ARCIDOSSO. Lo rimproveravano, gli dicevano di farla finita, lo trattavano come un cretino che si era messo in un guaio più grande di lui. Nelle conversazioni intercettate dai carabinieri, la madre e la sorella di Klodjan Gionj non avevano certo parole tenere per lui. C’erano le borse Gucci, quelle che l’uomo aveva raccontato di avere sistemato temporaneamente in un posto d’appoggio. E c’erano le sue spiegazioni, che evidentemente non convincevano nemmeno chi gli voleva bene.
Di Nicolas Matias Del Rio, del corriere argentino scomparso sull’Amiata e poi ritrovato morto in un pozzo, in quelle conversazioni familiari non si parlava.
Una circostanza che emerge dalle intercettazioni e che assume un significato particolare oggi, a distanza di oltre due anni dall’omicidio.
Perché la madre, il padre e la sorella di Gionj, tre persone finite loro malgrado dentro una delle inchieste giudiziarie più drammatiche degli ultimi anni, rischiano ancora di dover affrontare un processo, nonostante la Procura di Grosseto abbia chiesto l’archiviazione delle loro posizioni.
A impedirne, almeno per il momento, la chiusura è stata l’opposizione presentata dai familiari di Nicolas, che chiedono ulteriori accertamenti sulle responsabilità di altre persone nella vicenda.
La prossima tappa è fissata per lunedì 18 gennaio 2027, alle 12, davanti al giudice Giuseppe Coniglio, al tribunale di Grosseto.
Ad assistere tutti e tre i familiari di Gionj è l’avvocato Alessio Bianchini, che ne ha seguito le posizioni nel procedimento parallelo a quello concluso con le condanne per l’omicidio.
Una madre che rimprovera il figlio
Le intercettazioni erano entrate nel processo davanti alla Corte d’assise di Grosseto. I carabinieri avevano registrato le conversazioni tra Gionj e i familiari mentre cercavano di ricostruire cosa fosse successo al corriere argentino, scomparso il 22 maggio 2024 insieme al carico di borse griffate che trasportava.
La madre e la sorella parlavano con Klodjan, lo rimproveravano, gli intimavano di smetterla. Al centro di quelle discussioni c’erano le borse, non l’uccisione di Nicolas. Non il corpo nascosto nel pozzo della villetta di Case Sallustri.
Gionj aveva raccontato ai familiari una storia che non corrispondeva alla realtà. Aveva fatto credere che le borse fossero state sistemate in un luogo d’appoggio, senza raccontare quello che era realmente successo.
E loro si erano trovati a fare i conti con quelle spiegazioni, con una situazione sempre più difficile da comprendere e con un figlio e un fratello che continuava a raccontare bugie.
Quando, nel corso del processo, erano state ripercorse le intercettazioni, erano emerse anche la preoccupazione e l’agitazione della famiglia.
Una delle registrazioni riguardava il momento successivo all’uscita dalla Procura, dopo che Klodjan era stato sentito dagli investigatori. La madre ripeteva di spegnere i telefoni.
Ma il significato di quelle conversazioni deve essere valutato alla luce di ciò che i familiari sapevano effettivamente.
Ed è proprio questa la distinzione sulla quale si basa la richiesta di archiviazione. Per i sostituti procuratori Valeria Lazzarini e Giovanni De Marco, le dichiarazioni della madre e della sorella riflettevano le bugie raccontate da Gionj, senza fornire elementi sufficienti per sostenere una loro responsabilità penale nei fatti contestati.
Il padre completamente estraneo, la madre e la sorella da archiviare
Nel secondo fascicolo aperto dalla Procura erano confluite diverse ipotesi di reato: dal favoreggiamento personale alla ricettazione, fino al sequestro di persona e ad altre contestazioni riguardanti complessivamente otto indagati. Tra loro c’erano anche i tre familiari di Gionj, oltre ai tre condannati: Gionj, che con l’avvocata Federica Putignano ha avuto accesso alla giustizia riparativa, Ozgurt Bozgurt, difeso dagli avvocati Massimiliano Arcioni e Claudio Cardoso e Kaja Emre, condannato a 21 anni, assistito dall’avvocato Romano Lombardi.
