GROSSETO. Prima i conti. I 4 milioni e mezzo, le multe, i mutui, il “buco” che per settimane è stato smentito dall’amministrazione anche se MaremmaOggi non aveva mai scritto che quei soldi fossero spariti dalle casse comunali.
Poi, poco dopo mezzogiorno, succede qualcosa che con i numeri non ha più nulla a che vedere. Il vicesindaco Bruno Ceccherini si muove tra i banchi della maggioranza mentre il consigliere del Pd Christian Marchini sta iniziando a presentare la mozione sul bilancio intergenerazionale. I consiglieri cominciano ad alzarsi. L’aula si svuota.
L’opposizione protesta. La seduta viene sospesa. Alle 12.15 si procede a un nuovo appello. Il numero legale non c’è più. Il consiglio comunale è sciolto.
E così, insieme alle mozioni dell’opposizione, restano a terra anche gli atti che avrebbero dovuto essere discussi successivamente. Tra questi anche la delibera urbanistica sulla rigenerazione del Peep di via de’ Barberi e lo spostamento dei volumi in via Sogno che doveva essere presentata dall’assessore di FdI Fabrizio Rossi.
Una mattinata cominciata con una battaglia sui conti del Comune finisce quindi con un’altra battaglia, tutta politica.
La Corte dei conti arriva in aula
Il primo scontro si apre sulla deliberazione della Corte dei conti, depositata il 3 agosto, con la quale la magistratura contabile ha concluso il controllo sul rendiconto 2024.
A presentare la situazione è l’assessora al Bilancio Simona Rusconi. La linea della giunta è chiara: i correttivi effettivamente ancora da effettuare sono molto inferiori ai 4,54 milioni di euro attorno ai quali si è sviluppata la polemica politica.
Rusconi ricostruisce le contestazioni e spiega che sui proventi delle multe è stato riconosciuto il comportamento del Comune, che pur non avendo apposto formalmente tutti i vincoli avrebbe utilizzato gran parte di quelle risorse per le finalità previste dalla legge.
Resta un errore da 148.747 euro, che l’assessora definisce derivato da un «copia e incolla» e già corretto nel rendiconto successivo. Restano poi circa 673mila euro da vincolare e, soprattutto, il problema delle rate dei mutui sulla viabilità.
Su questo punto la Corte chiede al Comune di non utilizzare più le entrate delle sanzioni al Codice della strada per finanziare una spesa rigida come quella dei mutui, perché considera quelle entrate aleatorie.
Per il 2026 la somma da ricollocare è di circa 450mila euro. «Stiamo già provvedendo alla copertura con risorse differenti», spiega Rusconi.
Quei 4,54 milioni non sono mai stati un “buco”
È proprio qui che torna in aula una polemica che va avanti da due settimane. La cifra di 4.543.867,17 euro non è stata inventata dalla stampa. È la differenza tra gli 8.382.821,83 euro che il Comune aveva indicato come parte disponibile dell’avanzo 2024 e i 3.838.954,66 euro rideterminati dalla Corte dei conti dopo avere ricostruito accantonamenti e vincoli.
Ma MaremmaOggi, già nell’articolo del 17 settembre, aveva scritto espressamente che non significava che fossero spariti 4,5 milioni dalle casse comunali e nemmeno che il Comune fosse automaticamente in disavanzo.
Lo avevamo ribadito il 21 settembre, dopo che sindaco, assessora Rusconi e Luca Minucci avevano utilizzato proprio la parola “buco” per contestare la ricostruzione giornalistica.
Le due cifre raccontano infatti fenomeni differenti: 4,54 milioni è la rideterminazione della parte disponibile dell’avanzo 2024; 450.172,99 euro è invece la somma che nel 2026 deve essere coperta diversamente perché i proventi delle multe non possono più finanziare quella rata dei mutui. Nel triennio 2026-2028 le nuove coperture necessarie per i mutui ammontano complessivamente a 1.314.311,39 euro.
Ed è esattamente su questa distinzione che in consiglio si consuma buona parte dello scontro.
Rusconi: «Bisognava dare informazioni corrette»
L’assessora difende anche la scelta di non avere reso immediatamente pubblica la deliberazione arrivata il 3 agosto. Spiega che il documento era giunto in un periodo feriale e che gli uffici avevano bisogno di approfondirlo prima di fornire alla città una spiegazione completa.
