GROSSETO. Studenti, agricoltori, lavoratori e sindacati sono scesi in piazza anche venerdì 30 ottobre. L’obiettivo è quello di far sentire la loro voce contro il carovita, gli aumenti di benzina e gasolio e anche per la situazione della scuola. Sono molte le categorie, in totale si tratta di circa 200 persone, che si sono unite alle proteste e agli scioperi, che mostrano piazze in fermento in tutta Italia e anche a Grosseto.
Giovani e adulti hanno marciato intorno alle Mura del centro storico della città, facendo sentire la loro voce e mostrando il dissenso verso il carovita, gli aumenti (anche del gasolio e della benzina) e chiedendo investimenti nel welfare e non nell’incremento della difesa. Non sono mancati gli attacchi alle forze politiche di destra, fra un «Vannacci appeso in piazzale Loreto» e un «Meglio figli unici che Fratelli d’Italia».
Ma una stoccata l’ha presa anche il primo cittadino di Grosseto. «C’è difficoltà a parlare con il sindaco e avviare un confronto. Lo accoglieremmo sempre per un dialogo – dice un organizzatore dell’Officina giovani antifascisti – Le sue idee, che ha dimostrato intitolando una strada ad Almirante e uno spazio a Gentile, cozzano con le nostre. Intanto non è qua con noi».
La protesta contro il carovita e le politiche del Governo
I motivi delle manifestazioni sono sempre gli stessi e questa è la terza che si svolge a Grosseto. Ma questa volta c’è stata una forte coesione fra diverse categorie: adulti, giovani, lavoratori e studenti hanno sfilato per la città in modo pacifico, portando la loro voce.
Il corteo si è concluso proprio sotto porta Vecchia, in piazza Esperanto, dove qualcuno ha preso un megafono e ha parlato. E lo hanno fatto anche i giovani, che da tempo chiedono di essere ascoltati. Le parole andavano contro le politiche della Meloni, si sono toccati molti temi, perché in Italia la situazione fa acqua da tutte le parti: i prezzi dei generi alimentari, del gasolio e, praticamente, di tutto sono alle stelle. E le politiche dell’attuale Governo non stanno migliorando molto la situazione, basti pensare che dal 6 ottobre al 27 ottobre non ci sono stati gli sconti sulle accise. Sconti che saranno validi fino al 7 novembre.
«È necessario far convergere le diverse lotte, perché tutti siamo nella stessa situazione – dicono dall’Officina giovani antifascisti – Non possiamo essere repressi quando esprimiamo il nostro dissenso, come è successo in altre parti d’Italia, dove i manifestanti sono stati presi a manganellate».
Gli studenti lo scorso 24 ottobre hanno avviato un dialogo con la Provincia di Grosseto
Un uomo in piazza Esperanto ha preso la parola e ha mostrato rispetto e comprensione verso le forze dell’ordine, con gli applausi dei manifestanti. «Ragazzi, crescerete in questa Italia, un giorno qualcuno di voi sarà un medico, altri avvocati e altri ancora diventeranno carabinieri e poliziotti – dice un agricoltore – Ricordatevi che le forze dell’ordine ci tutelano. Non esiste un loro e un noi, esiste un tutti noi».
Gli studenti e lo scontro con il Comune
La manifestazione è stata anche l’occasione per tornare sulle proteste studentesche che, nelle ultime settimane, hanno coinvolto le scuole grossetane. Gli studenti chiedono incontri periodici e un confronto costante con le istituzioni, ma non nascondono le difficoltà nel dialogo con l’amministrazione comunale.
Al centro delle critiche c’è anche quella che i manifestanti definiscono una progressiva «fascistizzazione della città», richiamando le intitolazioni a Giovanni Gentile e Giorgio Almirante e la presenza di Blocco studentesco, un movimento scolastico di destra.
«Il sindaco ha giustificato la scelta dell’intitolazione di una strada ad Almirante con il fatto che, visto che c’è via Berlinguer, ci deve essere anche via Almirante – sostengono gli studenti – Ma non si può mettere sullo stesso piano un politico di sinistra con il gerarca fascista che ha firmato i fogli per la fucilazione dei giovani partigiani grossetani».
Secondo i ragazzi, il rapporto con il sindaco è ormai complicato e segnato da numerose tensioni. «Se il primo cittadino volesse avviare un dialogo civile, noi siamo a piena disposizione», concludono dall’Officina.
Tre studenti del liceo classico contestati in piazza
Durante la manifestazione non sono mancati momenti di tensione. Tre studenti del liceo classico sono stati accusati, pare per qualche gesto di troppo, nonostante, secondo il loro racconto, si trovassero sulle Mura medicee sopra porta Vecchia per vedere la manifestazione.
«Oggi c’era sciopero e non siamo andati a scuola. Siamo del liceo classico e il venerdì c’è un’usanza: gli studenti delle quinte si vestono con giacca e cravatta – raccontano – Hanno iniziato ad attaccarci mentre eravamo qua a guardare. Non abbiamo detto niente e non vediamo perché dovremmo giustificarci. Siamo venuti per ascoltare, ma non vogliamo essere associati a determinati cori».
«Il Governo deve stare dalla parte del popolo»
A intervenire durante la manifestazione anche Angelo Tommaso Vella, di Potere al popolo, che ha sottolineato l’importanza della partecipazione di studenti e lavoratori.
«È stata una manifestazione partecipata, nella quale studenti e lavoratori hanno espresso la volontà di vedere rispettati i propri diritti e di ottenere salari più alti – dice Vella – È una piazza che manifesta un dissenso vero contro il Governo Meloni, che va contro le proteste e reprime chi manifesta».
Per Vella, il Governo dovrebbe stare dalla parte dei cittadini e non di chi sfrutta il lavoro, garantendo maggiori diritti e prospettive alle nuove generazioni.
«Il dissenso si esprime senza violenza»
A tracciare un bilancio della mattinata è Sara Conte, di Cobas scuola, che ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà economiche delle famiglie e dei lavoratori.
«Siamo qui per il carovita e per quello che sta succedendo da tempo in Italia e anche nella nostra provincia – dice Conte – C’è un malcontento di fondo, perché si continua a penalizzare il welfare, i lavoratori agricoli e tante altre categorie. Non possiamo accettarlo senza esprimere il nostro dissenso».
Conte ha espresso soddisfazione soprattutto per la presenza dei giovani, sottolineando la necessità di superare le divisioni.
«Sono contenta che finalmente si vedano i ragazzi in piazza. Le divisioni non portano a nulla – conclude Conte – Dobbiamo ricordare che le scelte degli adulti ricadono sul futuro dei giovani. La grande vittoria non è essere violenti, ma saper manifestare il proprio dissenso in maniera pacifica, consapevole e adulta».
Nel pomeriggio di venerdì 30 ottobre è previsto un altro appuntamento: alle 15.30 alcuni studenti si incontrano in piazza Dante.






