Capuano, il processo ricomincia da zero: cancellate le condanne, nuova udienza dopo cinque anni | MaremmaOggi Skip to content

Capuano, il processo ricomincia da zero: cancellate le condanne, nuova udienza dopo cinque anni

Prima udienza al tribunale di Grosseto dopo l’annullamento in Appello della sentenza del 2020. Il procedimento che aveva portato alla condanna a 12 anni del commercialista follonichese deve essere celebrato di nuovo
L’aula d’assise del tribunale di Grosseto (foto di Aldo Giuliani)

FOLLONICA. È come se quelle decine di udienze, gli oltre sessanta testimoni ascoltati e quella sentenza pronunciata cinque anni fa non fossero mai esistiti.

Mercoledì 30 settembre, nell’aula d’assise del tribunale di Grosseto, il tempo giudiziario è tornato indietro. È cominciato il processo Capuano bis, quello che deve essere celebrato da capo dopo che la Corte d’appello di Firenze ha annullato integralmente la sentenza pronunciata il 24 settembre 2020.

Una sentenza pesantissima: 12 anni di reclusione per il commercialista follonichese Evans Capuano, pene fino a due anni per gli altri imputati, oltre a sequestri e confische.

Ma quella sentenza oggi non c’è più.

Non perché i giudici d’Appello abbiano rivalutato le prove o stabilito che i fatti contestati non fossero avvenuti. Il processo è stato azzerato per un vizio procedurale: il collegio che nel 2020 aveva pronunciato le condanne aveva letto il dispositivo senza ritirarsi nuovamente in camera di consiglio dopo la conclusione della discussione.

Un errore che le difese avevano immediatamente rilevato e che, arrivato davanti alla Corte d’appello, ha fatto saltare l’intero giudizio.

La prima udienza del nuovo processo

La prima udienza del Capuano bis è servita soprattutto a rimettere in moto una macchina processuale rimasta ferma dopo la decisione dei giudici fiorentini.

Il collegio, composto dal presidente Eugenio Maria Turco e dalle giudici Agnieszka Karpinska e Lisa Casolaro, ha cominciato con l’appello delle parti, la verifica delle difese e soprattutto delle notifiche agli imputati.

Ed è proprio su queste che sono emerse alcune questioni da sistemare prima che il processo possa entrare realmente nel vivo. Per alcune posizioni il tribunale ha verificato la conoscenza del procedimento da parte degli imputati; per altre dovranno essere completati gli adempimenti relativi alle notifiche.

Una fase apparentemente tecnica ma indispensabile. Perché dopo quello che è già successo a questo processo, nessuno vuole rischiare che un altro vizio procedurale costringa un giorno a ricominciare ancora una volta.

Il presidente lo ha fatto capire chiaramente durante l’udienza: l’intenzione è quella di imprimere al procedimento una certa velocità, pur dovendo fare i conti con le questioni organizzative e con le agende dei numerosi avvocati coinvolti.

La prossima udienza è stata fissata il 9 dicembre.

Sarà allora che, completati gli adempimenti preliminari, comincerà a delinearsi il calendario del nuovo dibattimento e delle attività istruttorie.

Tutto cominciò con l’inchiesta della Dda

Quella che torna oggi davanti al tribunale di Grosseto è una delle vicende giudiziarie più lunghe e complesse che abbiano interessato Follonica negli ultimi anni.

Il procedimento era nato da un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e aveva portato a processo Capuano e gli altri imputati per contestazioni che comprendevano, a vario titolo, estorsione, minacce, danneggiamenti, incendio, lesioni, furto, corruzione e porto abusivo di pistola.

In origine era stata contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. Proprio per quella contestazione il Comune di Follonica si era costituito parte civile.

Il primo processo era stato lungo e complesso. Decine di udienze, oltre sessanta testimoni e un dibattimento che era proseguito anche durante il periodo dell’emergenza Covid.

La condanna a 12 anni

Il verdetto arrivò il 24 settembre 2020. Il collegio del tribunale di Grosseto, composto dalla presidente Laura Di Girolamo e dai giudici Adolfo Di Zenzo e Alberto Lippini, pronunciò condanne per tutti gli imputati.

La pena più alta, 12 anni, fu inflitta a Evans Capuano.

Il tribunale non riconobbe invece l’aggravante del metodo mafioso. Nelle circa 400 pagine delle motivazioni i giudici scrissero che non era stata individuata alcuna associazione a delinquere di tipo mafioso. Restavano però le altre contestazioni sulle quali erano state pronunciate le condanne.

Sembrava la conclusione del primo capitolo di una vicenda destinata a proseguire soltanto attraverso i normali gradi d’impugnazione.

Non è andata così.

Quell’errore nella lettura della sentenza

Gli avvocati si erano accorti immediatamente di quello che era accaduto la mattina del verdetto. La discussione si era conclusa nell’udienza precedente. Non essendoci state repliche da parte della Procura, il collegio era tornato in aula e aveva pronunciato il dispositivo di condanna senza ritirarsi preventivamente in camera di consiglio.

La questione finì tra i motivi d’appello.

E quando il fascicolo arrivò a Firenze, nell’aprile 2025, su quel punto non furono soltanto le difese a chiedere l’annullamento: anche il sostituto procuratore generale Luigi Bocciolini condivise la questione procedurale.

La prima sezione penale della Corte d’appello, presieduta da Angelo Grieco, con Roberto Tredici e Matteo Zanobini, annullò integralmente la sentenza e rimandò gli atti a Grosseto. Tutto da rifare.

Cinque anni dopo si torna alla casella di partenza

È questo che rende particolare l’udienza celebrata mercoledì 30 settembre. 

Non si tratta di un Appello bis e nemmeno della prosecuzione del vecchio dibattimento. Il processo deve essere celebrato nuovamente davanti al tribunale di Grosseto.

Gli imputati tornano quindi davanti ai giudici senza che la condanna pronunciata nel 2020 possa essere considerata una decisione valida nei loro confronti.

Il nuovo procedimento riguarda Evans Capuano (difeso dall’avvocato Italo Nicola Guiscardo Allescia), Angelo Muré (difeso dall’avvocato Salvatore Volpe), Cataldo Ausilio (assistito dagli avvocati Giovanni Maria Flora ed Eriberto Rosso), Giuseppe Imparato (difeso da Barbara Fiorini), Dante Martignetti, assistito da Felice Iafelice e Nicola Muncipì) e Manuel Bernardini, difeso dall’avvocata Francesca Carnicelli. 

Parti civili sono invece Luca Marchionni, assistito dall’avvocato Gianni Mannucci, Antonio Marchionni (avvocata Alessandra Coviello), Arietto Giovannelli e il Comune di Follonica (assistiti dall’avvocato Alessandro Antichi) e il camping Tahiti, assistito dall’avvocato Bufalini. 

E così, cinque anni e sei giorni dopo quella condanna a 12 anni, il fascicolo è tornato davanti al collegio. La prima mattinata è trascorsa tra nomine, sostituzioni degli avvocati, notifiche da verificare e date da incastrare.

Ma il dato giudiziario è tutto qui: il processo Capuano è ricominciato davvero. 

 

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