Albinia, rimossi 300 chili di pesci morti dal canale | MaremmaOggi Skip to content

Trecento chili di pesci morti rimossi dal canale: «Ora analisi rapide e pubbliche»

Il Comune è intervenuto attraverso l’Ufficio Ambiente e ha segnalato la moria ad Arpat. Casamenti comunica il bilancio della rimozione, Perugini chiede prelievi a monte e a valle e la pubblicazione dei risultati
I pesci morti nel canale prima della rimozione effettuata dal Comune
I pesci morti nel canale prima della rimozione effettuata dal Comune

ALBINIA. Non erano poche carcasse isolate, ma circa 300 chili di pesci adulti morti. È questa la quantità raccolta nel canale che scorre a ridosso dell’abitato di Albinia, nella zona di via della Pace, dove da sabato 12 settembre una vasta moria aveva provocato preoccupazione tra i residenti e un odore tanto intenso da raggiungere le case.

Dopo le prime segnalazioni e il sopralluogo della Polizia locale, il Comune di Orbetello è intervenuto attraverso l’Ufficio Ambiente per far rimuovere gli esemplari morti. A comunicarlo è il sindaco Andrea Casamenti, mentre sulle cause dell’episodio sono state richieste ulteriori verifiche ad Arpat.

«Dopo le segnalazioni, il Comune, tramite l’Ufficio Ambiente, è intervenuto immediatamente per fare rimuovere nel canale di Albinia gli esemplari di pesce adulto morti – spiega Casamenti – Sono stati raccolti circa 300 chili di pesce morto».

Una quantità che restituisce le dimensioni reali dell’episodio e rende ancora più urgente capire che cosa sia accaduto nelle acque del canale.

Il Comune chiede ad Arpat di verificare le cause

La rimozione delle carcasse ha permesso di affrontare il problema più immediato, quello della decomposizione e del cattivo odore che da giorni assediava le abitazioni vicine. Resta però completamente aperta la questione delle cause.

«Il Comune ha segnalato l’evento anche ad Arpat per le ulteriori verifiche sulle cause», aggiunge il sindaco.

Gli accertamenti dovranno chiarire se la morte contemporanea di una quantità così consistente di pesci sia stata provocata da una brusca alterazione delle condizioni dell’acqua, da una carenza di ossigeno, da una contaminazione o da un’altra causa ancora sconosciuta.

In precedenza, l’assessore comunale all’Ambiente Ivan Poccia aveva spiegato che, sulla base dei primi riscontri e pur senza alcuna certezza, l’episodio non sembrava riconducibile a un fenomeno naturale della laguna, facendo riferimento alla possibilità di un agente esterno. Un’ipotesi preliminare che dovrà essere confermata o smentita esclusivamente attraverso gli accertamenti ambientali.

Perugini: «Servono analisi tempestive e pubbliche»

Sulla vicenda interviene anche Emanuele Perugini, portavoce provinciale di Europa Verde, che chiede la massima trasparenza e invita le istituzioni a intervenire rapidamente per ricostruire quanto accaduto.

«Non formuliamo accuse preventive: la gravità dei fatti impone il massimo rigore scientifico e istituzionale – dice Perugini – Proprio per questo chiediamo che gli accertamenti di Arpat siano rapidi, completi e pubblici».

Europa Verde chiede in particolare che venga approfondita l’ipotesi avanzata dal Comune sull’eventuale presenza di un fattore esterno.

«L’ipotesi di uno sversamento non autorizzato o di un agente esterno, avanzata dallo stesso Comune, deve essere verificata senza ritardi – prosegue – Se c’è stata una contaminazione, bisogna individuare subito sostanza, origine e responsabilità».

Perugini parla espressamente di un’ipotesi ancora da verificare: al momento, infatti, non ci sono elementi che consentano di affermare che nel canale sia avvenuto uno sversamento, né è stata accertata la presenza di sostanze contaminanti.

Le quattro richieste di Europa Verde

Il corso d’acqua interessato dalla moria viene indicato come Canale principale 6, parte del reticolo di bonifica che attraversa l’area di Albinia e defluisce verso il fiume Albegna. Nonostante appaia stretto e poco profondo nel tratto vicino alle abitazioni, non è quindi un bacino completamente isolato.

Per fare piena luce sull’episodio, Europa Verde indica quattro iniziative da mettere in campo: effettuare prelievi tempestivi dell’acqua e dei sedimenti, sia a monte sia a valle del luogo della moria, ricercando anche eventuali inquinanti specifici; verificare il reticolo e controllare gli scarichi presenti nell’area; pubblicare integralmente i risultati degli accertamenti e organizzare un incontro informativo con i residenti e accertare eventuali responsabilità e applicare le norme ambientali qualora emergessero condotte illecite.

«Questa emergenza conferma quanto diciamo da tempo: la vera priorità per la Maremma è la manutenzione ordinaria, la prevenzione e il monitoraggio costante della rete idrica, non la rincorsa ai danni già fatti – conclude Perugini – La tutela dell’ambiente si misura sulla capacità di prevenire i rischi e proteggere la qualità della vita di chi abita il territorio».

Ora l’attesa è tutta per gli accertamenti. Dopo la rimozione dei 300 chili di carcasse, resta infatti da rispondere alla domanda fondamentale: che cosa ha provocato la moria nel canale di Albinia?

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