Piombino, MSC e Baker Hughes: maxi progetto nel porto | MaremmaOggi Skip to content

Piombino, Msc e Baker Hughes puntano sul porto: maxi progetto su 21 ettari

Il colosso della logistica e il gruppo Nuovo Pignone progettano un grande polo per assemblare e spedire impianti industriali. Giani annuncia importanti ricadute occupazionali, ma serve il via libera sulle aree dell’ex parco minerali. La scadenza decisiva è nell’aprile 2027.
Il porto di Piombino
Il porto di Piombino

PIOMBINO. Quasi 21 ettari di porto, una concessione richiesta per trent’anni, due grandi gruppi internazionali alle spalle dell’operazione e la prospettiva di trasformare una parte delle aree industriali di Piombino in una piattaforma al servizio della produzione e delle grandi commesse energetiche mondiali. È un progetto di dimensioni importanti quello che sta prendendo forma nella Darsena Nord, dove Mvn, società controllata dal gruppo Msc, ha chiesto all’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno settentrionale la disponibilità di oltre 209mila metri quadrati.

Dietro l’iniziativa c’è un nome che in Toscana significa industria, tecnologia e migliaia di posti di lavoro: Baker Hughes, il gruppo di cui fa parte Nuovo Pignone, che già produce e assembla grandi impianti destinati ai mercati internazionali dell’energia.

A presentare pubblicamente l’operazione è stato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che parla di un investimento di grandi dimensioni e di importanti ricadute occupazionali, sottolineando come l’iniziativa sia il risultato di un’interlocuzione avviata con la Regione per sostenere lo sviluppo industriale di Baker Hughes.

Ma la partita è tutt’altro che conclusa. Perché mentre un’area è già urbanizzata e pavimentata, la seconda coincide con l’ex parco minerali della siderurgia, protagonista proprio nelle ultime settimane di una vicenda giudiziaria conclusa a favore dell’Autorità portuale, ma ancora interessata da procedimenti ambientali.

E nell’avviso pubblico c’è una data che pesa sul futuro dell’intera operazione: 14 aprile 2027.

Il progetto: un grande polo industriale, non soltanto un terminal per le merci

L’istanza presentata da Mvn a metà settembre riguarda due grandi superfici nella zona della Darsena Nord, raggiungibili dal Varco Nord del porto industriale.

La prima, indicata come area Nord, misura 95.408 metri quadrati ed è già urbanizzata e pavimentata. La seconda, denominata area ex parco minerali, occupa altri 114.057 metri quadrati. Complessivamente si arriva a 209.465 metri quadrati, poco meno di 21 ettari, una superficie paragonabile a una trentina di campi da calcio.

L’obiettivo è creare una piattaforma logistico-industriale specializzata nella gestione di grandi impianti, moduli industriali, componenti siderurgici e carichi eccezionali, con la possibilità di svolgere direttamente nell’area portuale attività di preparazione, preassemblaggio e organizzazione delle spedizioni.

Una funzione quindi assai diversa da quella di un semplice deposito di container, perché le merci da movimentare potrebbero essere grandi strutture industriali destinate a essere imbarcate su navi specializzate per raggiungere cantieri e impianti in tutto il mondo.

Il porto potrebbe così diventare un anello della catena produttiva di Baker Hughes, affiancando le attività di progettazione, ingegneria e costruzione già presenti in Toscana.

Giani: «Un investimento industriale e logistico di grandi dimensioni»

Il presidente della Regione Toscana non nasconde la soddisfazione, ma chiarisce che l’operazione nasce da un percorso di interlocuzione industriale già avviato da tempo. «L’istanza ed il conseguente avviso non avvengono per caso, fanno seguito ad un’interazione con la Regione nell’ambito delle azioni a supporto del piano industriale e dell’attrazione degli investimenti in Toscana di Baker Hughes, in questo caso tramite il proprio partner logistico Mvn».

Giani ricorda come il gruppo, conosciuto sul territorio soprattutto attraverso il nome Nuovo Pignone, rappresenti una delle maggiori realtà manifatturiere toscane, con oltre 7mila addetti nei poli di Firenze, Massa e Avenza, secondo i numeri richiamati dalla Regione.

