GROSSETO. Sono molti i grossetani, e non solo, che ordinano pacchi su pacchi. Lavatrici, lavastoviglie, vestiti, oggetti per la cucina e tutto quello che serve nella vita quotidiana. A lavorare anche 12 ore al giorno per permettere la consegna di tutti questi prodotti ci sono i corrieri, fra cui quelli di Sda, che denunciano condizioni lavorative difficili. È per questo che oggi, giovedì 22 ottobre, i lavoratori delle filiali di Grosseto, Livorno e dell’Isola d’Elba hanno incrociato le braccia, bloccando le attività.
I lavoratori il 20 ottobre si sono iscritti al sindacato Cobas e oggi hanno dato il via allo sciopero. I dipendenti grossetani lavorano da anni per il servizio di consegne Sda, ma sono assunti da ditte appaltatrici che, secondo quanto raccontano, cambiano circa ogni 24 mesi. Una situazione che rende difficile per i corrieri non solo organizzare la propria vita, ma anche andare al lavoro con serenità.
«Le ditte cambiano e l’appalto viene dato a chi gioca al ribasso, questo accade circa ogni due anni. Noi dopo anni di lavoro non sappiamo mai se ci terranno oppure se la nostra posizione rimarrà quella che abbiamo guadagnato in anni di lavoro – dicono i rappresentanti sindacali dei lavoratori Sda – Lavoriamo in un capannone in cui piove dentro, usiamo carrelli non a norma per caricare i pacchi dall’altra parte della strada, quando i furgoni dovrebbero essere dentro all’azienda».
La protesta dei corrieri
Secondo i lavoratori, il problema non sarebbe soltanto la ditta che ottiene l’appalto, ma anche le condizioni economiche con cui l’azienda principale affida il servizio. I corrieri sostengono che gli appalti vengano assegnati a prezzi troppo bassi, rendendo difficile anche per le ditte appaltatrici sostenere i costi necessari a gestire il lavoro.

«Piove dentro il capannone, spesso i nostri colleghi si trovano a scendere e salire dal finestrino del furgone, perché non c’è lo spazio fra i camion parcheggiati, perché non abbiamo il posto materiale per parcheggiarli – dicono i rappresentanti sindacali – Carichiamo i furgoni con dei carrelli non a norma, perché neanche i carrelli ci vengono dati. Viviamo questa situazione da anni e siamo stanchi».
I corrieri delle tre filiali si sono uniti per manifestare contro le condizioni di lavoro che denunciano da anni.
«Al giorno arrivano circa 4mila pacchi in un capannone di 1000 metri quadrati, senza un’infrastruttura che possa gestirli. Non abbiamo magazzinieri e facchini per caricare il furgone e devono farlo i corrieri, cosa che non dovrebbero fare e non ci sono i rulli di gestione dei pacchi – dicono i rappresentanti – I vicini ci mandano in continuazione i vigili urbani perché diamo fastidio con i corrieri, ma noi non possiamo fare altrimenti».
Il blocco delle sedi
A far traboccare il vaso sarebbe stato un ritardo nel pagamento degli stipendi. Secondo quanto raccontano i lavoratori, il salario viene generalmente corrisposto intorno al 16 o 17 del mese, ma questa volta l’azienda non avrebbe ancora effettuato i bonifici, spiegando ai rappresentanti sindacali di aver avuto alcune problematiche finanziarie interne.
Uniti nella stessa protesta ci sono 120 lavoratori di tre filiali diverse, che denunciano anche il mancato riconoscimento degli straordinari e condizioni che non permetterebbero loro di svolgere adeguatamente il proprio lavoro.
«La provincia di Grosseto è vasta, il corriere che segue la zona più lontana deve guidare per un’ora e 20 minuti per arrivare sul posto. Vien da sé che se non abbiamo gli spazi per gestire la mole di lavoro il lavoratore parte tardi e non riesce a staccare all’orario previsto dal contratto lavorativo – dicono i rappresentanti sindacali – Hanno provato anche ad assumere per alleggerire la mole di lavoro, ma lavoriamo in circa 50 corrieri in un capannone che può gestire il lavoro di 25 persone. Non ci sono gli spazi».
Il nodo dell’appalto
Sda, società del gruppo Poste Italiane, affida parte delle attività di consegna a ditte esterne attraverso contratti di appalto. In questi casi, i corrieri sono dipendenti dell’impresa appaltatrice e non direttamente di Sda. La società che ottiene l’appalto si occupa dell’organizzazione del servizio e sostiene i relativi costi, secondo le condizioni stabilite dal contratto.
«Noi siamo dipendenti dell’azienda che ha vinto l’appalto, non di Sda. Generalmente tendono a mantenere il personale interno, perché conosce il posto, ma non è detto che lo facciano – dicono i rappresentanti sindacali – Come non è detto che manteniamo le stesse mansioni. L’azienda esterna non è cattiva, ma anche lei non è messa nella condizione di lavorare».
«Con qualche società abbiamo costruito un rapporto meraviglioso, ma purtroppo spesso vince l’appalto chi ha il prezzo più basso e così i nostri problemi non vengono risolti – concludono – Spesso queste aziende falliscono, perché non guadagnano abbastanza per rimanere attive e crescere».
Il nuovo centro di via Genova e le condizioni di via Ambra
Nella sede di via Ambra lavorano complessivamente 60 dipendenti, di cui 50 corrieri e 10 impiegati negli uffici. Ogni corriere consegna mediamente 80 pacchi al giorno nei diversi comuni della provincia. Sda ha aperto anche un nuovo centro a Grosseto, in via Genova, un capannone nuovo di pacco dedicato alla linea di corrieri business.
«Lavoriamo da anni, siamo 60 dipendenti e non ci hanno dato la precedenza. Lavoriamo in condizioni disastrose, i colleghi di via Genova escono con 30 bolle al giorno, noi gestiamo 4mila pacchi – dicono i rappresentanti – Loro, fortunatamente, hanno gli spazi per poter lavorare e noi no, ci chiediamo perché non abbiano investito anche nella nostra sede».
Le problematiche denunciate dai lavoratori sono numerose: la mancanza di segnaletica stradale per indicare le zone di carico e scarico, l’assenza di carrelli adeguati per caricare i furgoni e di tettoie per ripararsi dalla pioggia durante le operazioni. Inoltre, secondo i corrieri, ci sarebbero soltanto otto baie di carico per circa 50 lavoratori.
Una situazione che rischia di diventare ancora più complicata con l’avvicinarsi del Black Friday e del periodo natalizio, quando il numero delle spedizioni aumenta e il lavoro dei corrieri si intensifica.




