Cultura a Grosseto, quattro enti gestiscono musei, teatri e mura: il dibattito sulla governance | MaremmaOggi Skip to content

Quattro enti, tre consigli di amministrazione e nessuna regia: il caso della cultura a Grosseto

Con l’arrivo della Casa della Musica, del nuovo Cassero senese e del Museo del Buttero, torna centrale una domanda: chi coordina davvero il sistema culturale grossetano? Mauro Papa e Grosseto Città Aperta aprono il confronto
La cultura a Grosseto, la riflessione di Mauro Papa e il convegno del 20 giugno
La cultura a Grosseto, la riflessione di Mauro Papa e il convegno del 20 giugno

GROSSETO. Negli ultimi anni Grosseto ha investito molto nella cultura. Lo ha fatto recuperando spazi storici, sostenendo musei e teatri e intercettando finanziamenti importanti, compresi quelli del Pnrr. E dimostrando anche di avere visione, cercando di conquistarsi il prestigioso titolo di Città capitale della cultura. Poi quella visione pare esser stata persa per strada.

La città può contare su un patrimonio culturale che molte realtà delle stesse dimensioni non possiedono: le mura medicee, il Museo archeologico e d’arte della Maremma, il Museo di storia naturale, il Polo culturale Le Clarisse, due teatri storici e una biblioteca che rappresenta uno dei simboli della vita culturale cittadina.

A tutto questo si aggiungeranno presto una Casa della Musica, il nuovo Cassero senese restaurato e il Museo del Buttero ad Alberese.

Il meraviglioso tetto del Cassero e l'ultimo piano recentemente restaurati
Il meraviglioso tetto del Cassero e l’ultimo piano recentemente restaurati

Una crescita importante.

Eppure, accanto alla soddisfazione per le nuove aperture, emerge una domanda che finora è rimasta quasi sempre sullo sfondo: chi gestirà tutto questo patrimonio? Chi coordinerà le attività? Chi programmerà eventi e mostre?

E soprattutto: esiste una visione culturale unitaria per la Grosseto dei prossimi dieci anni?

Perché a gestire tutto questo ci sono 4 soggetti, 4 Cda, 28 persone che, spesso, non dialogano fra loro. Con decisioni che sono leggibili solo facendo accesso diretto agli atti stessi in Comune.

Un poltronificio senza senso che poco importa se per la maggior parte è senza compenso perché la gestione di settore così imponente ha comunque ricadute importanti, anche se non dirette.


 

Un sistema costruito nel tempo

La situazione attuale è il risultato di scelte amministrative stratificate negli anni. Non esiste un unico soggetto che governa l’intero sistema culturale cittadino. Le competenze sono distribuite tra diversi enti e organismi.

L’assessorato alla cultura gestisce direttamente la Biblioteca Chelliana, il Teatro degli Industri e il Museo archeologico e d’arte della Maremma. E l’Università, con un suo Cda.

La Fondazione Grosseto Cultura si occupa invece del Museo di storia naturale, dell’Istituto musicale Palmiero Giannetti e del Polo culturale Le Clarisse.

Il Teatro Moderno è affidato a Sistema srl, società partecipata del Comune che svolge anche altri servizi pubblici.

Le mura medicee e il Cassero fanno invece riferimento all’Istituzione Le Mura.

Una struttura articolata che, secondo alcuni, garantisce specializzazione. Secondo altri rischia invece di generare sovrapposizioni, dispersione di risorse e totale mancanza di coordinamento.

La domanda che pone Mauro Papa

Da questa riflessione nasce l’intervento che Mauro Papa, direttore del Polo culturale Le Clarisse e del Museo Luzzetti, porterà il 20 giugno nell’ambito dell’iniziativa promossa da Grosseto Città Aperta.

«Ha senso avere quattro soggetti distinti – un assessorato, una fondazione di diritto privato, una società in house e un’istituzione interna – che gestiscono musei, teatri e mura senza un reale coordinamento tra gli organi direttivi?».

Papa pone una questione che va oltre la polemica politica.

«Questa frammentazione è il frutto di una strategia o di una serie di decisioni contingenti accumulate nel tempo? Esistono modelli più efficienti, più trasparenti e più capaci di valorizzare davvero il patrimonio grossetano ed aprire una nuova stagione per le politiche culturali della nostra città?».

Domande che arrivano proprio mentre la città si prepara ad ampliare ulteriormente la propria offerta culturale.

