiali della riunione del 15 ottobre, nel quale torna a contestare quello che considera lo scarso peso politico della società nelle istituzioni calcistiche italiane ed europee. Chiede conto delle iniziative su Calciopoli e sugli scudetti revocati, ma affronta anche questioni tecniche e dirigenziali.

Fra le sue proposte c’è quella di assegnare in futuro un ruolo di primo piano a Giorgio Chiellini, apprezzato non soltanto come calciatore, ma per la preparazione, la personalità e la capacità di rappresentare pubblicamente la Juventus.

Anche in questa occasione non mancano osservazioni critiche verso alcune scelte di Agnelli. È un altro tassello di una posizione che, nel tempo, si dimostra abbastanza coerente: la Juventus dovrebbe avere uomini capaci di difenderne pubblicamente l’immagine, dentro e fuori dal campo.

Dicembre 2022, quando non risparmiò neppure Andrea Agnelli

C’è un episodio che racconta meglio di altri come Danubi non sia semplicemente un nostalgico di una particolare dirigenza.

Il 27 dicembre 2022, durante l’ultima assemblea presieduta da Andrea Agnelli, pochi giorni dopo le dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione nel pieno delle vicende giudiziarie e contabili della società, il piccolo azionista castiglionese prende la parola. Questa volta il bersaglio delle critiche è proprio Agnelli, l’uomo che negli anni precedenti aveva guidato il ciclo dei nove scudetti consecutivi e che Danubi aveva spesso difeso.

A giudizio del tifoso maremmano, la fine di quel ciclo non poteva essere considerata una normale conclusione sportiva, perché arrivava con la Juventus coinvolta nelle indagini della Consob e della magistratura. «Non ci meritavamo un epilogo così», dichiara, aggiungendo una considerazione destinata a restare emblematica: i presidenti passano, i tifosi restano.

Un passaggio doloroso, perché alla riconoscenza per i successi sportivi si accompagnava la delusione per il modo in cui si era chiusa quell’esperienza.

Nel 2023 l’attacco alla nuova gestione: «Qui c’è da combattere»

Poche settimane dopo, il 18 gennaio 2023, l’assemblea è chiamata a nominare il nuovo consiglio di amministrazione guidato da Gianluca Ferrero, con Maurizio Scanavino amministratore delegato. Danubi torna a intervenire, questa volta rivolgendosi ai nuovi vertici, ai quali chiede di non sottovalutare le difficoltà che li attendono.

È un momento delicatissimo per la Juventus, alle prese con il procedimento sulle plusvalenze e con una situazione societaria profondamente cambiata.

Il castiglionese denuncia quello che considera un clima ostile nei confronti dei bianconeri e sostiene che la nuova dirigenza dovrà imparare a difendersi nei palazzi del calcio e nei confronti dei mezzi di informazione.

Pochi giorni dopo, il 25 gennaio, affida a TuttoJuve una lettera nella quale ripropone alcuni passaggi dei suoi interventi del dicembre precedente e di gennaio.

Ne emerge un concetto che ritornerà praticamente in tutte le sue prese di posizione: una grande società calcistica non può limitarsi a gestire i bilanci e il mercato, ma deve anche saper difendere il proprio prestigio e la propria comunità di tifosi.

Nel novembre dello stesso anno, durante una nuova assemblea, Danubi esprime il rammarico per l’assenza di Andrea Agnelli dalla presidenza e torna a contestare la linea della nuova proprietà, che giudica troppo concentrata sugli aspetti economici e poco rappresentativa della tradizione bianconera.

Nel 2024 la contestazione sullo sponsor e sulla perdita d’identità

Un anno dopo, il 7 novembre 2024, Danubi torna davanti ai vertici della Juventus. Il suo intervento, ricostruibile attraverso il verbale ufficiale dell’assemblea, prende le mosse dal ritorno in società di due figure storiche: Giorgio Chiellini e Sergio Brio, quest’ultimo suo amico e nominato Fan Ambassador. Li considera due uomini capaci di rappresentare autenticamente la storia e i valori del club, contrapponendoli a una gestione che, a suo giudizio, guarda troppo ai conti e troppo poco al significato della maglia.

Contesta inoltre il trattamento riservato a Massimiliano Allegri e torna a parlare di comunicazione, reputazione e difesa della Juventus nelle sedi calcistiche. Ma c’è anche una questione molto concreta: la mancanza di uno sponsor principale sulla maglia.

Danubi trova difficile comprendere come un marchio di rilevanza internazionale come Juventus non sia riuscito, in quel momento, ad assicurarsi un accordo commerciale adeguato.

Per lui è l’ennesimo segnale di una società che avrebbe perso capacità di valorizzare il proprio patrimonio sportivo e commerciale.

Nelle sue conclusioni arriva a esprimere apertamente sfiducia nella possibilità di una vera rinascita sotto l’attuale proprietà. Un giudizio severo, che naturalmente rappresenta la sua opinione di azionista, ma che dimostra quanto le critiche siano ormai indirizzate soprattutto al controllo esercitato da Exor.

