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Grosseto, altri 62 ettari di pannelli verso Marina: la mappa degli impianti fa impressione

Il nuovo progetto agrivoltaico alle Strillaie interessa 62 ettari. Sentinella della Maremma contesta la gestione agricola e denuncia la concentrazione di impianti nella pianura tra Grosseto e Marina. I progetti censiti potrebbero interessare complessivamente oltre 400 ettari
La mappa degli impianti a Grosseto

GROSSETO. C’è un pezzo di Maremma, nella pianura che da Grosseto scende verso Marina, che rischia di cambiare volto. Non per un nuovo quartiere, una zona industriale o una strada ma per una concentrazione di impianti fotovoltaici e agrivoltaici che, sommati tra loro, potrebbero interessare centinaia di ettari di campagna.

L’ultimo progetto finito sotto la lente si chiama Laurus. Prevede 59.046 pannelli fotovoltaici distribuiti su un’area di 62,44 ettari, lungo la Strada delle Strillaie, con una potenza installata di 40,74 megawatt di picco.

Per avere un’idea delle dimensioni, la superficie interessata equivale a circa 87 campi da calcio regolamentari, considerando un campo di 105 per 68 metri.

Ma il punto più importante della vicenda è un altro.

Laurus non arriva in una campagna priva di infrastrutture energetiche. Arriva in una zona dove esistono già altri impianti e dove sono stati presentati diversi progetti di produzione di energia da fonti rinnovabili.

E dietro la società proponente compare lo stesso gruppo imprenditoriale collegato a Drea, l’altro grande progetto agrivoltaico da oltre 63 ettari previsto a Sticciano, nel Comune di Roccastrada.

A sollevare il caso è Sentinella della Maremma, che ha analizzato il progetto e predisposto nuove osservazioni nell’ambito del procedimento regionale.

L’associazione parla di una progressiva trasformazione industriale del territorio agricolo e mette in discussione soprattutto un aspetto: quanto dell’agricoltura promessa nei progetti agrivoltaici sarà effettivamente realizzato e mantenuto negli anni?

Laurus, un impianto da quasi 60mila pannelli nella campagna delle Strillaie

Il progetto è localizzato nel territorio comunale di Grosseto, lungo la strada delle Strillaie, nella pianura tra il capoluogo e Marina di Grosseto.

La superficie complessiva indicata è di 62,44 ettari, mentre quella destinata al progetto agricolo è pari a 57,97 ettari. La differenza è di circa 4,47 ettari.

I pannelli occuperanno, come superficie complessiva dei moduli, circa 15,94 ettari. È una distinzione importante: l’intera area di progetto non sarà fisicamente ricoperta da pannelli, perché il sistema prevede spazi tra le file e superfici destinate alla coltivazione.

L’impianto è progettato con moduli bifacciali montati su strutture mobili, i cosiddetti tracker monoassiali, che seguono il movimento del sole durante la giornata. Le altezze dei pannelli varieranno, secondo le caratteristiche indicate nella documentazione riepilogativa, da 2,10 a 4,16 metri, con un’altezza dell’asse di rotazione di 3,13 metri.

La distanza media tra gli assi delle file sarà di 6,80 metri. Non si tratta, dunque, di semplici pannelli appoggiati a terra, ma di una struttura articolata che modifica l’organizzazione e l’utilizzo dei campi.

Sono inoltre previste otto cabine di trasformazione, due cabine utente e un cavidotto interrato di circa 6,3 chilometri per il collegamento alla rete elettrica. La potenza massima prevista in immissione è di 33,60 megawatt, inferiore alla potenza nominale complessiva dei moduli.

Il progetto comprende anche una viabilità interna larga almeno 4,5 metri, sistemi di videosorveglianza e illuminazione perimetrale.

La recinzione sarà costituita da una rete metallica alta due metri. Sono previste siepi di mitigazione, con essenze arboree e arbustive, per attenuare l’impatto visivo dell’impianto.