Il padre, secondo le conclusioni raggiunte dalla Procura, deve essere considerato completamente estraneo ai fatti.
La sua posizione era stata esaminata perché il suo nome era emerso durante gli accertamenti relativi alla villetta di Case Sallustri e ad alcuni spostamenti degli uomini coinvolti nell’omicidio ma per i magistrati non sono emerse responsabilità a suo carico.
Per la madre e la sorella, invece, la Procura ha affrontato anche la questione del favoreggiamento personale. Le due donne, secondo l’ipotesi esaminata dagli inquirenti, avrebbero potuto cercare di proteggere Klodjan nel momento in cui avevano compreso che rischiava di essere arrestato.
Un comportamento che il Codice penale, in determinate circostanze, considera non punibile quando viene compiuto per salvare un prossimo congiunto da un grave e inevitabile danno alla libertà o all’onore.
È quanto prevede l’articolo 384, richiamato dai magistrati nella richiesta di archiviazione. La Procura ha inoltre escluso che vi siano elementi sufficienti per sostenere l’altra ipotesi contestata alle due donne, quella di falso giuramento.
La conclusione è dunque la richiesta di archiviare tutte e tre le posizioni, sebbene per ragioni giuridiche differenti.
Una conclusione importante per una famiglia che, oltre a dover affrontare la condanna all’ergastolo di Klodjan, si è trovata coinvolta direttamente in un procedimento penale.
L’avvocato Bianchini e la difesa dei tre familiari
Fin dall’apertura del secondo procedimento, a occuparsi della difesa del padre, della madre e della sorella è stato l’avvocato grossetano Alessio Bianchini.
Tre posizioni differenti, accomunate dal rapporto familiare con Gionj e dai sospetti sorti durante l’inchiesta. Per il padre gli elementi raccolti non hanno consentito di attribuire alcuna responsabilità.
Per le due donne, oltre alla ricostruzione delle conversazioni e delle informazioni che avevano ricevuto da Klodjan, la Procura ha considerato la particolare disciplina prevista per i rapporti familiari.
C’è anche un episodio che riguarda la sorella: il biglietto aereo acquistato per il fratello mentre le indagini stavano stringendo il cerchio su di lui.

Gionj non era riuscito a partire. Era stato fermato dai carabinieri prima dell’imbarco.
Anche questo fatto era stato valutato nell’ambito dell’ipotesi di favoreggiamento.
Ma la richiesta di archiviazione tiene conto della causa di non punibilità prevista per determinate condotte compiute in favore di uno stretto familiare.
È una differenza fondamentale rispetto alle responsabilità accertate nel processo principale.
Essere il padre, la madre o la sorella di un uomo condannato per omicidio non significa avere partecipato al suo delitto.
E la richiesta della Procura distingue espressamente le posizioni dei familiari da quelle degli uomini giudicati responsabili della rapina e della morte del corriere.
Le borse Gucci, la ricettazione e le bugie di Gionj
Nel fascicolo bis compare anche un uomo residente sul Monte Amiata, che sarebbe dovuto diventare il destinatario delle borse Gucci rubate al corriere.
Gionj aveva parlato di lui durante un interrogatorio del 24 giugno 2024, sostenendo di averlo contattato prima della rapina.
Ma anche questa parte del racconto, secondo la Procura, non offre elementi sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio: le dichiarazioni di Klodjan e degli altri imputati non hanno trovato riscontri esterni indipendenti.
E pesano le tante versioni false e contraddittorie che gli uomini hanno fornito durante le indagini e davanti ai giudici. Il destinatario della merce, secondo il racconto emerso in aula, avrebbe interrotto i rapporti con Gionj quando aveva saputo che il corriere era stato sequestrato.
