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Il mare sotto la superficie vale già 3,5 miliardi: la sfida dell’underwater economy guarda anche alla Maremma

Il primo Rapporto nazionale sulla Dimensione Subacquea, presentato in Senato su iniziativa della senatrice grossetana Simona Petrucci, fotografa un settore strategico per il Paese. Dall’Argentario alle Formiche, fino al Giglio e a Giannutri, la provincia di Grosseto ha tutte le carte per diventare protagonista
Sub durante un’immersione alle Formiche (foto di Luciano Forti)

GROSSETO. Il futuro della Maremma potrebbe essere nascosto sotto la superficie del mare.

Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi su turismo, agricoltura ed energie rinnovabili, sta prendendo forma un settore destinato a incidere sempre di più sull’economia italiana: l’underwater economy, la filiera delle attività che operano sotto il mare e che comprende ricerca scientifica, robotica, infrastrutture sottomarine, monitoraggio ambientale, archeologia, difesa, tecnologie offshore e servizi altamente specializzati.

Per la prima volta questo comparto è stato fotografato in un documento ufficiale: il Primo Rapporto nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana, presentato il 16 luglio al Senato in un’iniziativa promossa dalla senatrice grossetana Simona Petrucci, presidente dell’Intergruppo parlamentare per l’Economia del Mare.

Un settore che vale già 3,5 miliardi

I numeri raccontano una realtà molto più avanzata di quanto si immagini.

Il rapporto stima che la sola underwater economy italiana generi 3,5 miliardi di euro di fatturato. Partendo da circa 1.700 imprese potenzialmente riconducibili alla filiera, il lavoro di analisi ha censito 189 aziende effettivamente operative nel settore, capaci di sviluppare 30,5 miliardi di euro di ricavi, 7,3 miliardi di valore aggiunto, con 63.458 addetti e 12.659 brevetti.

Sono numeri che raccontano un comparto già oggi strategico e destinato a crescere con lo sviluppo delle infrastrutture sottomarine, della sicurezza marittima, della robotica e della ricerca.

La Maremma parte con un vantaggio

Per Grosseto questa non è soltanto una notizia nazionale. La provincia possiede infatti alcune delle caratteristiche che rendono possibile lo sviluppo di questa nuova economia.

L’Argentario è uno dei principali poli italiani della subacquea. Le isole del Giglio e di Giannutri rappresentano un patrimonio unico per ricerca e tutela ambientale.

Le Formiche di Grosseto sono considerate tra i siti d’immersione più importanti del Mediterraneo.

A questo si aggiungono biodiversità, aree marine protette, archeologia subacquea, attività scientifiche e una lunga tradizione legata al mare.

Elementi che costituiscono una base ideale per attrarre investimenti, innovazione e nuove professionalità.

Non solo diving

Quando si parla di underwater economy si pensa spesso alle immersioni sportive.

In realtà il comparto comprende molto di più.

Si va dalla robotica subacquea ai droni autonomi, dalla posa e manutenzione dei cavi sottomarini ai sistemi di monitoraggio ambientale, dalle infrastrutture energetiche offshore alla sicurezza delle reti di comunicazione, fino all’archeologia subacquea, alla ricerca scientifica e alla sorveglianza dei fondali.

Il turismo subacqueo rappresenta soltanto una parte di una filiera industriale e tecnologica che nei prossimi anni potrebbe assumere un ruolo sempre più importante.

Le parole della senatrice Petrucci

Presentando il rapporto, la senatrice Simona Petrucci ha ricordato come oggi sia conosciuto solo il 2% dei fondali marini, definendoli una risorsa strategica per il futuro produttivo del Paese e sottolineando la necessità di costruire una vera politica nazionale dedicata alla dimensione subacquea.

La senatrice Simona Petrucci

Un messaggio che assume un significato particolare per una provincia come Grosseto, dove il mare non rappresenta soltanto una risorsa turistica ma può diventare un laboratorio di innovazione.

Una sfida da non perdere

L’underwater economy è destinata a entrare sempre più nelle strategie industriali italiane.

La posizione dell’Italia nel Mediterraneo, la presenza di infrastrutture sottomarine strategiche, l’innovazione tecnologica e la crescente attenzione verso la sicurezza dei fondali stanno trasformando il mare in uno dei grandi fronti dello sviluppo economico del prossimo decennio.

Per la Maremma la sfida sarà trasformare un patrimonio naturale già straordinario in una filiera capace di creare imprese, lavoro qualificato e ricerca.

Perché il futuro dell’economia del territorio potrebbe non essere soltanto sulla costa, ma anche sotto la superficie del mare.

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