Per Sentinella della Maremma, tuttavia, questi accorgimenti non eliminano la questione principale: la trasformazione di un’ampia superficie agricola in un’area organizzata intorno alla produzione energetica.

Dietro Laurus la stessa società collegata al progetto Drea

È uno degli aspetti più interessanti emersi dall’analisi dell’associazione. La società che propone Laurus è Auriga Srl, con sede legale a Roma, costituita il 21 gennaio 2025.

Secondo i dati societari riportati da Sentinella della Maremma, Auriga ha un capitale sociale di 100 euro e risulta interamente controllata da Volt Energia Srl, società con sede a Bolzano.

La stessa Volt Energia viene indicata come soggetto di riferimento del progetto Drea, proposto attraverso la società Volt 9 Srl. 

L’area degli impianti

Il collegamento tra i due interventi non è quindi soltanto tecnico, ma anche societario e anche le dimensioni sono molto simili. Drea, previsto a Sticciano, interessa 63,47 ettari, con una potenza di 43,74 megawatt di picco, Laurus, alle Strillaie, riguarda 62,44 ettari, con una potenza di 40,74 megawatt di picco.

Anche le caratteristiche degli impianti risultano comparabili: pannelli montati su inseguitori solari, altezze fino a 4,16 metri, distanze tra le file intorno ai sette metri e recinzioni perimetrali alte due metri.

Insieme, i due progetti interesserebbero 125,91 ettari di terreno e prevedrebbero una potenza complessiva di 84,48 megawatt di picco.

Sono numeri che spiegano perché Sentinella della Maremma consideri Laurus e Drea due manifestazioni di uno stesso modello di investimento.

Occorre però distinguere il collegamento societario dalle contestazioni mosse dall’associazione. La costituzione di società veicolo per sviluppare singoli impianti energetici è una pratica utilizzata nel settore e non costituisce, di per sé, un’irregolarità.

Il problema sollevato da Sentinella riguarda piuttosto le garanzie economiche, operative e agricole associate a queste società e ai progetti che presentano.

Una società da 100 euro per un impianto di oltre 40 megawatt

La questione del capitale sociale merita un approfondimento. Auriga viene descritta come una società veicolo, una Special Purpose Vehicle, costituita per sviluppare un’operazione specifica.

Secondo la ricognizione pubblicata dall’associazione, al momento della documentazione esaminata la società risultava inattiva e il suo oggetto sociale riguardava principalmente la produzione e commercializzazione di energia, la realizzazione di centrali da fonti rinnovabili e i servizi tecnici collegati.

Non veniva invece menzionata espressamente l’attività agricola. Da qui nasce una delle contestazioni: chi sarà il soggetto responsabile delle coltivazioni all’interno dell’impianto?

Sarà la stessa società proponente ad affidarle a un’impresa agricola? Esiste già un accordo con un coltivatore? Chi sosterrà i costi delle lavorazioni e chi incasserà i ricavi delle produzioni?

E soprattutto: quali obblighi garantiranno che l’attività agricola continui per tutta la vita dell’impianto?

Sentinella della Maremma sostiene che nella documentazione agronomica esaminata non venga identificato il gestore agricolo e non siano indicate garanzie contrattuali sufficienti.

Un’assenza che, secondo l’associazione, rischia di lasciare la componente agricola subordinata a quella energetica. È una questione che richiede una risposta puntuale da parte della società proponente e degli uffici chiamati a valutare il progetto.

Il capitale sociale di 100 euro, da solo, non consente invece di stabilire quale sia la reale capacità finanziaria dell’investimento, che può dipendere anche dai soci, dai finanziamenti e dalle garanzie predisposte.

Il vero nodo: che cosa verrà coltivato sotto i pannelli?

Laurus viene presentato come un progetto agrivoltaico avanzato. A differenza di un normale impianto fotovoltaico a terra, un sistema agrivoltaico deve consentire la coesistenza della produzione elettrica con un’effettiva attività agricola.