Per i magistrati manca quindi una ragionevole previsione di condanna per ricettazione. È importante anche un altro elemento: la ricettazione contestata all’uomo dell’Amiata non riguarda la casa di moda Gucci, ma l’ipotesi che qualcuno avesse accettato di ricevere la merce sottratta al corriere.
Un’ipotesi che gli accertamenti, secondo i pubblici ministeri, non hanno consentito di dimostrare.
Resta irrisolta, invece, la destinazione delle borse: la merce, del valore di centinaia di migliaia di euro, non è mai stata recuperata.
L’ergastolo di Klodjan e il percorso con l’avvocata Putignano
Il procedimento che riguarda i familiari è distinto dal processo per l’omicidio di Nicolas Matias Del Rio.
Il corriere argentino era scomparso il 22 maggio 2024 mentre trasportava un carico di borse e accessori griffati.
Era stato sequestrato sull’Amiata, trattenuto nella villetta di Case Sallustri e successivamente ucciso.
Il suo corpo era stato nascosto in un pozzo, dove i carabinieri lo avevano trovato il 25 giugno.
La Corte d’assise di Grosseto ha condannato Klodjan Gionj e Ozgur Bozkurt all’ergastolo, mentre Emre Kaja ha ricevuto una pena di oltre ventun anni. Le sentenze di primo grado sono state impugnate.
Dopo la condanna, Gionj ha affidato la propria difesa all’avvocata Federica Putignano.
Ha quindi ammesso il proprio coinvolgimento materiale nell’uccisione e ha chiesto di accedere a un percorso di giustizia riparativa.
La Corte ha accolto la richiesta, nonostante la contrarietà espressa dai familiari della vittima.
Una decisione che aveva provocato grande amarezza nel padre di Nicolas, Aldo Eduardo Aguero, convinto che il pentimento manifestato da Gionj fosse arrivato troppo tardi e non avesse ancora chiarito tutti gli aspetti della vicenda.
Quel percorso, tuttavia, non ha nulla a che vedere con la posizione dei genitori e della sorella di Klodjan, né con il procedimento nel quale la Procura ne chiede l’archiviazione.
La famiglia di Nicolas si oppone all’archiviazione
A impedire che il secondo fascicolo venga chiuso senza un’udienza è stata l’opposizione dei familiari del corriere ucciso.
Aldo Eduardo Aguero, padre di Nicolas, è assistito dall’avvocato Ugo Biagianti e la moglie del corriere, Carolina Alejandra Alegre, è rappresentata dall’avvocata Valentina Chech.
I legali delle parti civili non condividono le conclusioni della Procura e ritengono necessari ulteriori approfondimenti.
Tra le richieste avanzate c’è anche quella di ascoltare nuovamente i tre uomini già condannati in primo grado per chiarire il possibile ruolo di altre persone.
L’opposizione riguarda il secondo fascicolo nel suo complesso, che comprende otto indagati e diverse ipotesi di reato. La Procura, invece, ritiene che gli elementi raccolti non consentano di sostenere ulteriori accuse in giudizio. Per questo ha chiesto l’archiviazione.
Ma la decisione finale, a questo punto, spetta al giudice.
Il 18 gennaio la decisione sul futuro dell’inchiesta
L’udienza è fissata per lunedì 18 gennaio 2027, alle 12, davanti al giudice Giuseppe Coniglio, al tribunale di Grosseto.
Quel giorno verranno esaminate le ragioni della Procura e quelle dei familiari di Nicolas.
Il giudice potrà disporre l’archiviazione oppure, se riterrà fondati i motivi dell’opposizione, ordinare ulteriori accertamenti. L’eventuale prosecuzione verso un processo richiederebbe successivi passaggi procedurali.
Per il padre, la madre e la sorella di Gionj, assistiti dall’avvocato Alessio Bianchini, è una nuova attesa.
Le indagini hanno portato la Procura a chiedere che le loro posizioni vengano chiuse. Ma fino alla decisione del giudice il procedimento resta aperto.



