GROSSETO. Alle 5.50 del mattino gli investigatori della polizia postale bussano alla porta di una casa in un piccolo centro dell’entroterra grossetano.
Non stanno cercando droga né armi e nemmeno denaro. Cercano file. La perquisizione, fatta dagli agenti della polizia postale, è partita su input della Procura distrettuale di Firenze.
Da mesi gli investigatori seguono una traccia digitale emersa durante un’indagine nazionale contro la pedopornografia online. Hanno messo su una task force chiamata “Operazione Mariposa”, organizzata dal 10 al 12 novembre dell’anno scorso dal Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica. Una scia fatta di connessioni internet, indirizzi IP, download e condivisioni di materiale che gli specialisti della sicurezza cibernetica ritengono riconducibile allo sfruttamento sessuale dei minori.
Quando entrano nell’abitazione del 54enne trovano computer, hard disk e dispositivi elettronici. Ma è quello che compare sugli schermi durante le prime verifiche a trasformare una perquisizione in un arresto.
Nel computer dell’uomo gli investigatori trovano un archivio composto da centinaia di video pedopornografici. File raccolti, conservati e catalogati nel tempo all’interno di cartelle e sottocartelle dedicate.
Per la Procura non si tratta di materiale scaricato casualmente.
L’analisi effettuata dagli specialisti della polizia postale ricostruisce infatti una lunga attività di download attraverso eMule e la rete eDonkey. 795 file scaricati e condivisi tra il dicembre 2024 e il gennaio 2026. Durante la perquisizione vengono invece individuati oltre 300 video già disponibili per la visione all’interno delle memorie informatiche sequestrate.
È a quel punto che scatta l’arresto. L’uomo è in carcere.
Le cartelle, i titoli, l’archivio costruito nel tempo
Uno degli aspetti che colpisce gli investigatori è il modo in cui il materiale sarebbe stato conservato. Si tratta infatti di decine di cartelle e sottocartelle organizzate per categorie. Una struttura che, secondo la procura, dimostrerebbe una ricerca consapevole e continuativa di quel tipo di contenuti.
I file sarebbero stati archiviati nel corso di molti mesi e conservati all’interno di supporti informatici dedicati. Per il sostituto procuratore Mauro Lavra, proprio la quantità del materiale rinvenuto giustificherebbe l’aggravante dell’ingente quantità.
I bambini ripresi nei video
Ma è il contenuto dei filmati a rendere particolarmente pesante il quadro descritto dagli investigatori. Nel computer del 54enne ci sono infatti immagini di bambini molto piccoli, anche di età inferiore ai dieci anni.
Bambini tra i 3 e i 4 anni e ragazzi poco più grandi ripresi in atti sessuali. Bambini che piangono e urlano dal dolore.
Per la Procura quindi, la gravità dei fatti non deriva soltanto dal numero dei file trovati ma anche da come la disponibilità di un archivio di queste dimensioni contribuisca ad alimentare il mercato criminale della pornografia minorile.
Il pm Lavra ha quindi chiesto la custodia cautelare in carcere: il 54enne è stato prelevato dalla sua abitazione e portato nel carcere di via Saffi dov’è ora rinchiuso in attesa della convalida dell’arresto. I dispositivi elettronici che aveva in casa, pc e telefoni cellulari, hard disc esterni e anche una fotocamera digitale sono stati tutti sequestrati.