Nel progetto delle Strillaie è prevista una superficie agricola di quasi 58 ettari.  Il piano colturale riportato nell’analisi di Sentinella della Maremma comprende erba medica e una rotazione tra cece, favino, sorgo, colza, frumento duro e orzo.

Sono coltivazioni normalmente praticate nei seminativi, ma la loro presenza sotto strutture fotovoltaiche solleva alcuni interrogativi tecnici.

Il primo riguarda la luce. I pannelli, seguendo il movimento del sole, producono ombre variabili durante il giorno e nelle diverse stagioni. Questo può modificare le condizioni di crescita delle piante, incidendo sulla quantità di radiazione solare disponibile, sulla temperatura e sull’umidità del terreno.

L’effetto non è necessariamente sempre negativo: alcune colture, in determinate condizioni climatiche, possono beneficiare di un ombreggiamento parziale. Ma è necessario valutare il comportamento delle singole specie, le caratteristiche dell’impianto e le condizioni locali.

Secondo Sentinella della Maremma, la relazione agronomica non dimostrerebbe in maniera sufficientemente approfondita come cambieranno le rese delle colture proposte in presenza dei pannelli.

L’associazione chiede quindi di conoscere quali produzioni siano realisticamente attese, non soltanto in campo aperto, ma nelle condizioni effettive previste dal progetto.

Il problema delle macchine agricole tra i pannelli

C’è poi una questione molto concreta, che riguarda il lavoro quotidiano nei campi. Coltivare quasi 58 ettari significa preparare il terreno, seminare, effettuare le lavorazioni necessarie e raccogliere il prodotto. Tutte attività che richiedono macchine agricole. 

Nel progetto Laurus la distanza media tra gli assi delle file di pannelli è di 6,80 metri. 

Questo dato non coincide necessariamente con lo spazio libero effettivamente disponibile per il passaggio dei mezzi, che dipende anche dalla posizione e dall’inclinazione dei moduli.

Sentinella della Maremma domanda quindi se siano stati valutati adeguatamente gli ingombri delle attrezzature, gli spazi di manovra e le possibilità operative delle macchine utilizzate per le colture previste.

Una mietitrebbia, per esempio, può avere dimensioni molto diverse a seconda del modello e della barra di taglio. La compatibilità va dunque dimostrata con riferimento alle attrezzature effettivamente impiegabili, non soltanto attraverso la distanza nominale tra le strutture.

L’associazione richiama inoltre il rischio di compattamento dei terreni, particolarmente rilevante nelle aree agricole caratterizzate da suoli argillosi e limosi.

Anche questo è un tema che richiede valutazioni tecniche specifiche, soprattutto per verificare il comportamento del terreno durante le lavorazioni e dopo piogge intense.

L’agricoltura deve essere anche economicamente sostenibile

Il problema non è soltanto stabilire se sia fisicamente possibile coltivare tra i pannelli. Occorre capire se quell’agricoltura sarà economicamente sostenibile.

Chi gestirà i campi dovrà sostenere costi di lavorazione, sementi, macchinari, eventuali trattamenti, raccolta e trasporto. Dall’altra parte ci saranno i ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti.

Se le rese dovessero diminuire o le lavorazioni diventare più costose, la redditività potrebbe risentirne. Sentinella della Maremma sostiene che nel materiale esaminato non venga dimostrata adeguatamente la sostenibilità economica delle coltivazioni previste.

La domanda è semplice: se produrre sotto i pannelli dovesse diventare antieconomico, quali garanzie impediranno l’abbandono dell’attività agricola?

È questo il punto sul quale l’associazione concentra una parte rilevante delle proprie contestazioni. La definizione di agrivoltaico, infatti, non dovrebbe esaurirsi nella configurazione tecnica dell’impianto al momento dell’autorizzazione. La componente agricola deve trovare continuità anche durante l’esercizio.

Non c’è soltanto Laurus: la mappa degli impianti tra Grosseto e Marina

L’altra parte dell’analisi riguarda la concentrazione degli interventi. Sentinella della Maremma ha preso in esame un’area di circa 44 chilometri quadrati, nella pianura compresa tra Grosseto e Marina di Grosseto.

