Mirko riabbraccia la sua vita: dopo sei mesi torna ad avere la sua calotta cranica | MaremmaOggi Skip to content

Mirko riabbraccia la sua vita: dopo sei mesi torna ad avere la sua calotta cranica

Era sopravvissuto a un gravissimo incidente in bicicletta. All’ospedale Le Scotte di Siena il delicato intervento che conclude un percorso iniziato tra la vita e la morte: «Non me la ricordavo così grande»
Mirko Pancellini

GROSSETO. Dopo circa sei mesi di separazione Mirko e la sua calotta cranica sono di nuovo una cosa sola.

L’incidente

Il distacco era avvenuto a novembre del 2025 a causa di una caduta dalla bicicletta e il necessario intervento chirurgico all’ospedale Le Scotte di Siena. Mirko Pancellini ha corso poi in praterie sconosciute, attraversato mondi paralleli, modellato visioni fuori catalogo, mentre la realtà componeva e distribuiva sinfonie di disperazione tra i suoi cari. La chirurgia si è fermata davanti al confine oltre il quale la vita svanisce.

Mirko ha deciso di vivere

Mirko, allora, è tornato indietro decidendo di salvarsi. Lo ha fatto in maniera inspiegabile per i non credenti, in linea con la fede per altri. Il punto focale, comunque, è che la luce ha sconfitto il buio, i fiori sono sono sbocciati nel gelo.

Domenica scorsa Mirko è ritornato a Siena, aveva l’appuntamento con un pezzo di se stesso. Lunedì 29 l’equipe della dottoressa Lippa ha perfezionato l’attesa convivenza. «L’intervento è durato circa due ore – racconta Mirko – e tutto si è svolto nella massima regolarità. La successiva Tac ha confermato la perfezione dell’intervento. Nella giornata di giovedì potrò tornare a casa».

«C’è stata emozione nel reparto dove sono stato accolto con sorrisi, abbracci e commozione. In tanti mi sono venuti a trovare dicendomi che volevano cancellare il ricordo di un Mirko arrivato in condizioni disperate. Momenti di grande umanità legata a grande conoscenza e professionalità».

«Non la ricordavo così grande»

Prima dei saluti Mirko mette a nudo un particolare: «Prima di addormentarmi ho visto una grande scatola di polistirolo, dentro la temperatura era di meno 70, appoggiata sul fondo ho visto la mia calotta cranica. Non me la ricordavo così grossa».

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