GROSSETO. Il tortello maremmano incassa il sì della Regione e compie un nuovo passo verso l’Indicazione geografica protetta. Un passaggio che riguarda tutta la provincia di Grosseto, ma anche una parte importante del Livornese: Piombino, Campiglia Marittima, San Vincenzo, Suvereto, Sassetta, Castagneto Carducci, Bibbona e Cecina.
La giunta regionale, nella seduta di lunedì 19 ottobre, ha espresso parere favorevole alla richiesta di riconoscimento della denominazione «Tortello Maremmano/Tortelli Maremmani», presentata dall’Associazione per la tutela e la promozione del Tortello Maremmano.
Il riconoscimento IgP non è ancora arrivato: il procedimento dovrà proseguire a livello nazionale ed europeo. Ma il parere regionale aggiunge un tassello concreto al percorso di tutela di uno dei piatti che più raccontano l’identità gastronomica della Maremma.
Il sì della giunta dopo l’istruttoria regionale
Alla decisione si è arrivati attraverso un’istruttoria nella quale gli uffici regionali hanno esaminato la conformità della domanda alla normativa e la documentazione presentata dall’associazione.
La verifica ha riguardato anche le relazioni storiche, socioeconomiche e tecniche a sostegno della richiesta: gli elementi attraverso i quali viene ricostruito il rapporto fra il prodotto, la sua reputazione e il territorio. Il via libera della giunta rappresenta dunque un avanzamento rispetto alla pubblicazione dell’avviso regionale dello scorso agosto. Il progetto supera un nuovo passaggio, pur restando all’interno di un procedimento che deve ancora completarsi.
Per produttori, pastifici e attività che hanno investito sul tortello maremmano si apre adesso la prospettiva dei successivi passaggi dell’iter.
Dentro anche Piombino e la Val di Cornia
Uno degli elementi più rilevanti della comunicazione regionale è la delimitazione dell’area interessata.
La richiesta comprende l’intera provincia di Grosseto e otto comuni della provincia di Livorno. Accanto alla Maremma grossetana ci sono quindi Piombino, Campiglia Marittima, San Vincenzo e Suvereto, insieme a Sassetta, Castagneto Carducci, Bibbona e Cecina.
Una geografia che porta il percorso di tutela anche nelle cucine e nelle imprese della Val di Cornia e della costa livornese.
Il nome maremmano, del resto, richiama un’identità territoriale e gastronomica che attraversa i confini amministrativi. Nella domanda di riconoscimento questa appartenenza assume un perimetro preciso, con territori individuati e una documentazione chiamata a sostenerne il legame con il prodotto.
Per chi produce tortelli nell’area interessata, il percorso riguarda quindi anche il futuro commerciale di una specialità già profondamente riconoscibile.
Dalle cucine di famiglia alla tutela del nome
Prima dei documenti, delle verifiche e dei pareri, ci sono le mani. Quelle che impastano farina e uova, tirano la sfoglia, distribuiscono il ripieno e chiudono i tortelli lasciando quel bordo generoso che in Maremma si chiama marciapiede.
C’è chi ha imparato osservando la nonna. Chi conserva una ricetta scritta su un quaderno. Chi continua a regolarsi a occhio, riconoscendo dalla consistenza del ripieno se serve ancora qualcosa.
È una tradizione che vive nelle case, nei laboratori di pasta fresca, nelle trattorie e nelle cucine delle sagre. Una preparazione familiare diventata anche un’attività economica, capace di dare lavoro e di rappresentare il territorio fuori dai suoi confini.
Il percorso verso l’IgP cerca di portare questa riconoscibilità dentro un sistema di tutela condiviso. La richiesta, spiega la Regione, si fonda sulla reputazione del tortello maremmano e sul suo rapporto con le tradizioni e le produzioni locali, dal grano alla ricotta ovina e vaccina, fino alle verdure a foglia verde.
Giani: una richiesta costruita dai produttori
Il presidente della Regione Eugenio Giani collega il parere favorevole al lavoro svolto dai produttori e alla possibilità di ampliare gli sbocchi commerciali della specialità.
Nella lettura del presidente, accompagnare questa domanda significa riconoscere il valore della tradizione e sostenerne l’evoluzione, anche attraverso modalità di produzione e vendita capaci di raggiungere nuovi consumatori. È uno dei temi centrali del progetto: conservare il legame con il territorio e, allo stesso tempo, dare alle imprese strumenti per far conoscere il prodotto su mercati più ampi.
Il tortello porta già la Maremma nel nome. La richiesta di riconoscimento punta a rendere quel richiamo geografico un elemento tutelato e riconoscibile.
Marras: valorizzare il prodotto e il lavoro delle imprese
L’assessore regionale all’Agricoltura Leonardo Marras sottolinea il rapporto del tortello con la storia e con le produzioni dell’area interessata. Secondo l’assessore, la tutela può rafforzare la reputazione della specialità, sostenere le aziende che hanno investito nella filiera e aiutare a far conoscere le produzioni locali.
Dietro un piatto di tortelli, infatti, c’è una rete di attività: chi realizza la pasta, chi lavora il ripieno, chi vende il prodotto e chi lo serve a tavola.
Per questo il percorso verso il riconoscimento riguarda insieme identità gastronomica, imprese e promozione del territorio.
La prospettiva interessa la Maremma grossetana e i comuni livornesi compresi nella domanda, dove la cucina può diventare anche una delle strade attraverso cui raccontare luoghi, tradizioni e lavoro.
Il riconoscimento europeo resta il traguardo
Il punto da tenere fermo è lo stato del procedimento.
La giunta toscana ha dato parere favorevole alla richiesta: non ha assegnato l’IgP, che resta l’obiettivo del percorso nazionale ed europeo.
La comunicazione regionale non indica una data per il riconoscimento definitivo. Il passaggio del 19 ottobre consente però di aggiornare il quadro: alla domanda presentata dall’associazione e alla pubblicazione estiva si aggiunge ora una valutazione favorevole della Regione.
Per il tortello maremmano è un altro passo fuori dalla cucina di casa, verso una tutela capace di accompagnarlo anche lontano dai luoghi in cui viene preparato.
Senza perdere il legame con quei tavoli dove si continua a stendere la sfoglia, sistemare il ripieno e chiudere, uno dopo l’altro, i tortelli.



