GROSSETO. Il treno è più moderno, i servizi a bordo sono migliori e il viaggio da Grosseto a Pisa dura decisamente meno rispetto ad alcune alternative regionali. Ma per un pendolare che ha bisogno di utilizzarlo ogni giorno il passaggio dal Frecciabianca al Frecciarossa può significare anche mettere sul piatto circa 2.700 euro all’anno.
È il paradosso denunciato dal Comitato Pendolari Costa Tirrenica, che adesso chiede alla Regione Toscana di aprire un confronto con Trenitalia per trovare una soluzione dedicata ai viaggiatori abituali della tratta Grosseto-Pisa.
Al centro della questione ci sono due treni, il 8606 Roma-Torino e il 8623 Torino-Roma, che percorrono la linea tirrenica e rappresentano collegamenti particolarmente importanti anche per chi dalla provincia di Grosseto deve raggiungere Pisa per lavoro, studio o necessità personali.
Dal 25 agosto 2025 entrambi sono passati dalla categoria Frecciabianca a quella Frecciarossa. Una promozione del servizio che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto rappresentare soltanto una buona notizia.
Per molti pendolari, invece, insieme al nuovo treno è arrivato anche un nuovo problema: la tariffa.
Dal Frecciabianca al Frecciarossa cambia anche il conto
Quando Trenitalia annunciò la progressiva sostituzione dei Frecciabianca con i Frecciarossa, presentò l’operazione come un miglioramento della qualità dell’offerta e dei servizi a bordo, precisando però che la nuova categoria commerciale avrebbe comportato anche un adeguamento delle tariffe.
Ed è proprio qui che nasce la questione sollevata dal Comitato.
Quando il 8606 e il 8623 erano ancora Frecciabianca, infatti, un pendolare titolare di un abbonamento regionale poteva utilizzare quei collegamenti acquistando la Carta TuttoTreno Toscana, lo strumento di integrazione tariffaria che permette di salire su determinati treni a lunga percorrenza senza dover sostenere ogni giorno il prezzo pieno previsto per quella categoria.
La Carta TuttoTreno continua a esistere e consente ancora di utilizzare Frecciabianca, Intercity e Intercity Notte alle condizioni previste.
Il problema è che non vale sui Frecciarossa.
Il risultato è che due treni che per il pendolare continuano a svolgere sostanzialmente la stessa funzione di prima sono diventati, semplicemente cambiando categoria commerciale, molto più costosi da utilizzare quotidianamente.
Grosseto-Pisa, l’abbonamento arriva a 225 euro al mese
Il Comitato ha raccolto direttamente le segnalazioni dei viaggiatori che continuano a utilizzare questi collegamenti e i conti spiegano bene perché la questione sia diventata particolarmente sentita.
Secondo quanto riferito dai pendolari, l’abbonamento mensile Frecciarossa dal lunedì al venerdì sulla relazione Grosseto-Pisa costa circa 225 euro.
Moltiplicato per dodici mensilità significa arrivare a una spesa di circa 2.700 euro all’anno.
Una cifra che cambia completamente la prospettiva per chi non considera il Frecciarossa un lusso o una scelta occasionale, ma semplicemente il mezzo che gli permette di raggiungere il posto di lavoro o l’università a un orario compatibile con i propri impegni.
«Una diversa classificazione commerciale del treno – sottolinea il Comitato – non dovrebbe determinare automaticamente un sensibile aggravio economico per chi utilizzava già quotidianamente quel collegamento».
Parte dieci minuti dopo e arriva a Pisa 37 minuti prima
A spiegare perché il Frecciarossa sia così importante per chi si sposta dalla Maremma verso Pisa basta confrontare gli orari del mattino.
Il Frecciarossa 8606 parte da Grosseto alle 8.19 e arriva a Pisa Centrale alle 9.41.
Nei giorni feriali esiste anche il Regionale Veloce 4124, che parte addirittura dieci minuti prima, alle 8.09, ma raggiunge Pisa soltanto alle 10.18.
