Sara Del Prete racconta Physical Italia: «È tutto vero, non c’è un copione» | MaremmaOggi Skip to content

Sara Del Prete racconta Physical Italia: «È tutto vero, non c’è un copione»

La coach della palestra Atlantide di Follonica racconta la sua esperienza nel reality Netflix: dalla selezione avvenuta per caso alla gara, fino agli infortuni. «Ci hanno portato al limite, ma lo rifarei»
Sara Del Prete

FOLLONICA. «È tutto vero, non c’è un copione. Non sapevamo niente di niente»: Sara Del Prete racconta la sua esperienza a “Physical Italia: da 100 a 1”, il reality di Netflix prodotto da Endemol Shine Italy che ha portato nell’arena del Lingotto di Torino 100 concorrenti provenienti dal mondo dello sport e dello spettacolo.

La coach della palestra Atlantide di Follonica è arrivata fino alla nona posizione, diventando la prima donna a resistere così a lungo nella competizione. Ma dietro alle immagini che il pubblico vede sullo schermo c’è una storia fatta di selezioni, test medici, settimane lontano da casa e prove fisiche portate al limite.

E tutto, racconta Sara, è iniziato quasi per caso.

La selezione iniziata a Rimini

Era il 2025 e Sara si trovava alla Rimini Wellness per partecipare a una gara di bikini nel bodybuilding. Mentre camminava all’interno della fiera, una ragazza si è avvicinata chiedendole i contatti. «Non mi sono fidata – racconta – Mi disse che lavorava per Endemol Shine e che mi avrebbe ricontattata. Lì per lì non ci avevo creduto granché».

Poi, però, dopo la manifestazione, quella telefonata è arrivata davvero. Sara ha parlato con la famiglia e ha deciso di accettare. È iniziato così un percorso di selezione tutt’altro che scontato. Prima un incontro per conoscere la sua storia, il percorso sportivo e quello professionale, poi altri colloqui con gli specialisti. «Ho fatto anche il colloquio con il medico sportivo e un’ora con una psicologa».

Sono quindi arrivati gli esami medici e gli ulteriori controlli, fino alla conferma definitiva.

La chiamata e la partenza per Torino

La comunicazione decisiva è arrivata il 15 giugno. Pochi giorni dopo, il 20, Sara era già a Roma per una nuova fase della produzione. «Mi hanno fatto il laser per prendere le misure del busto, che sarebbe stato fatto su misura. Lì ho fatto anche la prima intervista». Per sapere con certezza di essere tra i 100 concorrenti, però, ha dovuto aspettare ancora. La partenza per Torino era fissata per il 20 luglio e la conferma definitiva è arrivata soltanto una settimana prima.

«Sono stata lì 25 giorni, ma tutto dipendeva da quanto andavi avanti nelle sfide. I primi cinque giorni erano obbligatori per tutti». Un programma che ha portato 100 concorrenti a sfidarsi in prove di forza, agilità, resistenza e strategia.

«Le prove le scoprivamo sul momento»

Una delle curiosità più grandi riguarda proprio il funzionamento del reality. Quanto di quello che si vede in televisione è preparato? Secondo Sara, praticamente nulla di ciò che riguarda le prove. «È tutto vero, non c’è niente da ripetere. È una macchina lavorativa incredibile. I giochi partivano e noi non sapevamo mai niente. La mattina c’era l’incontro, ci microfonavano e ci dicevano che c’era la prova. La vedevamo sul momento».

Anche gli atleti, dunque, non potevano prepararsi specificamente per quello che li aspettava. «Non sapevamo mai come allenarci. Un’idea me la ero fatta guardando la serie coreana, ma poi era tutto diverso». La versione italiana del format è infatti ispirata al programma coreano “Physical: 100”, ma è stata realizzata con un cast italiano e una propria struttura di gara.

Un’esperienza che ha lasciato il segno

La competizione, racconta Sara, è stata molto più dura di quanto potesse sembrare guardandola da casa. «Ci hanno portato al limite quasi tutti».

E per lei le conseguenze fisiche non sono mancate. «Ho avuto una costola incrinata, problemi allo sterno e mi sono semi lesionata il nervo del bicipite. Ho avuto le dita informicolite per mesi. Siamo stati tutti dall’osteopata».

Una parte dell’esperienza che il pubblico non necessariamente riesce a percepire guardando il programma: dietro una prova di pochi minuti sullo schermo possono esserci settimane di recupero e conseguenze fisiche importanti.

«La rifarei? Sì»

Nonostante tutto, alla domanda se rifarebbe l’esperienza, Sara non ha dubbi. «Ci sono i pro e i contro. La rifarei perché le emozioni sono state tantissime e forti. Non avevo mai avuto a che fare con la televisione. È stato tutto bello».

E poi ci sono le persone incontrate durante il percorso. «Ho conosciuto degli amici». Resta naturalmente anche il ricordo della fatica e degli infortuni. «Alcune prove avrei paura a rifarle, perché ho sofferto. È stato tutto reale e molto, molto impegnativo».

Ma la risposta finale rimane la stessa: «Sì, la rifarei». Per sapere dove sia riuscita ad arrivare Sara e quale sia stato l’ultimo capitolo del suo percorso nell’arena bisognerà invece attendere la conclusione del programma. La finale di “Physical Italia: da 100 a 1” è infatti prevista su Netflix per venerdì 2 ottobre.

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