«Sono molto contento di poter annunciare che si tratta di un investimento industriale e logistico di grandi dimensioni, ad elevati contenuti tecnologici, con rilevanti ricadute occupazionali dirette ed indirette».

Il presidente sottolinea soprattutto un aspetto: l’insediamento non dovrebbe limitarsi alle tradizionali attività portuali. «Non solo tipiche attività logistico-portuali, ma una vera piattaforma operativa a complemento di una catena di ricerca e sviluppo, ingegneria e produzione made in Tuscany & Italy, che comporterà un’elevata richiesta di competenze e servizi locali».

Una prospettiva che, se confermata dal piano industriale e dalle successive autorizzazioni, potrebbe introdurre a Piombino una nuova tipologia di attività, accanto alla siderurgia e alle altre funzioni già presenti nel porto.

Il legame con Avenza: perché Baker Hughes ha bisogno di un altro porto

Per comprendere il significato dell’operazione bisogna guardare verso nord, al polo produttivo di Avenza, nel territorio di Carrara, dove Baker Hughes dispone di un grande centro per l’assemblaggio e la spedizione di moduli industriali.

Si tratta di strutture complesse, nelle quali vengono integrate tecnologie e componenti destinati a grandi impianti energetici. È una produzione che richiede superfici molto estese, movimentazioni eccezionali e soprattutto la possibilità di imbarcare manufatti che, per dimensioni e peso, non possono essere trasportati con i normali sistemi logistici.

Secondo la documentazione pubblicata da Baker Hughes, il sito di Avenza occupa circa 290mila metri quadrati, con aree dedicate al montaggio, ai collaudi e alla preparazione dei grandi moduli per la spedizione.

La Regione spiega che il cantiere è già impegnato per diversi anni e che Piombino rappresenterebbe dunque un ampliamento delle capacità produttive, non uno spostamento delle attività esistenti.

Il progetto si inserisce inoltre in una strategia industriale più ampia. Nel settembre 2025 Baker Hughes aveva annunciato un programma di investimenti in Italia da circa 300 milioni di euro in cinque anni, destinato al rafforzamento delle strutture produttive, della ricerca e dello sviluppo tecnologico. Una cifra che riguarda il piano nazionale del gruppo e che non deve essere confusa con il valore, ancora non comunicato, dell’investimento previsto a Piombino. La differenza è sostanziale: a Piombino non arriverebbe soltanto un nuovo operatore portuale, ma una parte della filiera industriale legata alle grandi commesse internazionali di Nuovo Pignone.

Chi è Mvn: dietro la società c’è Msc, ma il rapporto con Nuovo Pignone esiste già

Anche la struttura societaria di Mvn racconta qualcosa di interessante.

La società milanese opera nella logistica industriale e nelle spedizioni di grandi impianti. Nel 2026 è stata oggetto di un’operazione societaria esaminata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, attraverso la quale Medlog Holding Italia, appartenente al gruppo MSC, Mediterranean Shipping Company, ha previsto di aumentare la propria partecipazione dal 51 all’80%, acquisendone il controllo esclusivo.

Non si tratta soltanto di un gruppo attivo nel trasporto marittimo di container. Attraverso le proprie partecipazioni, Mvn è presente anche in settori collegati alle lavorazioni meccaniche, alla carpenteria e alla produzione di componenti industriali.

Ma soprattutto, dal provvedimento dell’Antitrust emerge un particolare significativo: il rapporto tra la galassia Msc-Mvn e Nuovo Pignone era già operativo prima della richiesta delle aree portuali di Piombino.

Il documento cita infatti G4, una società consortile costituita per fornire servizi logistici a Nuovo Pignone in seguito all’aggiudicazione di una gara. Nella compagine figurano, con quote del 25% ciascuno, Medlog Italia, Mvn, Fagioli e F.lli Foppiani Trasporti.

Questo significa che l’iniziativa su Piombino si inserisce in una relazione industriale e logistica già documentata, anche se dovranno essere chiariti i contenuti e la durata degli accordi specifici relativi al nuovo progetto. Il riferimento è al provvedimento Antitrust 31916, pubblicato il 20 aprile 2026.