All’interno di questo territorio ha censito dodici impianti o infrastrutture energetiche, distinguendo progetti fotovoltaici, agrivoltaici ed eolici.

La ricognizione comprende situazioni differenti: impianti già presenti, interventi autorizzati e proposte ancora sottoposte a procedimenti amministrativi. Non tutti, quindi, sono impianti costruiti o destinati necessariamente a essere realizzati. 

Il dato, tuttavia, è significativo per comprendere la pressione progettuale che interessa la stessa porzione di territorio.

Tra le strutture censite figura un impianto fotovoltaico denominato Strillai, indicato come adiacente a Laurus e riferito a una superficie di 39 ettari. A poche centinaia di metri compaiono poi i lotti dei progetti Alfepo e La Maremma, con superfici che vanno da alcune decine di ettari a oltre 50 ettari per singolo lotto. Più distante viene individuato anche il progetto Naturgy, indicato con una superficie di 88,6 ettari. 

La somma delle dodici superfici elencate dall’associazione è di 344,11 ettari.

Ma c’è un particolare che merita attenzione: nella tabella Laurus non figura tra i dodici interventi. Se ai 344,11 ettari si aggiungono i 62,44 ettari del nuovo progetto, il totale sale a 406,55 ettari.

In rapporto ai 44 chilometri quadrati presi come riferimento, significa una superficie equivalente a circa il 9,2% dell’area complessiva.

Un valore da considerare come scenario teorico cumulativo, non come misura della superficie già trasformata: occorre verificare lo stato dei singoli procedimenti, l’esatta collocazione delle aree e l’eventuale presenza di sovrapposizioni.

Resta comunque un interrogativo rilevante per la pianificazione territoriale. Che cosa accadrebbe al paesaggio agricolo se tutti questi progetti venissero effettivamente realizzati?

Il rischio di valutare ogni progetto senza guardare gli altri

È probabilmente la questione più importante sollevata dalla vicenda Laurus. Ogni impianto viene presentato con le proprie caratteristiche, il proprio proponente e la propria documentazione tecnica. Ma gli effetti sul territorio non si fermano ai confini catastali del singolo intervento.

Un impianto può comportare nuove recinzioni, viabilità interna, cabine elettriche, cavidotti e modifiche all’uso agricolo del suolo. Quando più progetti si concentrano nella stessa zona, gli effetti devono essere considerati anche nel loro insieme.

Questo vale per il paesaggio, per la continuità degli habitat, per le attività agricole e per il sistema delle infrastrutture elettriche.

Sentinella della Maremma ritiene che la pianura grossetana stia diventando il luogo di concentrazione di un numero crescente di iniziative energetiche e chiede che la Regione valuti la situazione complessiva.

Il punto non è negare la necessità di produrre energia rinnovabile.

La questione è dove collocare gli impianti, con quali criteri, con quali effetti cumulativi e con quali garanzie per il territorio.

Una valutazione che diventa particolarmente importante in un’area nella quale l’agricoltura non rappresenta soltanto una destinazione urbanistica, ma una componente essenziale dell’economia e del paesaggio.

Recinzioni, fauna e paesaggio: le altre contestazioni

L’analisi di Sentinella della Maremma affronta anche l’impatto delle strutture sulla continuità ecologica. Laurus prevede una recinzione metallica alta due metri, accompagnata da siepi di mitigazione. L’associazione contesta l’assenza, nella documentazione da essa esaminata, di soluzioni adeguatamente definite per il passaggio della fauna.

Una recinzione può infatti rappresentare una barriera per alcune specie terrestri, soprattutto quando delimita superfici molto estese. La valutazione deve però tenere conto delle caratteristiche effettive della rete, delle eventuali aperture, delle specie presenti e delle misure di mitigazione.

Altri aspetti riguardano la presenza di illuminazione e videosorveglianza, la viabilità interna e le possibili modifiche al deflusso delle acque meteoriche.

