GROSSETO. Gli agenti della polizia municipale lo avrebbero visto infilare una mano nella tasca sinistra del giacchetto e tentare di nascondere un panetto di hashish da circa un etto. Accanto al punto nel quale era stato fermato, a terra, c’era anche un involucro con 26,7 grammi lordi di cocaina in cristalli. Ma su quella seconda sostanza il giudice ha tracciato un confine preciso: nessuno degli agenti aveva visto chi l’avesse gettata e l’altro uomo presente al controllo era riuscito a fuggire.
È finito così davanti al giudice Marco Bilisari, mercoledì 23 settembre, Fennoune Hicham, 38 anni, originario di Casablanca, arrestato il giorno precedente dalla polizia municipale di Grosseto durante un servizio antidroga.
La Procura aveva chiesto per lui la custodia cautelare in carcere. Il pm titolare del procedimento è Carmine Nuzzo, sostituito in aula dal vice procuratore onorario Massimiliano Tozzi. Fennoune, difeso dall’avvocata Sabrina Pollini, è stato invece rimesso in libertà con una misura cautelare diversa: non potrà dimorare nell’intera provincia di Grosseto.
L’arresto è stato convalidato e il procedimento proseguirà con rito direttissimo.
Gli agenti osservano la cessione attraverso la recinzione
L’operazione era cominciata intorno alle 17 di martedì 22 settembre. Il personale del Nucleo operativo sicurezza della polizia municipale di Grosseto era impegnato in un servizio di prevenzione e contrasto allo spaccio quando si è diretto nella zona di via della Saracina e via de’ Barberi.
Non si trattava di un controllo casuale. Glia genti avevano ricevuto precedenti segnalazioni e durante gli accertamenti era stata individuata un’attività di spaccio nei soliti palazzi abbandonati di via de’ Barberi.
Il sistema utilizzato per le consegne sarebbe stato piuttosto semplice: gli acquirenti avrebbero preso accordi telefonicamente e la droga sarebbe poi stata consegnata attraverso la recinzione.
Gli agenti si sono appostati. Intorno alle 17.20 hanno assistito a quella che è stata ritenuta una cessione e hanno fermato l’acquirente. La sostanza appena acquistata è stata sequestrata e all’uomo è stato contestato l’illecito amministrativo previsto per l’uso personale di stupefacenti.
Dieci minuti più tardi l’attenzione degli agenti si è spostata su Hicham e su un secondo uomo.
La fuga e il panetto nascosto nel giubbotto
Quando la polizia municipale si è avvicinata per il controllo i due avrebbero mostrato immediatamente agitazione e un comportamento che agli agenti è apparso compatibile con l’intenzione di allontanarsi.
Uno dei due è riuscito effettivamente a fuggire. Hicham è stato invece trattenuto da un agente che, durante il controllo, lo avrebbe visto infilare la mano nella tasca sinistra del giacchetto tentando di nascondere il panetto di hashish.
Il peso lordo della sostanza era di circa 100 grammi.
Nelle immediate vicinanze del punto nel quale il trentottenne era stato fermato è stato trovato anche un involucro di nylon contenente quella che dagli accertamenti è risultata essere cocaina in cristalli, per un peso lordo di 26,7 grammi.
Ed è proprio su questa sostanza che il giudice ha operato una distinzione.
Il giudice: «Nessuna prova certa sulla cocaina»
Hicham avrebbe sostenuto che l’hashish fosse destinato esclusivamente al proprio consumo personale.
Una versione che, allo stato, il giudice non ha ritenuto credibile, sottolineando come l’indagato non abbia documentato la disponibilità di una fonte di reddito necessaria per acquistare la sostanza.
Diversa, invece, la valutazione sui 26,7 grammi lordi di cocaina.
L’agente della municipale che aveva trovato lo stupefacente non aveva visto il momento nel quale l’involucro era caduto a terra. Dal momento che sul posto si trovava anche un secondo uomo, poi fuggito, per il giudice non è possibile escludere che la cocaina appartenesse proprio a quest’ultimo.
Allo stato degli accertamenti, quindi, non viene ritenuta raggiunta una prova certa di un concorso dei due nella detenzione di entrambe le sostanze sequestrate.
La Procura chiede il carcere
Mercoledì 23 settembre il trentottenne è comparso in tribunale per l’udienza di convalida. La Procura aveva chiesto non soltanto la convalida dell’arresto, ma anche l’applicazione della custodia cautelare in carcere.
Il giudice Bilisari ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza sulla base di quanto emerso dal verbale d’arresto e ha riconosciuto anche l’esistenza di esigenze cautelari, individuando un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato.
Hicham si trovava in una zona indicata come luogo nel quale era stata accertata attività di spaccio. Il giudice rileva inoltre l’assenza di redditi documentati e il fatto che il trentottenne, secondo quanto da lui stesso dichiarato, si trovi a Grosseto da circa cinque anni, salvo alcuni periodi trascorsi a Napoli, senza un lavoro e senza stabili collegamenti con il territorio.
Elementi dai quali il giudice ha ritenuto di poter desumere il rischio che l’uomo continui a trattenersi nella zona per svolgere attività di spaccio.
Niente carcere, dovrà lasciare la provincia
Pur riconoscendo le esigenze cautelari, il giudice non ha però accolto la richiesta della Procura di mandare Hicham in carcere.
Ha scelto una misura meno afflittiva, ritenuta comunque adeguata a interrompere il legame tra l’indagato e il contesto nel quale sarebbe avvenuta l’attività contestata: il divieto di dimora nell’intera provincia di Grosseto.
Il trentottenne non potrà quindi accedere al territorio provinciale senza l’autorizzazione del giudice.
C’è una sola eccezione già prevista nel provvedimento: potrà tornare a Grosseto per partecipare alle successive udienze del processo.