Secondo Rusconi, non esisteva un termine perentorio per la trasmissione al consiglio e la prima occasione utile per discuterne sarebbe stata proprio la seduta del 30 settembre.
Ma soprattutto l’assessora torna sulla comunicazione della vicenda.
Dire che l’avanzo libero passava da 8,38 a 3,84 milioni e che occorreva trovare coperture diverse per i mutui, sostiene, avrebbe prodotto l’idea dell’esistenza di un buco di bilancio.
«Quando si dice che bisogna trovare 4 milioni e mezzo o che l’avanzo libero non è di 8 milioni e mezzo ma di 3 milioni e mezzo, vuol dire che parlate di buco di bilancio», è in sostanza il ragionamento dell’assessora.
Rusconi rivendica inoltre il lavoro degli uffici e sostiene che sui vincoli delle multe e sui mutui sia intervenuta una diversa impostazione del nuovo magistrato istruttore, ricordando che per anni i rendiconti erano stati sottoposti alla Corte senza che quella modalità fosse contestata.
Cerboni: «Il problema è anche come avete gestito questa vicenda»
Il primo a replicare è Giacomo Cerboni (Azione). E la sua posizione sul merito contabile è meno distante dalla giunta di quanto potrebbe sembrare.
Cerboni dice infatti di non considerare grave la questione relativa alla ricostituzione dei vincoli e critica addirittura l’orientamento della Corte sui mutui, giudicandolo troppo restrittivo per gli enti locali.
Lo scontro si sposta invece sul metodo. Cerboni ricorda che la deliberazione era stata depositata il 3 agosto e che ai consiglieri è arrivata soltanto oltre un mese dopo, quando è stata allegata alla convocazione della commissione.
Poi torna sulla parola che ormai domina il dibattito. «Avete reagito con un comunicato contro un buco di cui nessuno aveva parlato», accusa.
E mette a confronto il comportamento tenuto oggi con quello adottato dall’amministrazione in occasione di precedenti rilievi della Corte dei conti, sostenendo che allora fossero state diffuse immediatamente cifre molto pesanti riferite anche alle precedenti amministrazioni. «Se non siete peggio delle precedenti amministrazioni – sottolinea Cerboni – certamente non siete meglio».
Culicchi: «Il bilancio non è in pericolo, ma serviva prudenza»
Anche Leonardo Culicchi prova a spostare il confronto fuori dagli slogan. Dice chiaramente che il bilancio del Comune non è in pericolo e ricorda che il risultato complessivo di amministrazione resta superiore ai 94 milioni di euro.
Ma insiste sul principio di prudenza. Il punto, per Culicchi, è l’utilizzo di entrate aleatorie come quelle derivanti dalle sanzioni per finanziare una spesa certa e strutturale come i mutui.
È la stessa questione sulla quale insiste poi Carlo De Martis.
De Martis: «Nel triennio sono 1,3 milioni»
De Martis contesta l’idea che il problema possa essere ridotto ai soli 450mila euro del 2026. Ricorda che la stessa proposta di deliberazione porta l’intervento sulle coperture dei mutui a oltre 1,3 milioni nel triennio.
Il ragionamento è semplice: un mutuo è una spesa certa e pluriennale; le multe sono entrate che possono oscillare e soprattutto non sempre vengono riscosse nella misura nella quale vengono accertate.
La Corte, del resto, aveva rilevato che nel periodo analizzato gli incassi effettivi delle sanzioni erano mediamente inferiori alle somme accertate.
De Martis attacca poi la gestione della comunicazione della deliberazione e respinge l’accusa rivolta alla stampa.
«Non esiste nessuna indicazione di esponenti dell’opposizione o di giornalisti che abbiano parlato di un buco», dice.
E annuncia che Grosseto Città Aperta non parteciperà alla votazione.
Ma anche dalla maggioranza arriva una critica
Poi prende la parola Amedeo Gabbrielli. Ed è probabilmente uno degli interventi politicamente più significativi della mattinata, perché arriva dai banchi della maggioranza. «Io ho letto questa comunicazione sul giornale», dice.