Il progetto prevede sistemi di illuminazione schermati e attivabili in funzione delle necessità di sicurezza. Anche in questo caso, per valutarne l’effetto reale, occorre esaminare le modalità di funzionamento previste.

L’associazione chiede inoltre approfondimenti sul suolo, sul possibile compattamento e sulle condizioni di drenaggio. Sono tutti elementi che possono assumere un peso diverso a seconda delle caratteristiche dei terreni e delle soluzioni progettuali adottate.

Le osservazioni alla Regione: la partita è ancora aperta

Il progetto Laurus compare nel procedimento regionale identificato con ID 2731, relativo alla verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale.

È una fase nella quale vengono esaminati gli effetti potenzialmente significativi dell’intervento, per stabilire se siano necessari ulteriori approfondimenti nell’ambito della procedura ambientale.

Sentinella della Maremma ha pubblicato il collegamento alle proprie osservazioni tecniche, datate 21 ottobre 2026, contestando diversi aspetti del progetto.

Tra le questioni sollevate figurano la gestione agricola, le rese delle colture, la compatibilità delle macchine, la sostenibilità economica, gli effetti sul suolo e l’impatto cumulativo con gli altri impianti.

Le osservazioni rappresentano le contestazioni di un soggetto interessato al procedimento: non equivalgono a un accertamento di irregolarità né a una decisione negativa della Regione.

Spetterà agli uffici competenti valutare la documentazione e le eventuali integrazioni richieste alla società proponente.

La battaglia di Sentinella: «La Maremma non è un territorio vuoto»

La posizione dell’associazione va oltre il singolo progetto. Sentinella della Maremma denuncia quello che considera un modello di sviluppo energetico fondato sulla progressiva occupazione dei terreni agricoli da parte di grandi impianti.

La critica riguarda anche il rapporto tra la redditività delle iniziative energetiche e le difficoltà economiche che attraversano molte aziende agricole.

Secondo l’associazione, la pressione esercitata dagli investimenti nel fotovoltaico rischia di rendere più conveniente destinare i terreni alla produzione elettrica piuttosto che continuare a coltivarli.

Da qui la richiesta di politiche capaci di sostenere maggiormente l’agricoltura. «La Maremma non è un territorio vuoto da riempire di pannelli», afferma Sentinella della Maremma.

E aggiunge: «L’energia si può produrre in molti luoghi; un paesaggio, un’economia agricola diffusa e un’identità territoriale non si possono ricreare una volta perduti».

L’associazione arriva a definire Laurus un impianto fotovoltaico a terra mascherato da agrivoltaico. È un giudizio fortemente critico, che resta attribuito a chi lo esprime e che dovrà confrontarsi con le valutazioni tecniche e amministrative sul progetto.

La domanda che riguarda tutta la Maremma

Laurus, Drea e gli altri progetti energetici pongono una questione che va ben oltre i confini dei singoli terreni. La transizione energetica richiede nuovi impianti e una crescita della produzione da fonti rinnovabili.

Ma la Maremma è anche un territorio agricolo, paesaggistico e turistico, nel quale l’uso del suolo rappresenta una risorsa economica e ambientale.

Le due esigenze possono convivere, ma questa convivenza non può essere affidata soltanto alle dichiarazioni contenute nei progetti.

Servono verifiche sulle coltivazioni effettivamente praticabili, garanzie sulla continuità agricola, valutazioni degli effetti cumulativi e una pianificazione capace di considerare l’intero territorio.

Per Laurus, la domanda più immediata resta quella posta da Sentinella della Maremma: chi coltiverà davvero quei 58 ettari di superficie agricola prevista, con quali mezzi e con quali garanzie?

Quella più ampia riguarda invece il futuro della pianura grossetana. Perché se tutti gli interventi censiti dovessero realizzarsi, non si tratterebbe più di valutare soltanto un impianto da 62 ettari.

Si tratterebbe di decidere quale paesaggio, quale agricoltura e quale modello di produzione energetica la Maremma vuole costruire per i prossimi decenni.

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