GROSSETO. Da una parte la Maremma che si prepara a scendere a Roma per chiedere di sbloccare il Corridoio Tirrenico. Dall’altra un documento ufficiale dello Stato che fotografa una situazione che alimenta il dibattito, non solo quello politico: oltre 21 miliardi di euro risultano ancora fermi nelle casse del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mentre opere considerate strategiche, come la Tirrenica, continuano ad accumulare ritardi.
È quanto emerge dal Rendiconto generale dello Stato 2025, attualmente all’esame del Parlamento, e dalla relazione della Corte dei conti allegata al dossier della Camera dei Deputati.
Una fotografia che arriva proprio nel giorno in cui, a Grosseto, Provincia, Comuni, Camera di Commercio, Regione, sindacati e associazioni di categoria hanno annunciato un presidio istituzionale a Roma, previsto per l’autunno, per chiedere al Governo di accelerare il completamento dell’adeguamento dell’Aurelia.
Oltre 21 miliardi di residui al Ministero
I numeri contenuti nel dossier sono significativi.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti chiude infatti il 2025 con:
- 18,285 miliardi di euro di stanziamenti definitivi di competenza;
- 21,091 miliardi di euro di residui, cioè risorse stanziate ma non ancora utilizzate;
- di questi, 8,690 miliardi riguardano la missione “Infrastrutture pubbliche e logistica”, quella nella quale rientrano gli investimenti sulla rete stradale nazionale.
La stessa Corte dei conti evidenzia inoltre che il principale programma dedicato alla pianificazione dei sistemi stradali e autostradali dispone di quasi 4 miliardi di euro, ma continua ad accumulare residui superiori ai 6 miliardi, segnale di una capacità di spesa ancora limitata.
La Corte dei conti: fondi del ponte sullo stretto rimasti inutilizzati
Nel dossier viene richiamato anche il caso del ponte sullo stretto di Messina.
Secondo la Corte dei conti, l’iter previsto nel 2025 non ha raggiunto gli obiettivi programmati e le risorse stanziate sono rimaste inutilizzate, trasformandosi in residui di bilancio.
Simiani (Pd): «La Tirrenica è stata definanziata»
Sulla base dei dati contenuti nel Rendiconto interviene il deputato grossetano del Partito democratico Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera, insieme alla capogruppo Pd in Commissione Bilancio Maria Cecilia Guerra.

«Il Governo continua ad annunciare cantieri e rivoluzioni infrastrutturali, ma i numeri raccontano un’altra storia. Dal Rendiconto generale dello Stato emerge che il Ministero delle Infrastrutture accumula oltre 21 miliardi di euro non spesi, tra cui 8,7 miliardi destinati alle infrastrutture pubbliche – dicono – Persino le risorse per il ponte sullo stretto restano inutilizzate, mentre il ministro Salvini dimostra di non essere capace nemmeno di trasformare gli stanziamenti in opere concrete. È il fallimento di una gestione fatta di propaganda, ritardi e immobilismo», dichiarano.
L’affondo riguarda direttamente anche la Maremma.
«Il paradosso è che, mentre il Mit lascia ferme risorse pubbliche enormi, il Governo ha perfino definanziato interventi strategici e indispensabili come la Tirrenica, penalizzando territori che aspettano da anni infrastrutture moderne e sicure. Invece di sbloccare i cantieri realmente utili a cittadini e imprese, l’esecutivo preferisce gli slogan. L’Italia ha bisogno di opere che si realizzano, non di ministri che collezionano annunci e avanzi di bilancio», concludono Simiani e Guerra.
La Maremma prepara la mobilitazione
Le parole del parlamentare arrivano mentre sul territorio cresce la pressione nei confronti del Governo.
Nel consiglio provinciale aperto che si è svolto a Grosseto giovedì 23 luglio è stata infatti annunciata una nuova iniziativa unitaria: un presidio istituzionale a Roma, durante la Sessione di Bilancio, per chiedere di sbloccare definitivamente il Corridoio Tirrenico.
L’obiettivo condiviso da Provincia, Comuni, Camera di Commercio, Regione, categorie economiche e sindacati è accelerare il passaggio della progettazione da Sat ad Anas, ottenere risorse certe e partire dalla messa in sicurezza del tratto di Capalbio, dove negli ultimi anni si sono verificati numerosi incidenti, anche mortali.
Per il territorio grossetano, dunque, il confronto non riguarda più soltanto il modello infrastrutturale tra autostrada e adeguamento dell’Aurelia, ma soprattutto i tempi. Perché mentre la politica continua a discutere, sulla Statale 1 si continua a morire



