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Pubblicano una foto dopo la caccia, arrivano più di mille commenti: «Ci augurano la morte, ora denunciamo»

Dopo la foto pubblicata su Facebook, Piero Marianelli e Cristian Marcucci sono stati travolti dagli insulti: c’è chi li minaccia e chi augura loro la morte. I due hanno deciso di denunciare
Il post pubblicato da Piero Marianelli e alcuni commenti fatti
Il post pubblicato da Piero Marianelli e alcuni commenti fatti

ROCCASTRADA. Una fotografia scattata durante una battuta di caccia, pubblicata su Facebook il 29 settembre. Poi il telefono che comincia a riempirsi di notifiche. Decine, centinaia, infine oltre mille commenti. Tra questi insulti, minacce e perfino auguri di morte.

È quello che è successo a Piero Marianelli e Cristian Marcucci, finiti al centro di una violentissima ondata di commenti dopo aver pubblicato sui social una fotografia della loro giornata di caccia. «M…e schifose, crepate», scrive qualcuno. Un altro ipotizza che uno possa sparare all’altro. C’è chi li definisce assassini e chi arriva ad augurare che vengano colpiti nelle parti intime. E ancora «Chissà chi dei due sparerà all’altro».

Essere contrari alla caccia è un’opinione. Minacciare e augurare la morte a due persone è un’altra cosa.

Ed è proprio per questo che Marianelli e Marcucci hanno deciso di sporgere denuncia.

«Ci hanno consigliato di sporgere denuncia e così abbiamo fatto. Io capisco i vegani e rispetto chi decide di non mangiare la carne e i suoi derivati, ma mi chiedo quanti di quelli che hanno commentato non mangino animali – dice Marianelli – E mi chiedo se in molti mangino la carne degli animali che vivono negli allevamenti intensivi, dove non vivono liberi e soffrono».

Un dibattito senza più sfumature

La caccia è un tema che entra a gamba tesa nel dibattito pubblico e il dibattito si è polarizzato, perdendo le sfumature. Se si aggiunge il fatto che, commentando da un cellulare, ci si senta più liberi, si arriva a una ricetta che va di traverso. Il dibattito è diviso sostanzialmente in “caccia sì” e “caccia no”, che, così, su due piedi, non ha molti punti di vista.

Gli insulti sono arrivati a raffica verso i due. Fiumi e fiumi di parole. Tutti amano gli animali e accusano due persone di essere degli assassini per essere andati nel bosco a cacciare.

Qualcuno dice che la caccia è solo passione, che oggi non serve più. E in un certo senso è vero: ora per procacciare il cibo ci sono scaffali e banchi colmi di animali già uccisi negli allevamenti intensivi. Animali rinchiusi in uno spazio stretto e che mangiano steroidi e coloranti per avere quel colore della carne e che un prato lo hanno solo sognato.

«La mia passione non è per la caccia di per sé, perché io mangio solo la carne che caccio – dice Marianelli – Non la compro, perché so che gli animali degli allevamenti mangiano un determinato cibo e che non sono mai stati liberi. Io vado a caccia per mangiare, perché preferisco mangiare un animale nato e cresciuto libero, rispetto a quelli rinchiusi in una fattoria».

Una foto ricordo diventata virale

Anche Cristian Marcucci non si aspettava una reazione del genere. Ha preso il porto d’armi quest’anno e quella foto, racconta, era semplicemente un ricordo di una giornata trascorsa insieme.

«Per me non era niente di che, non abbiamo fatto niente di male. Era una foto in amicizia, fatta per conservarla come ricordo, non certo per cattiveria – dice Marcucci – Non mi sarei mai immaginato che diventasse virale e soprattutto di ricevere commenti del genere. Qualcuno ci ha scritto anche di spararci nelle parti intime. Secondo me hanno esagerato».