I nuovi spazi e il nodo delle risorse

La questione diventa ancora più attuale guardando alle opere in fase di realizzazione.

La Casa della Musica, il Cassero restaurato e il Museo del Buttero rappresentano nuove opportunità per Grosseto e il suo territorio.

Ma ogni nuova struttura richiederà personale, programmazione, manutenzione e risorse economiche. Per questo la discussione non riguarda soltanto gli edifici. Riguarda la sostenibilità del sistema nel suo complesso.

Chi aprirà questi spazi? Con quali fondi saranno gestiti? Come saranno collegati ai musei e ai teatri già esistenti?

Sono interrogativi che oggi non hanno ancora trovato una risposta pubblica e condivisa.

Grosseto Città Aperta: «È un tema amministrativo e politico»

Anche Grosseto Città Aperta insiste sul fatto che il dibattito non debba essere interpretato come un attacco alle persone che lavorano nelle strutture culturali.

«Non si tratta di una critica alle singole persone che lavorano in queste strutture, spesso con competenza e dedizione, ma di una valutazione di sistema».

Secondo l’associazione, in molte città italiane di dimensioni simili il tema della governance culturale è stato affrontato attraverso processi di razionalizzazione, con l’obiettivo di eliminare duplicazioni, mettere in rete le risorse e rendere più leggibili gli obiettivi ai cittadini.

A Grosseto, sostengono, questo confronto non è mai stato sviluppato fino in fondo.

Il caso delle Mura

L’Istituzione Le Mura, a conti fatti, cosa fa? Davvero serve un’istituzione per organizzare, di fatto, solo il Babbo Natale al Cassero? Le nostre Mura, bellissime, uniche, simili a quelle di Lucca, e Lucca ne ha fatto il principale tema di attrazione del turismo in città, sono davvero valorizzate?

Anni fa fu fatto un Masterplan per riorganizzarle e renderle più fruibili. È finito a prendere polvere in qualche cassetto (qui il nostro articolo, del 2021). I lavori al Maiano non sono ancora finiti (qui il nostro articolo, del 2023), la terrazza dello stesso viene usata, al massimo, per fare un po’ di pilates. E il bando per le troniere? Forse è nello stesso cassetto del Masterplan, sotto la stessa polvere. E sono passati parecchi anni. Mentre La Buca è chiusa da anni, lo stesso Pappagone. Locali storici, viene tristezza a vedere quei portoni sbarrati e ormai cadenti.

Intanto nell’area più grande accanto alle Mura stesse, agli Arcieri, giacciono inanimate e anche rugginose centinaia di auto, alcune ferme lì da mesi, su una pavimentazione improponibile e spaccata in più punti. Un percorso a ostacoli in un parcheggio che è provvisorio da 20 anni e che potrebbe essere usato per spettacoli, proprio quelli che non entrano in piazza Dante. Che ha grossi limiti di capienza.

Il parcheggio (provvisorio) degli Arcieri
Il parcheggio (provvisorio) degli Arcieri

Peraltro, per motivi che facciamo fatica a capire, l’Istituzione fa riferimento non al dirigente alla Cultura (Felice Carullo) ma a quello al settore programmazione economica (Nazario Festeggiato) che, va detto, avrebbe ben altro di cui occuparsi.

Il caso della mostra al Maam

E Grosseto Città Aperta punta il dito anche sulla mostra di design che apre al Maam in questi giorni: «Bene che si faccia qualcosa sia chiaro – dice Carlo De Martis – ma è normale che per il terzo anno consecutivo il Cda di Fondazione Grosseto Cultura voti l’organizzazione di una mostra organizzata, nel suo settore professionale, da un membro del Cda stesso? Lo fa gratis, ma anche in questo c’è molto da riflettere».

Un dibattito che riguarda il futuro della città

Al di là delle appartenenze politiche, la questione aperta da Mauro Papa e da Grosseto Città Aperta tocca un tema destinato a diventare centrale nei prossimi anni.

Perché la sfida non sarà soltanto costruire o restaurare nuovi contenitori culturali. La sfida sarà farli vivere. Riempirli di contenuti. Metterli in relazione tra loro. Costruire un’identità culturale riconoscibile e attrattiva per residenti, studenti e turisti.

Il confronto del 20 giugno potrebbe rappresentare l’inizio di una discussione che Grosseto, forse, avrebbe dovuto aprire già da tempo.

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