Significa che il Frecciarossa, nonostante lasci Grosseto dieci minuti dopo, permette di mettere piede alla stazione di Pisa 37 minuti prima.
Quasi quaranta minuti che, nella vita di un pendolare, possono fare la differenza tra riuscire ad arrivare al lavoro in orario e non riuscirci affatto.
È questo uno dei punti sui quali insiste il Comitato: per chi deve raggiungere Pisa al mattino per lavoro, studio, una visita medica o qualsiasi altro appuntamento, prendere il Frecciarossa non significa necessariamente concedersi volontariamente un servizio più prestigioso e costoso. In alcuni casi significa semplicemente scegliere l’unico collegamento realmente compatibile con gli orari della propria giornata.
Una funzione analoga viene svolta nella direzione opposta dal Frecciarossa 8623, che lascia Pisa Centrale alle 19.11 e permette il rientro verso Grosseto in serata.
In Liguria una soluzione era stata trovata
C’è poi un elemento che rende la richiesta dei pendolari toscani ancora più significativa: un precedente esiste già e riguarda proprio uno dei due treni al centro della protesta.
Quando nell’agosto del 2025 avvenne il passaggio da Frecciabianca a Frecciarossa, Regione Liguria e Trenitalia aprirono un tavolo tecnico per cercare di evitare che il miglioramento del materiale rotabile si traducesse immediatamente in un aumento dei costi per i clienti abituali.
Sul Frecciarossa 8623, lo stesso che attraversa anche la Toscana e interessa i pendolari grossetani, ai possessori della Carta TuttoTreno sulla tratta Genova-La Spezia venne consentito temporaneamente di continuare a utilizzare il collegamento senza sovrapprezzo.
Ed è proprio questa esperienza che il Comitato Costa Tirrenica porta oggi all’attenzione della Regione Toscana.
Se una soluzione è stata individuata per i pendolari liguri, sostengono, non si capisce perché non possa essere almeno studiato un meccanismo analogo anche per quelli che ogni giorno si muovono tra Grosseto e Pisa.
«Non chiediamo di tornare al Frecciabianca»
La richiesta, chiariscono i pendolari, non è quella di rinunciare ai Frecciarossa.
Anzi.
«Non chiediamo di tornare al Frecciabianca», spiegano dal Comitato, sottolineando come l’arrivo di materiale rotabile migliore rappresenti un passo avanti per una linea che da anni reclama collegamenti più veloci e servizi all’altezza delle esigenze della costa toscana.
Quello che viene contestato è l’automatismo per cui il miglioramento del treno debba necessariamente comportare un aggravio economico per chi quel collegamento lo utilizzava già prima.
«Chiediamo che un miglioramento della qualità del treno non produca come effetto collaterale un peggioramento delle condizioni economiche per i pendolari».
La richiesta alla Regione: un accordo con Trenitalia
Il Comitato chiede quindi alla Regione Toscana di aprire un confronto specifico con Trenitalia sui Frecciarossa 8606 e 8623, valutando due possibili strade: estendere a questi collegamenti la possibilità di utilizzare la Carta TuttoTreno Toscana oppure introdurre un’agevolazione equivalente dedicata ai pendolari della Grosseto-Pisa.
Una questione che va oltre il semplice prezzo di un biglietto perché riguarda, ancora una volta, la possibilità per chi vive nella provincia di Grosseto di utilizzare il treno come reale alternativa all’automobile negli spostamenti quotidiani verso il nord della Toscana.
Perché avere un Frecciarossa sulla linea tirrenica rappresenta certamente un miglioramento, ma se il prezzo necessario per utilizzarlo ogni giorno diventa insostenibile per una parte dei viaggiatori, il rischio è quello di ottenere un risultato paradossale: un treno migliore che diventa meno accessibile proprio per chi del treno ha più bisogno.