Nel 2025 il confronto con Ferrero e i dubbi sulla nuova dirigenza

Anche l’assemblea del 7 novembre 2025 porta la firma di Danubi. Questa volta fra gli interlocutori c’è Damien Comolli, arrivato alla guida operativa del club, al quale l’azionista dà il benvenuto senza però rinunciare alle domande.

Nel verbale ufficiale emerge una riflessione molto significativa: Danubi è consapevole che il tono polemico dei suoi interventi possa renderlo sgradito ai dirigenti, ma rivendica la schiettezza come una qualità e ricorda che molti tifosi condividono le preoccupazioni dei piccoli azionisti senza avere la possibilità di esprimerle direttamente.

Contesta alcune scelte relative a Cristiano Giuntoli, Thiago Motta e all’allontanamento di Danilo, ma si guarda dal dare giudizi definitivi su Comolli, appena arrivato.

La richiesta, ancora una volta, è quella di ricostruire un progetto sportivo riconoscibile e restituire alla Juventus autorevolezza nelle istituzioni e nel dibattito pubblico.

Nel corso della riunione arriva anche a chiedere conto della presenza di John Elkann alle assemblee. Il presidente Ferrero lo invita a rimanere sugli argomenti all’ordine del giorno.

Il confronto conferma la distanza fra le preoccupazioni del tifoso-azionista e quelle di una dirigenza chiamata a governare una società quotata in Borsa, con esigenze economiche e vincoli finanziari molto stringenti.

Quando scrisse perfino a Elon Musk per comprarsi la Juventus

La storia di Danubi contiene anche un episodio decisamente singolare. Nel febbraio 2025 il castiglionese scrive una lettera aperta a Elon Musk, invitandolo a prendere in considerazione l’acquisto della Juventus. L’iniziativa viene raccontata da Grosseto Sport e nasce dalla convinzione che un imprenditore dotato di enormi risorse finanziarie potrebbe rilanciare il club.

Danubi prepara perfino uno slogan, mutuato da quello reso celebre da Donald Trump: Make Juventus Great Again, ovvero rendere di nuovo grande la Juventus.

Una provocazione, certamente, ma anche una manifestazione di quanto sia forte la sua contrarietà all’attuale proprietà. Curiosamente, pochi giorni dopo, il 14 febbraio 2025, lo stesso slogan viene utilizzato da Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether, per commentare l’ingresso del gruppo nel capitale bianconero.

Una coincidenza interessante, senza che vi siano elementi per stabilire un collegamento fra le due iniziative.

Il libro sui cento personaggi della Juventus e l’altra faccia di Danubi

Ma raccontare Danubi soltanto attraverso le polemiche significherebbe lasciare fuori una parte fondamentale della sua storia.

Lo scorso maggio, proprio MaremmaOggi aveva raccontato la presentazione del suo libro, 100 personaggi della Juventus. Calciatori, allenatori, dirigenti dal 1897 al 2025, un’opera dedicata agli uomini che hanno costruito la storia ultracentenaria della società. Il volume, pubblicato da Fergen e introdotto dalla prefazione del giornalista Nicola Calzaretta, è stato presentato il 16 maggio nella sala Pegaso del Palazzo della Provincia di Grosseto, in una mattinata dedicata ai ricordi e alla storia bianconera.

Dentro ci sono i grandi campioni, gli allenatori, i dirigenti e anche personaggi meno conosciuti che hanno contribuito a formare l’identità della Juventus.

Un lavoro nato da una passione coltivata per una vita intera, dalle trasferte ai documenti conservati, dai rapporti personali con alcuni protagonisti del calcio fino alla raccolta di cimeli.

Durante quella presentazione Danubi ha ricordato anche la tragedia dell’Heysel, vissuta in prima persona, essendo stato presente a Bruxelles la sera del 29 maggio 1985. Un’esperienza drammatica che aggiunge un’altra dimensione al suo rapporto con la Juventus: non soltanto le vittorie e le gioie, ma anche le pagine più dolorose della storia del club. E che forse aiuta a comprendere perché, per lui, la Juventus non possa essere ridotta a un investimento finanziario.

Il piccolo azionista che continuerà a far discutere

Oggi Andrea Danubi continua a vivere a Castiglione della Pescaia e a seguire la Juventus con la stessa intensità che lo accompagna dall’infanzia. Alle assemblee torna puntualmente a chiedere spiegazioni, critica gli errori che ritiene siano stati commessi, rivendica il diritto dei tifosi a essere ascoltati e difende un’idea di Juventus profondamente legata alla sua storia.

Non è l’unico piccolo azionista a contestare la proprietà, e le sue valutazioni non rappresentano necessariamente quelle di tutti i sostenitori bianconeri. Ma la continuità dei suoi interventi, documentata in oltre un decennio, ne ha fatto una voce riconoscibile nelle riunioni societarie.

C’è un filo che lega la lettera ad Agnelli del 2012 all’attacco a Elkann del 3 novembre 2026: la convinzione che il prestigio di una grande squadra non dipenda soltanto dai risultati sportivi e dai bilanci, ma anche dalla capacità di rappresentare e difendere la propria storia.

Che le sue critiche siano condivise o meno, una cosa appare certa: quando all’Allianz Stadium si apre il microfono ai piccoli azionisti, Andrea Danubi ha ancora molto da dire.

E difficilmente sarà un intervento accomodante.

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