Fermato dalla polizia a Grosseto, il video esplode dopo due mesi: quasi tre milioni di visualizzazioni - IL VIDEO | MaremmaOggi Skip to content

Fermato dalla polizia a Grosseto, il video esplode dopo due mesi: quasi tre milioni di visualizzazioni – IL VIDEO

Le immagini erano state girate davanti a Porta Nuova dal titolare del Planet, esasperato dalle continue risse. Poi l’algoritmo di Facebook le ha rilanciate in tutta Italia
Un frame del video dell'arresto pubblicato da Gabriele Mele
Un frame del video del fermo pubblicato da Gabriele Mele

GROSSETO. Quando ha premuto “Pubblica”, non immaginava certo che quel video sarebbe arrivato davanti agli occhi di milioni di persone.

Per Gabriele Mele, titolare del Planet di via Manetti, era soltanto l’ennesimo episodio da documentare. L’ennesima rissa, l’ennesimo intervento della polizia davanti al suo negozio, a pochi metri da Porta Nuova, uno degli ingressi del centro storico di Grosseto.

Quel reel, pubblicato a maggio, sembrava destinato a restare uno dei tanti video condivisi per raccontare il degrado che, secondo i commercianti della zona, si ripete ormai da tempo.

Invece è successo qualcosa di imprevedibile.

Nel giro di pochi giorni il filmato è stato rilanciato dall’algoritmo di Facebook e ha raggiunto quasi tre milioni di visualizzazioni, trasformando una scena di ordinaria cronaca grossetana in un video visto in tutta Italia.

 

📊 I numeri del video virale

🎥 Quasi 3 milioni di visualizzazioni
👍 Oltre 14 mila “mi piace”
💬 Più di 4 mila commenti
🔄 Oltre 700 condivisioni

La normalità raccontata con un cellulare

Via Manetti e l’area di Porta Nuova sono da tempo al centro delle segnalazioni dei commercianti.

Risse, inseguimenti, gruppi di ragazzi che si affrontano, bottiglie lanciate in strada e continui interventi delle forze dell’ordine sono episodi che, raccontano, si ripetono con una frequenza preoccupante.

Mele è uno di quelli che ha deciso di non limitarsi alle parole.

Da anni utilizza il telefono per fotografare e riprendere quello che succede davanti alla sua attività, pubblicando immagini e video sui social.

«L’ho fatto perché questa è la realtà che viviamo qui quasi ogni giorno – racconta – ma non avrei mai pensato che quel video potesse fare il giro d’Italia».

«Io sto dalla parte delle forze dell’ordine»

Nel filmato si vede un giovane, senza maglietta, già immobilizzato a terra da un agente delle Volanti

Il poliziotto lo mantiene su un fianco, evitando di tenerlo schiacciato a faccia in giù.

Si tratta della tecnica utilizzata nella formazione degli operatori di polizia per mantenere libere le vie respiratorie della persona fermata ed evitare rischi durante l’immobilizzazione.

Nel video si sente anche il giovane agente rassicurare il ragazzo.

«Tranquillo, ho chiamato l’ambulanza». Un intervento, quello dell’agente, da manuale della polizia.

È proprio questo particolare ad aver colpito migliaia di utenti che hanno commentato il filmato.

Gabriele Mele ci tiene soprattutto a chiarire una cosa. «Io sono dalla parte delle forze dell’ordine – dice – Chi lavora qui vede ogni giorno quanto sia difficile intervenire in certe situazioni». 

Da un reel locale a un caso nazionale

Il video era stato pubblicato lo scorso maggio e aveva raccolto soprattutto commenti di grossetani.

Poi, nelle ultime settimane, mentre in Italia cresceva il dibattito sui metodi di immobilizzazione adottati dalle forze dell’ordine dopo la morte, a Bologna, di Fakir, Facebook ha ricominciato a proporre quel reel, facendolo arrivare a un pubblico sempre più vasto.

Da quel momento le visualizzazioni sono cresciute senza sosta.

Quello che era nato come il racconto di una serata qualunque davanti a un negozio del centro storico è diventato uno dei video più commentati e condivisi, con utenti provenienti da tutta Italia.

Dietro il video c’è un problema che Grosseto conosce bene

Per Mele, però, il numero delle visualizzazioni passa in secondo piano.

Quello che gli interessa davvero è che quelle immagini raccontano una situazione che commercianti e residenti denunciano da tempo.

«Io non cercavo la viralità – spiega – Volevo solo far vedere quello che succede qui davanti. Se oggi milioni di persone hanno visto quel video, forse significa che il problema non riguarda soltanto noi».

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