GROSSETO. Trentatré anni trascorsi in banca. Una carriera cominciata allo sportello e cresciuta, passo dopo passo, fino ad arrivare a incarichi di responsabilità nel settore del credito, alla gestione di pratiche importanti e al coordinamento di gruppi di lavoro.
Poi, nell’estate del 2025, qualcosa cambia.
L’uomo, oggi 61enne, viene assegnato a un nuovo ruolo nella sede di Grosseto. Ma quello che per la banca è un normale passaggio organizzativo, per il dipendente diventa l’inizio di una vicenda completamente diversa.
Sostiene di essersi trovato senza le responsabilità esercitate fino a quel momento, senza deleghe e, soprattutto, praticamente senza lavoro da svolgere.
Una situazione che adesso è finita davanti al giudice del Lavoro del tribunale di Grosseto.
Il bancario ha infatti promosso una causa contro Monte dei Paschi di Siena, chiedendo che venga riconosciuto il demansionamento, di essere restituito a mansioni coerenti con quelle precedentemente svolte e un risarcimento complessivo di oltre 235mila euro per i danni che sostiene di avere subito.
Sarà il tribunale a stabilire se le sue ragioni siano fondate.
Una carriera cominciata nel 1992
Per capire perché quel cambio di incarico abbia prodotto uno strappo così profondo bisogna tornare indietro di oltre trent’anni.
Il dipendente entra in banca nel settembre 1992, inizialmente come operatore di sportello. Da lì comincia un percorso professionale che lo porta a lavorare in diverse regioni italiane e a ricoprire incarichi progressivamente più importanti.
Dalla Campania si sposta in Emilia-Romagna, poi in Toscana. Negli anni arrivano promozioni e responsabilità sempre maggiori.
Diventa titolare di filiale, guida strutture dedicate alle piccole e medie imprese e arriva a occuparsi di credito su territori molto ampi.
Nel 2003 arriva a Grosseto, dove negli anni successivi ricopre diversi incarichi. Tra questi anche quello di responsabile del Centro Pmi provinciale.
La sua carriera continua tra Grosseto, Siena, Pisa e altre sedi della Toscana.
Nel 2017 assume un ruolo nell’area delle posizioni ad alto rischio per le province di Pisa e successivamente Livorno; nel 2019 passa a un incarico nell’area senese e nel 2022 torna a Grosseto, con competenza sul credito della rete provinciale. lavoro lavoro
Negli ultimi anni prima del trasferimento contestato, secondo quanto ricostruito nel ricorso, aveva quindi autonomie decisionali nel settore del credito e responsabilità su un’area molto vasta, oltre a lavorare con un gruppo di collaboratori. lavoro
La svolta nell’estate del 2025
È il 28 luglio 2025 la data che divide in due questa storia. La banca comunica al dipendente l’assegnazione a un nuovo incarico nel settore dei controlli e della tutela della clientela bancaria, mantenendo come sede di lavoro Grosseto.
Ed è proprio da qui che le versioni cominciano a divergere.
Secondo il 61enne, il cambiamento avrebbe comportato un drastico impoverimento delle sue funzioni professionali.
Nel ricorso sostiene di essere passato da incarichi caratterizzati da autonomia e responsabilità a una situazione nella quale non avrebbe avuto effettivi compiti, deleghe o persone da coordinare.
Una sorta di “scrivania vuota”, secondo la tesi portata davanti al giudice.
Il ricorso sostiene inoltre che, dopo l’assegnazione, il dipendente non avrebbe ricevuto un’adeguata formazione per le nuove attività e che, con il trascorrere dei mesi, sarebbero diventati rarissimi anche i contatti di lavoro che prima scandivano le sue giornate. lavoro lavoro
Prima le lettere alla banca, poi la causa
Prima di rivolgersi al tribunale, il dipendente tenta la strada interna. Nel settembre 2025, attraverso il proprio legale, contesta formalmente la nuova collocazione e chiede alla banca di ripristinare ruolo e mansioni precedenti.
Alla prima comunicazione, secondo quanto ricostruito nel ricorso, non arriva risposta. Il legale torna quindi a scrivere alla banca.
Questa volta Mps replica e respinge la ricostruzione del dipendente.
La banca contesta le accuse e sostiene di avere operato correttamente, affermando che le mansioni attribuite al lavoratore sono compatibili con il suo inquadramento professionale.
Le due posizioni, a quel punto, diventano inconciliabili e la vicenda passa dalle lettere al tribunale.
Il dipendente chiede oltre 235mila euro
Nella causa il 61enne chiede innanzitutto che venga accertata l’illegittimità del presunto demansionamento e di poter tornare a svolgere funzioni adeguate alla professionalità e alle responsabilità maturate durante la sua lunga carriera.
Ma c’è anche una richiesta economica.
Il lavoratore sostiene infatti che quanto accaduto abbia prodotto conseguenze non soltanto professionali, ma anche personali, e domanda alla banca oltre 235mila euro di risarcimento, somma nella quale vengono ricomprese diverse voci di danno.
Il ricorso collega inoltre la vicenda lavorativa a un deterioramento delle sue condizioni personali, documentato attraverso certificazioni e consulenze prodotte dalla difesa. Anche su questo punto, naturalmente, la valutazione spetterà al giudice.
Sul fronte opposto resta la posizione già espressa da Monte dei Paschi: nessun demansionamento e mansioni ritenute coerenti con l’inquadramento del dipendente.
Dopo 33 anni trascorsi all’interno dello stesso istituto, dunque, il rapporto tra il bancario e Mps approda davanti al giudice del Lavoro.
Al centro della causa c’è una questione precisa: stabilire se quel trasferimento del luglio 2025 sia stato un legittimo cambiamento organizzativo oppure, come sostiene il dipendente, lo svuotamento sostanziale di una professionalità costruita in oltre tre decenni di lavoro.