L’ex parco minerali, la sentenza del Consiglio di Stato e le bonifiche

È su questo terreno che si gioca una delle partite più delicate. L’ex parco minerali, utilizzato per decenni nell’ambito della siderurgia piombinese, è stato al centro di un lungo contenzioso tra l’Autorità portuale, Jsw e Piombino Logistics.

Il 7 ottobre 2026 è stata resa nota una decisione importante: il Consiglio di Stato ha respinto l’appello delle due società, confermando la sentenza con cui il Tar della Toscana, nel novembre 2024, aveva ritenuto legittima la scelta dell’Autorità portuale di recuperare la disponibilità delle aree.

La vicenda riguardava circa 13 ettari di territorio portuale. Jsw e Piombino Logistics avevano sostenuto, fra le altre argomentazioni, che l’accordo di programma del 2018 garantisse il mantenimento della concessione fino al 2048. La posizione non è stata accolta dai giudici amministrativi, che hanno riconosciuto la legittimità della decisione dell’Autorità portuale.

La disponibilità giuridica delle aree e la possibilità di utilizzarle per nuove attività industriali sono però due questioni differenti.

Se il principale contenzioso sulla concessione è stato superato, rimane infatti aperta la questione delle bonifiche, con ulteriori procedimenti ambientali da completare. Ed è proprio questo uno dei nodi che potrebbero condizionare l’insediamento di MVN e Baker Hughes.

Il porto cambia forma: nuove banchine e una Darsena Ovest

La richiesta di Mvn arriva inoltre in un momento in cui l’Autorità di sistema portuale sta ridisegnando una parte importante dello scalo. Il 26 ottobre è stata presentata al Comitato di gestione una proposta di Adeguamento tecnico funzionale al Piano regolatore portuale, collegata anche all’attuazione dell’accordo di programma sul polo siderurgico.

Il documento prevede interventi significativi sulla Darsena Nord e sull’Avamporto: la banchina Ovest della Darsena Nord verrebbe arretrata di 105 metri, quella Nord allungata della stessa misura e la banchina Nord Ovest modificata nella propria configurazione, così da consentire la realizzazione di una nuova Darsena Ovest.

È prevista anche una revisione dei fondali programmati, con l’obiettivo di adeguare gli interventi alle dimensioni delle navi attese e ridurre i volumi di dragaggio rispetto alle previsioni precedenti.

Tra gli aspetti strategici del piano compare proprio il recupero dell’ex parco minerali, già inserito nella Zona logistica semplificata della Toscana.

«Con questo adeguamento mettiamo il porto di Piombino al passo con le reali esigenze del territorio: infrastrutture proporzionate ai traffici, aree usate meglio e attenzione all’ambiente», ha dichiarato il presidente dell’Autorità portuale, Davide Gariglio.

È un passaggio che aiuta a comprendere come la richiesta di Mvn non possa essere considerata separatamente dalla trasformazione complessiva del porto, anche perché la configurazione definitiva delle aree dipenderà dall’esito delle procedure urbanistiche e ambientali.

La scadenza del 14 aprile 2027: perché il progetto potrebbe fermarsi

Nell’avviso approvato con il provvedimento presidenziale 264 del 27 ottobre 2026 c’è una disposizione che merita particolare attenzione. La richiesta di Mvn riguarda una concessione unitaria delle due aree, ma il rilascio del titolo è subordinato al completamento dei procedimenti necessari a rendere effettivamente utilizzabile l’ex parco minerali, oltre che all’approvazione dell’Adeguamento tecnico funzionale quando necessario.

La procedura fissa anche un termine preciso. Se al 14 aprile 2027 i procedimenti ambientali relativi all’area Ovest e quello di Adeguamento tecnico funzionale saranno ancora pendenti, l’Autorità portuale ha previsto la chiusura del procedimento per l’impossibilità di definirne l’oggetto.

Una clausola che rende evidente come il progetto, nonostante la rilevanza industriale e l’interesse manifestato dalla Regione, debba ancora superare passaggi amministrativi sostanziali.

La situazione delle due superfici è infatti differente: per l’area Nord, già pavimentata, le funzioni sono definite, mentre per l’ex parco minerali devono essere completati gli atti necessari alla configurazione, alla consegna e all’utilizzazione. Resta da capire se, in caso di difficoltà sulla seconda area, sarebbe possibile immaginare una diversa soluzione progettuale, oppure se la mancata disponibilità dell’intero compendio renderebbe impraticabile l’operazione così come è stata proposta.

