Vandali scatenati contro le casine dell'acqua e il defibrillatore: i carabinieri li hanno individuati | MaremmaOggi Skip to content

Vandali scatenati contro le casine dell’acqua e il defibrillatore: i carabinieri li hanno individuati

Le telecamere comunali hanno permesso di ricostruire quanto accaduto in tre punti della città. Nel mirino le strutture di via Don Bigi, via Amendola e il dispositivo salvavita del Parco Centrale. Nei prossimi giorni potrebbero arrivare i primi provvedimenti
Una pattuglia dei carabinieri a Follonica

FOLLONICA. Pensavano forse di averla fatta franca, dopo aver preso di mira due casine dell’acqua e persino un defibrillatore installato al Parco Centrale. Ma non avevano fatto i conti con le telecamere di videosorveglianza, che hanno ripreso i loro movimenti e hanno consentito ai carabinieri di dare un volto ai presunti responsabili dei danneggiamenti che nei giorni scorsi hanno provocato indignazione in città.

Le indagini dei militari dell’Arma sono arrivate a una svolta. Gli autori dei raid vandalici sarebbero stati individuati grazie all’analisi delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza del Comune, che hanno permesso di ricostruire quanto accaduto in tre zone diverse di Follonica.

Adesso si attendono i prossimi sviluppi dell’attività investigativa. Nei prossimi giorni potrebbero essere adottati provvedimenti nei confronti delle persone individuate.

I vandali ripresi dalle telecamere

A finire nel mirino sono state le casine dell’acqua di via Don Bigi e via Amendola, due strutture utilizzate quotidianamente dai cittadini, e il defibrillatore del Parco Centrale, custodito all’interno di una bacheca e messo a disposizione per le emergenze sanitarie.

Tre episodi che hanno suscitato particolare amarezza perché, questa volta, non sono stati danneggiati semplicemente arredi urbani o beni comunali, ma servizi pensati per migliorare la qualità della vita e, nel caso del defibrillatore, per contribuire a salvare vite umane.

Dopo la scoperta dei danneggiamenti, i carabinieri hanno avviato gli accertamenti, concentrandosi anche sulle registrazioni delle telecamere presenti nelle zone interessate. Un lavoro di ricostruzione dei movimenti e degli episodi che avrebbe consentito di risalire ai presunti autori.

Il gesto più grave al Parco Centrale: colpito un dispositivo salvavita

Se i danni alle casine dell’acqua hanno rappresentato un colpo ai servizi pubblici, quanto accaduto al Parco Centrale è ancora più preoccupante.

Qui i vandali hanno preso di mira il defibrillatore, uno strumento che può fare la differenza tra la vita e la morte quando una persona viene colpita da un arresto cardiaco.

Non si tratta di un oggetto qualsiasi. Un defibrillatore collocato in uno spazio pubblico, soprattutto in un luogo molto frequentato come il Parco Centrale, rappresenta un presidio di sicurezza per chi passeggia, pratica sport, accompagna i bambini a giocare o partecipa alle iniziative organizzate nell’area.

Renderlo inutilizzabile, anche soltanto temporaneamente, significa privare la comunità di una possibilità di intervento immediato durante un’emergenza. Ed è proprio questo l’aspetto che rende particolarmente grave il danneggiamento.

Le casine dell’acqua: un investimento pubblico e milioni di bottiglie risparmiate

Gli altri due episodi hanno riguardato gli impianti di distribuzione dell’acqua di via Don Bigi e via Amendola, strutture che negli anni hanno assunto un ruolo importante nelle abitudini di numerose famiglie follonichesi.

Oltre al costo necessario per realizzarle, compreso indicativamente tra 10mila e 18mila euro per ciascun impianto, le casine rappresentano un investimento con benefici economici e ambientali.

I numeri raccontano quanto siano utilizzate: nel corso degli anni hanno contribuito all’erogazione di oltre 11 milioni di litri d’acqua, evitando il consumo di circa 7,5 milioni di bottiglie di plastica e, secondo le stime disponibili, l’emissione di 485 tonnellate di anidride carbonica.

Un risultato costruito nel tempo, attraverso un servizio che consente ai cittadini di rifornirsi d’acqua riducendo l’acquisto di confezioni monouso.

Danneggiare queste strutture significa dunque provocare un costo alla collettività, compromettere un servizio e rischiare di vanificare, almeno temporaneamente, parte dei benefici che ne derivano.

 

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