Venduto il Grifone, ma l'amore non c'è mai stato | MaremmaOggi Skip to content

Venduto il Grifone, ma l’amore non c’è mai stato

Dopo meno di 9 mesi Di Matteo ha venduto il Grifone, ma con la città il feeling non è mai sbocciato. Si riparte con Guida
Il sindaco con il presidente Di Matteo, il 4 gennaio scorso. Ora ha venduto il Grifone
Il sindaco con il presidente Di Matteo, il 4 gennaio scorso. Ora ha venduto il Grifone

GROSSETO. Non è durata nemmeno nove mesi la presidenza di Nicola Di Matteo. Da fine dicembre a inizio settembre e ha già venduto il Grifone. Mesi difficili per tutti.

Ogni giorno a cercare di capire, interpretare, a volte anche a tirare a sorte, per poi ricadere nelle sabbie mobili di una verità ancora oscura, senza sbocchi.

Nel calcio questo non è una novità, a Grosseto è una regola, anzi un postulato, cioè si accetta senza dimostralo. Mesi ricchi di conferenze stampa, comunicati, via vai al cancello, annunci d’amore immenso alla città, al Grifone, alla gente.

Sorrisi, strette di mano, dipinti di una società senza crepe, propositi di serie B, squilli di tromba e grancassa rumorosa, settore giovanile in pompa magna, calcio femminile come fiore all’occhiello.

Un paradiso del pallone, l’Eden che dove tutti vorrebbero arrivare. La piazza non ha mai amato Di Matteo, vuoi per una sua famosa frase contenente la parola camorra, vuoi per una questione di pelle, vuoi per mille altri motivi. La scintilla non è mai scattata e mai sarebbe scattata.

Il contropiede di Di Matteo, venduto il Grifone

L’ex presidente, giocando in contropiede come il mai dimenticato Milan di Nereo Rocco, ha ceduto la società in una stanza di Roma. Ha venduto il Grifone. Venerdì 9 la firma del contratto definitivo.

La sorpresa è stata tanta. I perché pure. La ragione ufficiale è stata “perché era stanco delle polemiche e cattiverie che gli cadevano addosso ogni giorno”. Potrebbe essere la verità.

Vivere in un ambiente stabilmente contro non è certamente la migliore condizione per il lavoro. Valutando quel poco che si può intuire, più che conoscere, all’ex presidente non calza questo vestito. È sembrato battagliero, deciso e con un carattere a cui non mancano gli strumenti per accettare la sfida, anzi per rilanciarla.

Ma è una supposizione esterna il cui valore è quasi zero anche se la frase “me ne frego” letta sui manifesti della campagna abbonamenti resta indicativa.

Lo scossone è stato fortissimo, una scossa del nono grado della scala Mercalli, che lascia intorno rovine e calcinacci. L’organigramma è destinato a mutare ancora. Profondamente. Tutto si azzera, tutto riparte con Salvatore Guida al volante.

Arrivando allo spogliatoio è umano che il terremoto abbia creato qualche preoccupazione ma Petritola interviene così: «Teniamo la situazione sotto controllo e seminiamo tranquillità».

Probabilmente sabato ci terrà la conferenza stampa di presentazione del nuovo primo dirigente, che sarà presente domenica allo Zecchini.

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