Trent’anni di concessione, canone da 465mila euro all’anno

La durata richiesta da Mvn è di trent’anni, mentre il canone indicativo posto a base della procedura è di circa 465mila euro annui, soggetto al rialzo eventualmente offerto.

Su trent’anni, mantenendo per pura ipotesi invariato quel valore, si tratterebbe di quasi 14 milioni di euro di canoni. Si tratta però di un semplice calcolo indicativo, che non considera possibili aggiornamenti, revisioni e altre condizioni contrattuali. L’importo non deve essere confuso con il valore dell’investimento industriale, che non risulta ancora quantificato pubblicamente.

L’avviso stabilisce inoltre che gli interventi necessari per adeguare le aree alle attività previste, così come la manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni ricevuti in concessione, saranno a carico dell’impresa concessionaria.

La procedura è pubblica e comparativa: Mvn ha presentato la richiesta, ma la concessione non è ancora stata assegnata e possono essere valutate eventuali proposte concorrenti, anche per attività industriali, produttive, logistiche e di cantieristica navale.

Lavoro, nuove opportunità ma nessun numero sulle assunzioni

È probabilmente questo l’aspetto che interessa maggiormente Piombino, una città che continua a misurarsi con le difficoltà del proprio sistema industriale e con il futuro della siderurgia. Giani parla di ricadute occupazionali importanti, sia dirette sia indirette, e di una richiesta significativa di competenze e servizi locali.

La prospettiva è quella di un insediamento capace di coinvolgere non soltanto operatori portuali e addetti alla movimentazione delle merci, ma anche tecnici specializzati, imprese di manutenzione, carpenterie, trasportatori e fornitori di servizi industriali. Al momento, però, non è stato comunicato un numero di posti di lavoro che il progetto potrebbe creare a Piombino, né un cronoprogramma delle eventuali assunzioni.

Non è nemmeno ancora chiaro quale sarà la ripartizione fra attività strettamente logistiche e lavorazioni industriali, un elemento importante anche per comprendere le professionalità richieste e i contratti applicati.

È un tema sul quale sarà necessario coinvolgere le organizzazioni sindacali e conoscere i contenuti effettivi del piano industriale. Per Piombino, dopo anni di annunci, accordi e programmi di rilancio, la differenza tra una grande prospettiva e un investimento capace di cambiare davvero l’economia locale si misurerà anche attraverso questi numeri.

Giani avverte: «Se i tempi si allungano, le commesse andranno altrove»

Il presidente della Regione non nasconde che la variabile decisiva sarà proprio il tempo. Baker Hughes, ricorda Giani, aveva già tentato in passato di sviluppare un insediamento a Piombino, ma allora le infrastrutture portuali non erano adeguate alle esigenze del gruppo.

Oggi la situazione sarebbe cambiata, anche grazie agli investimenti pubblici effettuati negli ultimi anni, ma resta la necessità di completare rapidamente le procedure. «In precedenza l’infrastruttura non era pronta rispetto alle esigenze industriali, ora invece le condizioni sono propizie, salvo che le procedure pubbliche siano irreprensibili ma consapevolmente rapide, perché il mercato e le commesse di Baker Hughes non possono aspettare rispetto al cosiddetto time to market, in caso contrario salperanno per altri porti nel mondo».

È un avvertimento che riassume il significato dell’operazione. Piombino ha oggi la possibilità di candidarsi a ospitare un’attività industriale collegata a una delle grandi filiere tecnologiche internazionali dell’energia, con il sostegno della Regione e l’interesse di un operatore logistico appartenente al gruppo Msc.

Non si tratta ancora di un investimento acquisito, ma nemmeno di un semplice annuncio privo di riscontri, perché esistono una richiesta formale, una procedura amministrativa avviata e una relazione industriale già documentata tra le imprese. I prossimi mesi diranno se la trasformazione del porto e il recupero delle aree dell’ex siderurgia procederanno con tempi compatibili con quelli dell’industria.

E soprattutto se, accanto alle superfici richieste e alle grandi aspettative, arriveranno finalmente i dati che contano per la città: quanti investimenti, quali produzioni e quanti nuovi posti di lavoro.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su