Per Marcucci il punto non è impedire a qualcuno di essere contrario alla caccia, ma il modo in cui viene espresso il dissenso. «Se non ti piace quello che vedi puoi anche passare oltre – dice – Ognuno può scrivere quello che pensa, ma nel rispetto del prossimo. La morte non si augura a nessuno. Per me questi insulti arrivano da persone non mature».

Il ruolo della caccia e l’equilibrio della natura

La caccia serve per diverse ragioni, fra cui provare a mantenere un equilibrio in natura, un esempio è la limitazione dei cinghiali che devastano le colture e si sono riprodotti in modo incontrollato un obiettivo arduo da raggiungere se si pensa alla distruzione dell’ecosistema per le nostre comodità. Insomma, nel cemento non nascono piante, boschi e natura per farci vivere animali e insetti e, infatti, l’ecosistema è sotto scacco dalla civiltà in tutto il mondo.

«Fra i cacciatori c’è chi rispetta le regole e la natura e c’è chi non lo fa. Il vero cacciatore non spara alla mamma con i cuccioli, anche perché banalmente poi il prossimo anno non ci sono – dice Marianelli – Noi cacciatori veri non spariamo agli animali a caso, anzi tutt’altro».

C’è anche da considerare quali conseguenze possono avere gli animali sull’equilibrio della natura. Se i cinghiali raggiungono densità troppo elevate, oltre ai danni all’agricoltura, possono avere effetti anche sul bosco. Cercando il cibo, infatti, grufolano e rivoltano il terreno per raggiungere radici, tuberi, semi e piccoli animali. Quando questa attività diventa molto intensa e frequente può danneggiare il sottobosco e le giovani piante, fino a compromettere la normale rigenerazione forestale. Il problema, quindi, non è il cinghiale in sé, ma il disequilibrio che può provocare una sua eccessiva presenza.

Ispra stima circa 1,5 milioni di cinghiali in Italia nel 2021 e, nel periodo 2015-2021, circa 300mila abbattimenti annui tra caccia ordinaria e controllo faunistico; i danni agricoli sono stati mediamente superiori a 17 milioni di euro l’anno.

Anche per gli uccelli dipende dalla specie, dal numero di individui e dall’ambiente in cui vivono. Colonie molto numerose di alcune specie possono concentrare grandi quantità di guano, aumentando l’apporto di azoto e fosforo nel terreno e nell’acqua. In determinate condizioni questo può modificare la vegetazione e, negli ambienti acquatici, contribuire ai processi di eutrofizzazione.

Gli animali sì e le persone no

Tutto questo porta a riflessioni e a un paradosso: come si arriva ad augurare la morte a una persona sostenendo contemporaneamente di farlo in difesa della vita di un animale?

Gli animali sono stati umanizzati, caricandoli spesso di sentimenti, intenzioni e comportamenti propri dell’essere umano. Questo non significa che non siano esseri senzienti o che non possano soffrire e subire ingiustizie, per esempio quando sono costretti negli allevamenti intensivi.

E vale anche per i pesci, negli allevamenti di salmone la caratteristica colorazione rosata delle carni viene ottenuta anche attraverso l’alimentazione, aggiungendo ai mangimi carotenoidi come l’astaxantina. Gli allevamenti intensivi in mare possono inoltre avere conseguenze sull’ambiente circostante e favorire, in determinate condizioni, la diffusione di parassiti e malattie che possono interessare anche i salmoni selvatici.

E poi qual è il limite della tolleranza e qual è il limite dei social network? L’odio online dilaga e fin troppi accusano, insultano e fanno parte della grande macchina dell’algoritmo. Perché di questo si tratta: certi post vengono mostrati perché ci si interagisce, lasciando così informazioni personali e mostrando le proprie preferenze. Dati che valgono molto, perché permettono di profilare gli utenti e mostrare loro pubblicità e contenuti sempre più mirati. E la capacità della profilazione di entrare anche nel dibattito politico è emersa in maniera clamorosa con lo scandalo Cambridge Analytica.

E non c’è niente sui social che porti commenti quanto l’odio e la polarizzazione di un dibattito.

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