Gabbrielli spiega che, da capogruppo e consigliere chiamato a votare gli atti di bilancio, avrebbe voluto essere coinvolto maggiormente.
«Mi sarebbe piaciuto essere coinvolto di più», aggiunge, chiedendo all’assessora di portare il prima possibile la variazione di bilancio necessaria per recepire le indicazioni della Corte.
Una crepa nella ricostruzione secondo la quale il tempo trascorso sarebbe servito esclusivamente all’approfondimento tecnico: almeno una parte della stessa maggioranza lamenta di non essere stata informata.
L’opposizione esce sul voto della Corte
Alla fine Pd, Grosseto Città Aperta e Azione scelgono di non partecipare alla votazione sulla presa d’atto. Tra le accuse c’è quella di avere lasciato la deliberazione fuori dal dibattito pubblico per settimane e di avere poi costruito la risposta politica attorno al “buco”.
Dalla maggioranza arriva la replica. Luca Vitale (FdI) difende il percorso seguito dall’assessora, sostenendo che approfondire un documento complesso prima di comunicarlo sia stato un atto di responsabilità e che la deliberazione confermi comunque il risultato complessivo di amministrazione.
Giacomo Gori (M5S) invita invece a non trasformare la vicenda in un attacco agli uffici e sostiene che una prassi utilizzata per anni da amministrazioni di colore diverso sia stata oggi sottoposta a una diversa interpretazione.
Lo scontro sui conti finisce lì. Ma quello politico no.
Marchini comincia a parlare, Ceccherini si muove tra i banchi
Poco dopo arriva all’ordine del giorno la mozione del consigliere Pd Christian Marchini per istituire il bilancio intergenerazionale del Comune di Grosseto.
Marchini comincia a presentarla. In aula, però, c’è confusione. Ed è in quel momento che l’attenzione dell’opposizione si sposta sul vicesindaco Bruno Ceccherini, che si muove tra i consiglieri di maggioranza.
Culicchi e De Martis chiedono che venga spiegato quello che sta accadendo. Dai banchi dell’opposizione parte l’accusa: Ceccherini starebbe invitando i consiglieri a lasciare l’aula. Poi i consiglieri della maggioranza escono davvero. La presidenza sospende la seduta per dieci minuti.
Alle 12.15 l’appello: non c’è più il numero legale
Quando il Consiglio riprende, il segretario procede all’appello nominale. Sono le 12.15. Gran parte dei consiglieri di maggioranza risulta assente.
Restano in aula alcuni consiglieri, tra i quali esponenti dell’opposizione e della maggioranza, ma non abbastanza per proseguire.
Il numero legale è venuto meno e la seduta viene dichiarata sciolta.
Ed è qui che la scelta politica produce una conseguenza concreta: non salta soltanto la mozione di Marchini ma saltano tutti i punti successivi dell’ordine del giorno.
E così la maggioranza fa saltare anche i propri atti
Pd, Grosseto Città Aperta e Azione affidano poco dopo a una nota durissima la loro lettura dell’accaduto. Accusano Ceccherini di avere sollecitato l’uscita dei consiglieri e parlano di una delle pagine peggiori della storia consiliare recente.
Ma soprattutto sottolineano il paradosso. Facendo mancare il numero legale, la maggioranza ha impedito di discutere anche gli atti dell’amministrazione che venivano dopo.
Tra questi c’era la variante urbanistica legata alla rigenerazione del Peep di via de’ Barberi, un provvedimento atteso e già al centro del confronto con i residenti che sarebbe stato presentato dall’assessore all’Urbanistica Fabrizio Rossi. Di Fratelli d’Italia.
L’opposizione interpreta l’uscita come una risposta alla scelta compiuta poco prima dalle minoranze di non partecipare al voto sulla Corte dei conti. È una lettura politica, contestabile come tutte le letture politiche.
Il fatto istituzionale, invece, resta: la maggioranza è uscita, il numero legale è caduto e il consiglio comunale è finito prima di arrivare in fondo all’ordine del giorno.
Una seduta cominciata discutendo di come si raccontano i numeri è terminata, molto più semplicemente, contando chi era rimasto seduto in aula.



