Oltre 300 video con bambini, il giudice: «Materiale enorme e inquietante». Scattano i domiciliari | MaremmaOggi Skip to content

Oltre 300 video con bambini, il giudice: «Materiale enorme e inquietante». Scattano i domiciliari

L’indagine della polizia postale è partita dal monitoraggio della rete eDonkey. Nel computer dell’uomo centinaia di file e cartelle dai nomi inequivocabili. Per il giudice c’è il rischio che possa farlo ancora
La polizia postale

È questa l’accusa che ha portato all’arresto di un 54enne e alla successiva applicazione degli arresti domiciliari disposta dal giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna, all’esito dell’udienza di convalida. Il pm Mauro Lavra aveva chiesto la detenzione cautelare in carcere. 

L’inchiesta nasce lontano dalla Maremma, dove vive l’uomo in un paese dell’entroterra. Parte infatti da un’attività della polizia postale nell’ambito dell’operazione “Mariposa”, un’indagine sviluppata a livello nazionale contro la pedopornografia online. Attraverso il monitoraggio delle reti di condivisione file, gli investigatori hanno individuato alcuni utenti che scaricavano e mettevano a disposizione materiale illecito utilizzando programmi peer-to-peer come eMule ed eDonkey.

Tra questi sarebbe comparso anche l’utente riconducibile al 54enne.

Centinaia di video e fotografie nel computer

Quando gli investigatori hanno eseguito la perquisizione informatica, davanti ai loro occhi si è aperto un archivio impressionante.

Nel computer sequestrato erano presenti oltre 300 video, fotografie e file di contenuto pedopornografico. Gli accertamenti hanno inoltre permesso di ricostruire che tra dicembre 2024 e gennaio 2026 sarebbero stati scaricati 795 file ritenuti dagli investigatori certamente pedopornografici.

I video ritraevano minori, in alcuni casi anche di età inferiore ai dieci anni, coinvolti in rapporti sessuali con altri minori o con adulti.

Per il giudice non si tratta di materiale acquisito casualmente.

Le cartelle dai nomi inequivocabili

I file erano organizzati in maniera certosina. I video erano archiviati in cartelle e sottocartelle. Alcune riportavano nomi che richiamavano esplicitamente rapporti sessuali tra adulti e minori o contesti incestuosi.

Per il giudice questa catalogazione dimostrerebbe una ricerca consapevole e volontaria del materiale. La collocazione dei file e la loro organizzazione, scrive il giudice, «non lascia adito a perplessità sulla volontarietà del download».

Gli investigatori della polizia postale hanno inoltre visionato integralmente numerosi filmati, estraendo immagini che, secondo l’accusa, confermerebbero senza alcun dubbio la natura pedopornografica dei contenuti sequestrati.

Il giudice: «Condotta grave»

Gravi, gli indizi raccolti dalla polizia postale nei confronti dell’uomo: il materiale rinvenuto era così numeroso da integrare l’aggravante dell’ingente quantità.

A pesare infatti, è soprattutto il numero dei file e la loro natura.

La gravità della condotta, secondo il tribunale, emerge dalle immagini e dai video sequestrati, che ritraggono bambini molto piccoli in scene sessualmente esplicite.

Durante l’interrogatorio l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’uomo non ha quindi fornito alcun elemento che potesse spiegare o giustificare la presenza di quel materiale nel computer sequestrato.

Perché non è stato disposto il carcere

La procura aveva chiesto la custodia cautelare in carcere. Il giudice ha invece scelto una misura meno afflittiva, disponendo gli arresti domiciliari.

La decisione nasce da una valutazione complessiva della situazione dell’indagato. L’uomo è incensurato e durante la perquisizione sono stati sequestrati tutti i dispositivi informatici nella sua disponibilità.

Gli arresti domiciliari sono quindi sufficienti a impedire che possa riprendere contatti con ambienti e strumenti utilizzati per commettere il reato contestato.

La misura è accompagnata da prescrizioni particolarmente rigide: divieto di comunicare con persone diverse dai familiari e dal difensore, divieto di utilizzare strumenti telematici e soprattutto divieto assoluto di collegarsi a internet o a piattaforme di condivisione file.

 

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